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	<title>Calciomercato e news - Soccer Magazine &#187; Che fine ha fatto&#8230;?</title>
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	<description>Notizie di calcio e calciomercato 24 ore su 24</description>
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		<title>Che fine ha fatto&#8230;Hugo Maradona, il fratello del &#8220;Pibe de Oro&#8221; raccomandato all&#8217;Ascoli</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jun 2012 08:49:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Aiello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Che fine ha fatto...?]]></category>
		<category><![CDATA[Ascoli]]></category>
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		<description><![CDATA[Questo venerdì, per la rubrica "Che fine ha fatto?" parleremo di Hugo Maradona, fratello minore di Diego che fu una meteora nell'Ascoli]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le vie del mercato sono infinite. Quanti giocatori hanno messo una buona parola con le varie società per un amico o per un compagno di squadra in nazionale?</p>
<div id="attachment_71994" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.soccermagazine.it/roma/che-fine-ha-fatto-renato-il-latin-lover-che-non-fece-innamorare-roma-71992/attachment/423308_10150578377093935_558123934_8961296_53672370_n/" rel="attachment wp-att-71994"><img class="size-medium wp-image-71994" src="http://www.soccermagazine.it/wp-content/uploads/2012/05/423308_10150578377093935_558123934_8961296_53672370_n-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" title="Che fine ha fatto...Hugo Maradona, il fratello del Pibe de Oro raccomandato allAscoli" /></a><p class="wp-caption-text">(C) Soccermagazine.it</p></div>
<p>Questa settimana per la rubrica <strong><em>&#8220;Che fine ha fatto&#8221;</em></strong> parleremo di Maradona. Non <strong>Diego Armando Maradona</strong>, il giocatore più forte di tutti i tempi, ma di <strong>Hugo Hernan Maradona</strong>, fratellino più piccolo del mitico numero 10 del Napoli. Il giovane Hugo, si fece notare in una partita amichevole, grazie ad una doppietta, da degli osservatori dell&#8217;Ascoli, che subito fiutarono l&#8217;affare. Addirittura un giornalista argentino affermò che: &#8220;<strong><em>Hugo Maradona potrebbe diventare più forte di Diego, hanno solo una cosa diversa: uno tira di destro e l&#8217;altro di sinistro&#8221;</em></strong>. Una presentazione di tutto rispetto, ma Hugo aveva alle spalle appena 19 presenze nell&#8217;<strong>Argentinos Juniors</strong> con un solo gol, ma ciò non scoraggia la dirigenza di ascolana che, con l&#8217;aiuto economico del Napoli sotto (si vociferava) di un ricatto di <strong>Diego Maradona</strong>, porta a casa il giovane campioncino. Risultato? <strong>Solo 3 presenze da titolare con la maglia numero 10 e tantissime partite da ectoplasma, con prestazioni non degne del suo cognome. </strong>Dopo la prima stagione, l&#8217;Ascoli lo scaricò tra l&#8217;indifferenza generale e lui emigrò in <strong>Spagna</strong>, al <strong>Rayo Vallecano</strong>, e poi <strong>Giappone</strong>, patria di tutti i &#8220;bidoni&#8221; e &#8220;meteore&#8221; dei vari campionati. <strong>Ma che fine ha fatto Hugo Maradona?</strong> Ha preso il patentino di allenatore, dopo essersi ritirato dal calcio nel 1997. Nella stagione <strong>2004-2005</strong> ha allenato il <strong>Puerto Rico Islanders</strong> e attualmente è commentatore per una tv sportiva negli <strong>Emirati Arabi</strong>.</p>
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		<title>Che fine ha fatto&#8230;Calderon, il &#8220;pacco&#8221; costato sette miliardi di lire</title>
		<link>http://www.soccermagazine.it/napoli/che-fine-ha-fatto-calderon-il-pacco-costato-sette-miliardi-di-lire-82511/</link>
