Liga, bentornato al Real Betis: il derbi sevillano è pronto a riaccendersi

19 Maggio 2014, siamo al “Sadar” di Pamplona dove si affrontano, nell’ultima giornata della Liga 2013-14, Osasuna e Real Betis. Il match finisce 2-1 per i padroni di casa ma entrambe le squadre salutano la massima serie spagnola retrocedendo in Segunda Divison.

Fonte: Cedric Ramirez (Flickr)
Fonte: Cedric Ramirez (Flickr)

Adesso, un anno dopo, le due squadre vivono momenti diametralmente opposti nella Serie B spagnola: se da un lato, infatti, l’Osasuna rischia la retrocessione in Segunda Division B, la terza serie iberica, il Real Betis vive un grandissimo momento coronato appena due settimane fa con il ritorno in Liga dopo un purgatorio indolore.

La storia del Real Betis è centenaria: il club, uno dei più antichi dell’intera Spagna, venne fondato nel 1907 da un gruppo di studenti che fondarono il “Sevilla Balompié”, diventando nel 1914 il “Real Betis Balompié” data la fusione con il “Betis Foot-ball Club”. Sin dai primi anni di vita, il Real Betis raggiunse importanti risultati e, alla fondazione della Liga, divenne la prima squadra andalusa a raggiungere la massima serie, ad appena 25 anni dalla sua fondazione, e a vincerlo nella stagione 1934-35 con in panchina l’irlandese Patrick O’Connell, poi diventato tecnico del Barcellona. Dopo il successo in campionato, il Real Betis visse una pesante crisi complice la guerra civile in Spagna che provocò un periodo buio, in cui i Béticos giocarono in Terzera Division e dal quale si ripresero soltanto quando un certo Benito Villamarin, al quale adesso è dedicato lo stadio del Betis, prese in mano la squadra dal 1958 al 1966 riportandola agli antichi splendori.

Passano gli anni e il Betis vive sempre delle stagioni altalenanti con retrocessioni e risalite, conquistando alcuni trofei come la prima Coppa del Re contro l’Athletic Bilbao e raggiungendo la prima partecipazione ad una competizione europea (la Coppa delle Coppe) fino ad arrivare alla passata stagione in cui, nonostante la retrocessione, visse uno dei momenti più emozionanti della sua stagione: lo scontro in Europa League contro i rivali del Siviglia. Andata il 13 marzo al Sanchez Pizjuan, vince il Betis espugnando il campo dei sevilistas per 2-0 ma al ritorno, sette giorni dopo, arriva la furiosa reazione degli uomini di Emeri che vincono per 2-0, portando la partita fino ai calci di rigore dove ha la meglio il Siviglia.

Nonostante la sconfitta, quella è stata una delle più belle pagine della storia del Betis così come questa stagione in Segunda Division: un campionato altalenante per il Glorioso che dopo un inizio incerto (ottavi a novembre con Julio Velazquez in panchina) ha ingranato la marcia giusta solo con l’arrivo di Pepe Mel compiendo una grande rimonta fino ad arrivare al primo posto trascinato dalle 32 reti di Ruben Castro, capocannoniere del campionato eguagliando il record di Quini della stagione 69-70, e mettendo in mostra il giovane classe ’96 Dani Ceballos adesso corteggiato da mezza Europa. Una settimana fa il giorno più bello di questa stagione per il Betis: siamo al “Benito Villamarindavanti a quasi 49mila spettatori pronti ad assistere al match contro l’Alcorcon. Tutto in scioltezza per gli uomini di Pepe Mel, 3-0 con la doppietta di Ruben Castro (neanche a dirlo) e al goal di capitan Molina che fa esplodere di gioia i tanti tifosi e sancisce l’inizio della festa.

In fondo il Betis non è soltanto una squadra, è una vera e propria religione per tutti i suoi tifosi e perché, come scriveva il poeta Joaquin Romero Murube, Il Betis si costruì un morale indistruttibile a prova di sconfitte... però invece di adottare questa inesplicabile rinuncia che abbiamo applicato, per nostra disgrazia, a tante avversità -quella di stringerci le spalle invece di stringerci il cuore-, il Betis, dopo l’ecatombe, combatteva ogni pomeriggio con maggiore entusiasmo per la conquista della sua gloria”.

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