Donadel e la MLS: “Qui si pensa allo spettacolo. In Italia…”

Da quando è sbarcato nella Mls con la maglia dei Montreal Impact, Marco Donadel sta diventando molto più americano di quanto di possa pensare. “Qui sono bravissimi a creare spettacolo attorno al calcio”.

Fonte: inter.it
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E con questa frase ha quasi riassunto tutto quello c’è da dire sul “soccer”, come lo chiamano negli States. “In Italia tutto è un pretesto per fare polemica – racconta Marco Donadel a gianlucadimarzio.com – mentre qui tutto si vive come uno spettacolo. Pensa che quando c’è un fallo o un calcio d’angolo, l’azione viene subito riproposta sul maxi schermo e l’arbitro ha anche la possibilità di rivederla”. Davvero? “Proprio sabato sera mi è capitato di far presente all’arbitro che la mia ammonizione era inesistente e gli ho detto: ‘guarda lì – indicando il lo schermo gigante – non l’ho proprio toccato’”.

Un salto non da poco per uno abituato alla Serie A. “Certo, c’è anche un buon calcio, ma il ritmo è basso e giocare contro una squadra italiana tutta un’altra storia”. E poi c’è tutto quello che gira attorno al soccer. “Prima di un match di Mls le telecamere stanno negli spogliatoi per mezzora, e a fine partita si aprono le porte e tutti i giornalisti possono entrare e fare interviste a chi vogliono, anche mentre ci facciamo la doccia”. Tutto gira attorno all’evento e il marketing la fa da padrone. Anche se l’aspetto più caratteristico è dato dai risultati. “Qui ogni cosa dipende dalla piazza, perché la gente viene a prescindere da come va la squadra. E’ tutto incentrato sull’evento: gli sponsor chiamano a casa le famiglie, le invitano a partecipare. Sempre con l’obiettivo di riempire lo stadio e fare spettacolo”. E se perdi poco importa. “Conta solo vincere perché non ci sono retrocessioni. Qui stanno creando un business a tutti gli effetti che però in un certo senso taglia fuori le piccole piazze. Se vuoi tifare per una squadra di Mls devi tifare per quelle 20 o 22”. Un sistema che privilegia soprattutto l’aspetto economico. “Se penso al Chievo o all’Avellino… qui non potrebbero mai arrivare a giocare in Mls. Perché non c’è un sistema di promozioni e retrocessioni e si privilegia solo l’aspetto economico. Quest’anno Orlando e New York City hanno pagato più di 100 milioni di dollari per iscriversi al campionato”.

Tutt’altra cosa rispetto all’Italia, ma il futuro del calcio sembra essere a stelle e strisce. “Sono convinto che tra massimo 10 anni questa sarà una delle leghe più importanti del mondo. Perché gli americani se si mettono in testa una cosa, alla fine riescono a portarla avanti e lo fanno anche nella maniera migliore”. Anche gli allenamenti sono ben organizzati perché tutti fanno il loro dovere. “I calciatori sono visti soprattutto come dei dipendenti di un’azienda e per questo nessuno si tira indietro quando c’è da fare una cosa prevista dal contratto”.

Senza dimenticare la qualità della vita. “Io vivo in Canada, certo, ma praticamente sono negli Stati Uniti. Montreal è una città molto europea con una grossissima comunità italiana e quindi per me l’ambientamento è stato facilissimo”.

L’altra sera la sfida con Kakà, ma mentre finisco la domanda Marco mi interrompe. “Aspetta un attimo. Adesso sono sul divano e sto vedendo le finali dei campionati universitari di basket. Non puoi capire che spettacolo. Vanno a 300 all’ora. Si gioca una partita secca e chi vince va avanti. C’è tutta la nazione che scommette su queste partite e i ragazzi sanno che per loro, forse, sarà l’unica occasione per farsi vedere da un top club di Nba”. Ecco perché Marco si sta già innamorando del mondo U.S.A., ma poi si ricorda della mia domanda… “Ho parlato un po’ con Kakà durante la partita perché mi ha chiesto come andava con l’inglese. Lui conosce solo portoghese ed id italiano, ma gli ho detto che con quei piedi che si ritrova basta che faccia parlare loro”.

Mentre Marco Donadel l’inglese lo sta imparando. “Abbiamo avuto due giorni di riposo e molti dei miei compagni hanno preso un aereo per andare in giro, ma io ho preferito rimanere a casa per fare qualche lezione in più e perfezionare la lingua”. E allora: Why Montreal? “Ho fatto due settimane di prova qui prima di accettare. Mi avevano invitato per farmi vedere le strutture e tutto. E’ una società in stile Milan, ci tengono al fatto che ogni calciatore sposi il progetto e sia motivato al 100%”. Colpo di fulmine a tutti gli effetti. “Forse se avessi avuto una possibilità di restare a Verona dove la mia famiglia si trovava benissimo, sarei rimasto in Italia, ma stando così le cose ho pensato anche al futuro delle mie figlie che adesso cresceranno qui imparando anche inglese e francese”.

A proposito delle figlie, c’entrano qualcosa con la scelta del numero 33? “Non sono mai stato legato ai numeri di maglia. Ogni anno cambiavo numero fino a quando non sono arrivato a Firenze e mi sono affezionato al 4. Poi una volta qui ho pensato alle mie figlie che erano 2 e poi è nata terza… così ho scelto il 33 proprio per loro”. Con questa maglia sulle spalle, però, c’è anche la possibilità di andare a vincere la Champions americana. “Sarebbe davvero incredibile. E’ un po’ come sei il Basilea arrivasse in semifinale di Champions. Le squadre messicane e centroamericane sono sempre più preparate rispetto a noi. Il miracolo lo abbiamo fatto ai quarti di finale contro i messicani e adesso, dopo il 2-0 all’andata in semifinale, ci andiamo a giocare tutto in Costarica”. In caso di vittoria si potrà festeggiare con una canzone scelta proprio da Marco. “Ad inizio stagione mi hanno chiesto varie cose e tra queste anche una lista di 30 canzoni. Non capivo a cosa servissero ma poi… ho scoperto che ogni tanto le mettono allo stadio e sul maxi schermo esce scritto “canzone preferita da Donadel”. Succede soprattutto quando fai gol, cosa che a me ancora non è successa”.

E allora in bocca al lupo. Non ti chiediamo quale brano hai scelto perché vogliamo scoprirlo insieme sul maxi schermo dello stadio Olimpico di Montreal.

Fonte: gianlucadimarzio.com

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