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		<pubDate>Fri, 22 Jun 2012 09:42:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Aiello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Che fine ha fatto...?]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[che fine ha fatto]]></category>

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		<description><![CDATA[Che fine ha fatto: Jose Luis Calderon, meteora negativa sulla città di Napoli]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se ne parlava da tempo, per gran parte della sessione estiva che si affacciava alla stagione <strong>97/98</strong>, ma non convinceva il popolo napoletano. <strong>Josè Luis Calderon</strong>, soprannominato<strong> &#8220;El Caldera&#8221;</strong>, sembrava il gran colpo del mercato del <strong>Napoli</strong>costato ben 7 miliardi di lire.</p>
<div id="attachment_71994" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.soccermagazine.it/roma/che-fine-ha-fatto-renato-il-latin-lover-che-non-fece-innamorare-roma-71992/attachment/423308_10150578377093935_558123934_8961296_53672370_n/" rel="attachment wp-att-71994"><img class="size-medium wp-image-71994" src="http://www.soccermagazine.it/wp-content/uploads/2012/05/423308_10150578377093935_558123934_8961296_53672370_n-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" title="Che fine ha fatto...Calderon, il pacco costato sette miliardi di lire" /></a><p class="wp-caption-text">(C) Soccermagazine.it</p></div>
<p>Come detto, non convinceva molto il pubblico e la società partenopea ma <strong><em>Passarella</em></strong>, allora commissario tecnico dell&#8217;Argentina, lo fece giocare molte partite da titolare in Coppa America (seppur con risultati disastrosi qualche volta) e convinse l&#8217;allora presidente del Napoli, <strong>Corrado Ferlaino</strong>, ad acquistarlo per &#8220;soli&#8221; <strong>7,5 miliardi di lire</strong>, offerta unica in tutti i sensi, visto che non c&#8217;era da battere nessun&#8217;altra squadra. Appena atterrato sotto l&#8217;ombra del <strong>Vesuvio</strong> l&#8217;attaccante argentino si fece riconoscere per una dichiarazione alquanto spavalda e, in una piazza come Napoli, molto fuori luogo vista la passione viscerale con il quale vive il calcio la città: <strong>&#8220;<em>Io quest’anno in Argentina ho fatto trentuno reti. Angelillo qui ne fece trentatre’? Si ha sempre il dovere di inseguire i record. Ma a me trenta basterebbero&#8221;</em></strong>. Per intenderci, Angelillo, segnò in una sola stagione 33 reti, un <strong>Cavani</strong> d&#8217;altri tempi, per intenderci. Nessuno credeva in lui nella società, si dava la colpa alla &#8220;saudade&#8221; e alla preparazione atletica tanto che <strong>Luigi Pavarese</strong>, allora ds dei partenopei, riguardo ad una sua eventuale cessione già in estate commentò così: <strong>&#8220;</strong><em><strong>Non lo cediamo, c’e’ la fiducia della societa’. Crediamo in lui. E glielo abbiamo detto&#8221;</strong>. </em>Fatto sta che il &#8220;promettente&#8221; attaccante argentino totalizzò un totale di <strong>6 presenze</strong> in maglia azzurra senza mai timbrare il tabellino con una sua rete. Una piccola, impercettibile traccia di <strong>Calderon</strong> c&#8217;è: un suo gol al <strong>Leffe</strong> (per intenderci, l&#8217;Albinoleffe di oggi) in precampionato. Poi, nulla più. A gennaio venne ceduto, di corsa, all&#8217;<strong>Indipendiente. Ma che fine ha fatto l&#8217;attaccante che ha deluso la città del sole e del mare?</strong> Calderon ha conseguito il patentino di allenatore in Argentina, dopo essersi ritirato dal calcio all&#8217;età di 39 anni, e a Marzo, è stato esonerato dal <strong>Gimnasia y Esgrima de Jujuy</strong>, squadra che milita nella <strong>Serie B argentina.<br />
</strong></p>
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		<title>Che fine ha fatto&#8230; Davide Succi, il cigno che non riesce a volare</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 12:05:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Aiello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Che fine ha fatto...?]]></category>
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		<description><![CDATA[Questa settimana per la rubrica "Che fine ha fatto..?" vi parleremo di Davide Succi, attaccante di belle speranze non ancora sbocciato del tutto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa settimana per la rubrica &#8220;Che fine ha fatto..?&#8221; vi parleremo di <strong>Davide Succi, giovane attaccante ora in forza al Padova.</strong> <strong>Prima punta fisica, classe 81&#8242;, ha militato in molte squadre senza però lasciare traccia</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_71994" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.soccermagazine.it/roma/che-fine-ha-fatto-renato-il-latin-lover-che-non-fece-innamorare-roma-71992/attachment/423308_10150578377093935_558123934_8961296_53672370_n/" rel="attachment wp-att-71994"><img class="size-medium wp-image-71994" title="Che fine ha fatto... Davide Succi, il cigno che non riesce a volare" src="http://www.soccermagazine.it/wp-content/uploads/2012/05/423308_10150578377093935_558123934_8961296_53672370_n-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">(C) Soccermagazine.it</p></div>
<p>Nasce calcisticamente nel Milan, dove venne notato dagli scout rossoneri e subito portato in primavera dove vinse il Torneo di Viareggio nel 1999. Subito dopo venne acquistato dal Chievo in serie B dove, però, non riuscì ad emergere:<strong> Lucchese, Padova, Como e Spal</strong> sono le sue squadre durante gli anni di contratto con la squadra di Verona. Nel 2004, però, riuscì ad esordire in A in un <strong>Brescia-Chievo</strong> a 2 minuti dalla fine. La sua carriera a <strong>Verona</strong> terminò definitivamente dopo il passaggio alla <strong>Lucchese</strong>, nel 2005. Dopo un brevissimo intermezzo nella squadra toscana venne acquistato dal <strong>Ravenna</strong> dove, in due anni di C (ora <strong>Lega Pro</strong>), conquista il suo pubblico con <strong>42 reti</strong>. Ma la svolta arriva in <strong>Coppa Italia</strong> durante un <strong>Palermo-Ravenna: l&#8217;attaccante si rese protagonista con una doppietta che eliminò il Palermo</strong> e da lì l&#8217;acquisto da parte della società di Zamparini. Il suo acquisto sembrava molto azzardato e infatti si rivelò un flop: dopo pochi mesi venne ceduto in prestito al <strong>Padova</strong>, dopo un&#8217;esperienza nella sua Bologna. E ora? Che fine ha fatto il <strong>&#8220;cigno&#8221; (soprannome datogli dai compagni di squadra durante l&#8217;esperienza al Ravenna)?. </strong>Tutt&#8217;ora è un calciatore del Padova, tornato da poco in campo dopo il grave infortunio che lo colpì circa un anno fa <strong>(rottura del tendine d&#8217;Achille della gamba sinistra in seguito ad uno scontro di gioco)</strong>. Il 25 marzo, però, l&#8217;attaccante torna al gol con la maglia biancorossa che sancì la vittoria per 0-1 in trasferta contro il Vicenza. Il cigno di belle speranze è finalmente pronto a volare?</p>
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		<title>Che fine ha fatto&#8230; Renato, il latin lover che non fece innamorare Roma</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 07:04:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Aiello</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per la rubrica "Che fine ha fatto..?" questa settimana ci concentreremo su Renato Portaluppi, esterno brasiliano di belle speranze approdato senza successo in quel di Roma]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Torna la rubrica <strong>&#8220;Che fine ha fatto&#8230;?&#8221;</strong>.</p>
<p><a href="http://www.soccermagazine.it/roma/che-fine-ha-fatto-renato-il-latin-lover-che-non-fece-innamorare-roma-71992/attachment/423308_10150578377093935_558123934_8961296_53672370_n/" rel="attachment wp-att-71994"><img class="alignleft size-medium wp-image-71994" style="border-style: initial;border-color: initial;float: left;border-width: 0px" src="http://www.soccermagazine.it/wp-content/uploads/2012/05/423308_10150578377093935_558123934_8961296_53672370_n-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" title="Che fine ha fatto... Renato, il latin lover che non fece innamorare Roma" /></a></p>
<p><strong>Questa settimana ricorderemo l&#8217;esterno brasiliano che arrivò nel la stagione <strong>88-89</strong> alla <strong>Ro</strong>ma</strong> di <strong>Niels Liedholm</strong>: <strong>Renato Portaluppi detto Renato</strong>. Era il prodotto più puro del calcio brasiliano, un esterno dalle belle promesse, però mai mantenute. Arrivò in Italia con un palmarés di tutto rispetto: l&#8217;anno prima, infatti, vinse la Coppa Libertadores e la Coppa Intercontinentale. <strong>Allora perchè sbagliò nella capitale? Qualcuno parla di &#8220;saudade&#8221;, altri invece dicono che pensava più alle donne che al campo.</strong> Infatti, Renato, in Brasile era considerato un vero e proprio latin lover. Al suo arrivo in Italia i<strong>l &#8220;Guerin Sportivo&#8221; gli dedicò la prima pagina che recitava &#8220;Re Nato&#8221;</strong>, a sottolineare come questo giocatore avrebbe trascinato la Roma a vincere lo scudetto (quell&#8217;anno conquistato dall&#8217;<strong>Inter</strong> di <strong>Trapattoni</strong>). Proprio il Guerin Sportivo pubblicò un&#8217;intervista ai romani che evidenziava uno slogan che incitava al nome dell&#8217;asso brasiliano: <strong>&#8220;Forza Roma, Portaluppi, so finiti i tempi cupi&#8221;.</strong> <em>&#8220;Quanti gol segnerò? Finora, in Brasile, in due stagioni ne ho segnati 25, qui punto a migliorarmi&#8221;.</em> <strong>Risultato? 0 gol segnati in 23 presenze con la maglia giallorossa.</strong> Dopo l&#8217;esperienza nella capitale tornò al mittente, in quel <strong>Flamengo</strong> che lo riabbracciò quasi fosse un eroe. <strong>Ma ora? Che fine ha fatto Renato?</strong> Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo nel 1999, il brasiliano guida <strong>l&#8217;Atletico Paranaense</strong> dallo scorso anno, dopo tante esperienze e parecchi esoneri nel <strong>Madureira</strong> (00-01), <strong>Fluminense</strong> (02-03/07-08 e 09), <strong>Vasco da Gama</strong> (05-07/08-09), <strong>Bahia</strong> (10), <strong>Gremio</strong> (10-11). <strong>Il classico brasiliano con la saudade, o un vero e proprio &#8220;pacco&#8221;?</strong></p>
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		<title>Che fine ha fatto&#8230; Fabio Junior, l&#8217;&#8221;Uragano&#8221; che non fu nemmeno brezza</title>
		<link>http://www.soccermagazine.it/roma/che-fine-ha-fatto-fabio-junior-luragano-che-non-fu-nemmeno-brezza-55003/</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Mar 2012 16:19:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Naccari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quinto appuntamento con la rubrica "Che fine ha fatto?", che parla oggi di Fabio Junior, il "Ronaldo bianco" che oggi fatica a trovare spazio nella B brasiliana.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>Io sono io e non posso pensare agli altri. Si parla troppo di Montella e ci si dimentica di me. </em></p>
<div id="attachment_52446" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.soccermagazine.it/ultime-news/che-fine-ha-fatto-enyinnaya-da-giustiziere-a-giustiziato-52432/attachment/che_fine_ha_fatto2/" rel="attachment wp-att-52446"><img class="size-medium wp-image-52446" src="http://www.soccermagazine.it/wp-content/uploads/2012/02/che_fine_ha_fatto2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" title="Che fine ha fatto... Fabio Junior, lUragano che non fu nemmeno brezza" /></a><p class="wp-caption-text">© SoccerMagazine</p></div>
<p><em>Che non sono proprio l&#8217; ultimo arrivato. Anzi, lo dico senza mezzi termini: il miglior attaccante brasiliano in circolazione sono io (&#8230;). Capisco anche le eventuali perplessità della gente: sinora i tifosi mi hanno visto davvero poco. Ma il tempo dirà che non sono stato pagato troppo e che ho le carte in regola per affermarmi anche a Roma</em>&#8221; Leggendo queste parole penserete si stia parlando di un giocatore strabiliante, fantasmagorico, insomma, uno che lascia il segno. E Fabio Junior il segno a Roma l&#8217;ha lasciato, non certo però in positivo. <strong>Arrivato come il &#8220;Ronaldo bianco&#8221;, e cacciato via a pedate, egli rimane a tutti gli effetti uno dei bidoni più grossi della storia della squadra della Capitale.</strong> Arrivato nelle file giallorosse per 30 miliardi, nonostante Zeman avesse espressamente richiesto Andrij Shevchenko, più che Uragano, così come venne acclamato, con 16 presenze e 4 reti in due anni lascio Trigoria da lieve brezza. Anche negli anni successivi, nei campionati più disparati, non ebbe molto successo. <strong>Arriva fino in Giappone, dopo una lunga permanenza in Brasile e una disastrosa parantesi al Vitoria Setubal, ma non lascia mai veramente il segno. Fallite anche gli ultimi banchi di prova come Bochum e Hapoel Tel Aviv, torna in Brasile dove fatica a trovare spazio nelle serie inferiori brasiliane.</strong> Eh sì, Fabio Junior fu proprio un Urugano, un uragano di ilarità.</p>
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		<title>Che fine ha fatto&#8230; Taribo West, il primo vero atleta di Dio</title>
		<link>http://www.soccermagazine.it/inter/che-fine-ha-fatto-taribo-west-il-primo-vero-atleta-di-dio-53739/</link>
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		<pubDate>Fri, 02 Mar 2012 13:40:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Naccari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che fine ha fatto... Taribo West?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi non si ricorda Taribo West? Indimenticabile. Ne ha certamente un ricordo indelebile <strong>Andrej Kanchelskis, </strong>centrocampista russo la cui carriera fu fortemente condizionata da un tackle di uno dei difensori più famosi dell&#8217;Inter.</p>
<div id="attachment_52446" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.soccermagazine.it/ultime-news/che-fine-ha-fatto-enyinnaya-da-giustiziere-a-giustiziato-52432/attachment/che_fine_ha_fatto2/" rel="attachment wp-att-52446"><img class="size-medium wp-image-52446 " src="http://www.soccermagazine.it/wp-content/uploads/2012/02/che_fine_ha_fatto2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" title="Che fine ha fatto... Taribo West, il primo vero atleta di Dio" /></a><p class="wp-caption-text">© SoccerMagazine</p></div>
<p>E la Curva Nord non dimenticherà facilmente il coro &#8220;<em>mangiali tutti, Taribo mangiali tutti&#8221;</em>, dedicatogli proprio per il suo stile di gioco non proprio da signorina. Una stagione, la prima all&#8217;Inter, degna di nota, nonostante si fosse conclusa con l&#8217;ormai epico scontro Iuliano-Ronaldo. Dall&#8217;anno successivo (1999) iniziano però i problemi per Taribo. Sulla panchina nerazzurra si siede infatti Marcello Lippi, che non vede in West un giocatore indispensabile, tanto da richiedere più e più volte il suo trasferimento. Celeberrimo il leggendario scambio di battute tra il difensore e il tecnico toscano, in occasione del quale West affermò che Dio lo voleva all&#8217;Inter, ma si sentì rispondere beffardamente: &#8220;<em>Strano, a me non ha detto niente…&#8221;.</em> La sua carriera non fu poi molto fortunata, dopo una disastrosa parentesi al Milan, Taribo girò mezzo mondo andò in Inghilterra nel <strong>Derby County</strong> e qualche anno dopo nel <strong>Plymouth</strong>, in Germania nel <strong>Kaiserslautern</strong>, in Serbia nel <strong>Partizan Belgrado</strong> e poi ancora lontano dall&#8217;Europa, tra gli arabi dell&#8217;<strong>Al-Arabi </strong>e infine nella madrepatria tra le fila dello <strong>Julius Berger</strong>. E ora che fa?  <strong>Pochi anni fa West ha palesato la sua intenzione a candidarsi come governatore di River State, la sua regione in Nigeria. </strong>Non si sa molto di preciso sulla sua vita extra calcistica, escluso qualche &#8220;cavillo&#8221; giudiziario. Dopo un&#8217;udienza a Milano, per l&#8217;accusa di falsificazione di un passaporto, nell&#8217;ormai lontano 2009, West dichiarò: &#8220;Il mio cuore batte forte per l&#8217;Inter&#8221;, e anche quello dei tifosi batte ancora forte per lui&#8230; &#8221;<em>Mangiali tutti, Taribo mangiali tutti&#8221;</em></p>
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		<title>Che fine ha fatto… Davala, da scapolo rossonero a imperatore tedesco</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Feb 2012 19:25:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Che fine ha fatto...?]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Ultime News]]></category>
		<category><![CDATA[che fine ha fatto]]></category>

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		<description><![CDATA[Storia di Ümit Davala, il centrocampista acquistato dal Milan ai tempi di Terim. Storia di fallimento e rinascita.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Settembre 2001, dal grande Galatasaray detentrice della Coppa UEFA e Supercoppa Europea battendo Arsenal e Real Madrid, arriva al Milan un calciatore promettente chiamato Umit Davala.<br />
<div id="attachment_52446" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.soccermagazine.it/ultime-news/che-fine-ha-fatto-enyinnaya-da-giustiziere-a-giustiziato-52432/attachment/che_fine_ha_fatto2/" rel="attachment wp-att-52446"><img src="http://www.soccermagazine.it/wp-content/uploads/2012/02/che_fine_ha_fatto2-300x200.jpg" alt="" title="Che fine ha fatto… Davala, da scapolo rossonero a imperatore tedesco" width="300" height="200" class="size-medium wp-image-52446" /></a><p class="wp-caption-text">© SoccerMagazine</p></div>Fortemente voluto da Terim, tecnico della squadra lombarda all&#8217;epoca, il Milan spese 5 milioni per aggregarlo nel gruppo del mister turco.</strong><br />
I tifosi, la società e i suoi compagni di squadra si aspettavano molto da lui, ma furono delusi. Solamente dopo 2 mesi, il Milan esonerò Terim e chiamò sulla panchina Carlo Ancelotti. <strong>Con Ancelotti, Umit non ebbe molto spazio, fu giudicato come un acquisto deludente e concluse la stagione solo con 10 presenze. Nell&#8217;estate del 2002, venne ceduto all&#8217;Inter tramite uno scambio con Dario Simic</strong>. Ma non esordi mai con i nerazzurri ed infatti fu spedito in prestito al Galatasaray. Concluse la stagione seguente con 23 presenze ed 1 gol, ma non bastarono per farlo riscattare dai turchi. Infatti si rivelarono i suoi bruttissimi rapporti con i giornalisti locali: il comune di Izrim, sua città natale, aveva deciso di intitolargli una strada, una troupe televisiva turca esagerò nel tentativo di intervistarlo. Umit, infuriato, cercò semplicemente di pestarli a sangue. Ed infine il comune di Izrim decise di non intitolargli più nulla. A toglierlo dall’imbarazzo di una convivenza con un sistema mediatico che lo odiava a morte ci pensò il Werder Brema. Ebbene, qui Umit riuscirà nell’impresa di vincere qualcosa di importante. La squadra tedesca, in quell’anno, vinse una coppa di Germania e il campionato. Davala, titolare fisso di quel Werder, verrà da tutti ricordato, più che per le sue prestazioni, per la foto-scandalo che lo pizzicò, totalmente ubriaco, abbracciato ad un compagno di squadra nudo, intento a sorridere ed a coprirsi i gioielli di famiglia con una bottiglia di spumante rigorosamente vuota. Ma se c’era un luogo dove il Werder lo riscatterà era da Milano, dall’Inter, e lo terrà fino al 2006 quando, causa un brutto infortunio all’anca, Umit Davala sarà costretto ad appendere gli scarpini al chiodo, accanto alle foto porno scattate durante i festeggiamenti dello scudetto 2003-2004.<br />
Per quanto riguarda la nazionale turca, anche lì Umit Davala ebbe i suoi alti e bassi: più alti che bassi a dire il vero, questo gli va riconosciuto. Nel giro nazionale dal lontano 1996, Umit era accusato di essere un raccomandato e di giocare solo per pressioni altrui. Il Mondiale di Corea e Giappone del 2002 era alle porte e per la Turchia si trattava di un evento storico. Infatti la seconda volta che questa nazionale riusciva a qualificarsi per la competizione mondiale dal 1954. L’allora allenatore della nazionale turca Senol Gunes, detto lo “Zoff della Turchia” per via dei suoi trascorsi da portiere, rischiò letteralmente la pelle per aver deciso di affidare il centrocampo a Umit. Per l’occasione il giocatore turco s’inventò un inquietante taglio di capelli alla mohicana, forse per contrastare l’orribile acconciatura di Ronaldo. Davala ebbe un diverbio da non poco con il suo compagno di nazionale Hakan Sukur. Senol Gunes, caricato a mille dalle sorprendenti vittorie della sua nazionale al mondiale, si fece scappare una promessa-bomba: in caso di vittoria col Giappone ed approdo in semifinale contro il Brasile, oltre ad un’auto nuova a testa, avrebbe aperto le porte del ritiro alle avvenenti e provocanti mogli dei calciatori. Non l’avesse mai detto. La profezia si avverò e Senol fu costretto a mantenere la promessa fatta. Questo fece letteralmente imbestialire il gruppo dei turchi cosiddetti “integralisti” i quali, con Sukur in testa, non potevano sopportare la presenza femminile in albergo, perché ciò avrebbe violato i precetti di Maometto. Umit protestò ed insieme al gruppo antagonista dei turchi “laici” rischiò di spaccare in due spogliatoio e mogli. Alla fine l’ebbe vinta Sukur: le donne furono alloggiate in un albergo a Tokyo. A parte questo incidente di percorso, quella nazionale entrò nella storia turca: non solo partecipò al mondiale dopo innumerevoli anni dalla prima volta, ma riuscì addirittura ad arrivare terza! La semifinale col Brasile significò la sconfitta, nonostante Umit avesse provato ad incendiare gli animi turchi rilasciando dichiarazioni guerrafondaie, come “dobbiamo battere il Brasile, sconfiggere la Germania in finale e vendicare le angherie che i nostri connazionali subiscono nei ghetti”. La Turchia riuscì però a vincere contro la Corea del Sud e consacrarsi come terza forza mondiale, anche per merito di un Umit inaspettato goleador. In nazionale terrà duro fino al 2006, ovvero fino alla fine dei suoi giorni di calciatore.<br />
Dopo il ritiro, Umit ha provato a vincere persino giocando a Futsal (il calcetto indoor) nella nazionale turca, di cui è stato capitano durante gli europei del 2007, ma almeno lì non ha portato a casa alcun trofeo. Davala ha intrapreso la carriera di allenatore: nel 2007 ha guidato la nazionale turca U-21, ed attualmente ricopre il ruolo di vice-allenatore del Galatasaray, per la gioia dei cronisti locali.</p>
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		<title>Che fine ha fatto&#8230; Enyinnaya, da giustiziere a giustiziato</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2012 15:49:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Naccari</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cassano]]></category>
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		<category><![CDATA[Inter]]></category>

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		<description><![CDATA[Storia di Hugo Ennyiannaya, autore di un gran goal in quella che però è passata alla storia come la partita di Cassano. Storia di rimpianti, fallimenti e delusioni. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>18 Dicembre 1999, una di quelle date che, Hugo Enyinnaya, protagonista della nostra rubrica, non dimenticherà facilmente.</strong></p>
<div id="attachment_52446" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.soccermagazine.it/ultime-news/che-fine-ha-fatto-enyinnaya-da-giustiziere-a-giustiziato-52432/attachment/che_fine_ha_fatto2/" rel="attachment wp-att-52446"><img class="size-medium wp-image-52446" title="Che fine ha fatto... Enyinnaya, da giustiziere a giustiziato" src="http://www.soccermagazine.it/wp-content/uploads/2012/02/che_fine_ha_fatto2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">© SoccerMagazine</p></div>
<p><strong>Non sono passati neanche sette minuti dal fischio d&#8217;inizio di Bari-Inter, che dal cilindro di questo giocatore semi-sconosciuto, in campo solo per l&#8217;assenza di diversi calciatori, esce un tiro delizioso, scoccato dai 40 metri, che beffa Pagliuca, portiere nerazzurro.</strong> Sembra un predestinato, un campione certo, almeno per 81 minuti, quando poi, un altro talento della &#8220;cantera&#8221; biancorossa, con un goal, se possibile, ancora più bello di quello del nigeriano. Quel talento è Antonio Cassano di Bari vecchia. Era destino che da quella partita uscisse un solo eroe, quello non fu Hugo. Dopo quel goal subì  diversi infortuni, che lo portarono dalla A del dicembre del &#8217;99, alla panchina in C1, con la maglia del Foggia, dopo una breve esperienza, sempre in prestito dai biancorossi, al Livorno. Nell&#8217;estate del 2004 si ritrova svincolato, senza una squadra, come &#8220;fagotto&#8221; quel goal splendido, che sembrava averlo consacrato al grande calcio. Tenta l&#8217;avventura in Polonia, la quale, come le altre, si conclude negativamente. Nel 2008 è di nuovo &#8220;a piedi&#8221;. <strong>Vuole l&#8217;Italia, sente la mancanza del Belpaese, e così decide di provare una nuova esperienza.</strong> Si propone in C e in D, ma nessuno sembra pronto ad accoglierlo, specie per le leggi riguardo gli extracomunitari, quando,nel gennaio del 2009, gli si apre una nuova porta, una porticina, neanche tanto accogliente, ma porta pur sempre al calcio italiano. L&#8217;Anziovalinio gli offre un contratto, per il campionato d&#8217;Eccellenza, lui accetta, al volo. Anche questa è un&#8217;esperienza fallimentare, la penultima, quella precedente al fallimento del Meda, sua ultima squadra italiana. All&#8217;inizio del 2010 Hugo smette di giocare a calcio, e torna in Nigeria. Le sue ultime dichiarazioni &#8220;italiane&#8221; lasciano intendere tutta l&#8217;amarezza del giocatore, ma soprattutto dell&#8217;uomo: «<em>Sa una cosa? Se ripenso a quella partita non provo solo sensazioni positive. E&#8217; vero che dopo quella sera tutti mi ripetevano che sarei diventato un grande, ma oggi, qui, a Meda, da giocatore di Eccellenza, con una paga da impiegato, se ripenso al Bari-Inter di 10 anni fa sono soprattutto triste. Segnai un gol da leggenda, potevo diventare un campione. Invece mi sono perso per strada</em>». E nel seguito dell&#8217;intervista Hugo fa capire tutta la delusione per la sua carriera, durante la quale è stato ingannato (dal suo procuratore, che lo indusse a firmare una risoluzione del contratto, senza che Hugo sapesse cosa fosse), insultato («<em>Mi viene da ridere quando sento parlare di razzismo in Italia: qui un nero se cammina per strada mica viene insultato. A me tiravano le banane e mi chiamavano scimmia, persino in squadra mi facevano sentire a disagio. Non mi consideravano uguale a loro. Avevo un chiodo fisso: scappare. Piuttosto sarei tornato in Nigeria, meglio essere poveri che infelici</em>.). Questo è Hugo Ennyiannaya, un potenziale asso, una vera meteora.</p>
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