Esclusiva-Giannini: “Finalmente Totti è uscito allo scoperto, ha più spazio”

Il “Principe” Giuseppe Giannini è stato indubbiamente uno dei calciatori più importanti degli anni ’80 e ’90, non solo per la Roma di cui è rimasto un simbolo, ma di tutto il calcio italiano. Il suo soprannome gli fu donato dal compagno di squadra Odoacre Chierico proprio per le eleganti movenze che lo contraddistinguevano, che forse oggi si riscontrano difficilmente in altri giocatori. Giannini ha rilasciato un’intervista in esclusiva a Soccermagazine parlando della sua Roma e non solo, analizzando nel complesso il momento del calcio italiano.

Giuseppe Giannini
Giuseppe Giannini
In Europa si è praticamente chiusa la finestra di calciomercato estiva. A parte Cristiano Ronaldo, c’è qualche colpo in particolare che L’ha impressionata?
Cristiano Ronaldo ha sicuramente offuscato gli altri movimenti. Mi è piaciuto Pjaca alla Fiorentina, lo vedo un acquisto un importante.

Con Ancelotti il Napoli si è aggiudicato il tecnico più titolato della Serie A, ma sul mercato si è mosso poco. Lo ritiene comunque superiore alla Roma?
Non lo so, perché è presto per dare giudizi, anche sulla Roma che comunque è criticata e sta attraversando un periodo non proprio brillantissimo. Però aspetterei, sono le prime partite. Anche la stessa Juve ha faticato vincendo la prima con il Chievo e anche a Parma. Prima di un giudizio io darei ancora la possibilità di rivedere le squadre perlomeno per 2-3 partite.

Secondo Lei c’è almeno una possibilità che nonostante l’acquisto di Ronaldo la Juventus non vinca il campionato, lasciando una speranza alle altre?
Beh, sì. Diciamo che questo può accadere. Non è detto che avendo tutti i giocatori più forti o perlomeno tra i più forti, tra cui uno dei migliori al mondo, sia scontato vincere il campionato e le competizioni. Non è assolutamente scontato, quindi lascerei aperta la finestra, anche se le altre si devono dare una svegliata: l’Inter, la Roma, il Napoli, insomma, le squadre che vogliono sperare fino in fondo devono comunque tenere il passo, non devono perdere punti.

Totti ha parlato alla radio ufficiale della Roma dichiarando da subito che la Juve è fuori concorso e che i giallorossi non potranno lottare per lo scudetto. Da ex capitano, Le è dispiaciuta questa dichiarazione?
No, non mi è dispiaciuta perché in fin dei conti ha detto la verità, nel senso che sulla carta se confronti le formazioni, confronti le rose, confronti anche i trascorsi è chiaro che c’è una differenza evidente, però a me ha fatto invece piacere il fatto che sia uscito allo scoperto Francesco. Finalmente si è visto – credo e spero – quel Totti che tutti vogliamo vedere, con uno spazio maggiore ed una posizione anche leggermente più vasta sotto il profilo del lavoro dirigenziale.

Lei ha giocato sia a Roma sia a Napoli, due piazze che un tempo andavano molto d’accordo, oggi un po’ meno. Che messaggio di pace e di sport Le andrebbe di lanciare considerando che sicuramente sarà rimasto legato ad entrambe le città?
Non sono il tipo da lanciare messaggi, che poi non vengono recepiti o perlomeno ascoltati. L’abbiamo già fatto, non solo io, anche persone più qualificate di me, sono stati fatti appelli in prossimità delle partite Roma-Napoli e Napoli-Roma, ma stiamo parlando ad una gamma talmente vasta di persone che non credo che stiano lì ad ascoltare i miei consigli. È chiaro che mi farebbe piacere rivedere quell'”amicizia”, quell’accoglienza che c’è sempre stata tra i tifosi della Roma e i tifosi del Napoli, però ultimamente si è persa e sappiamo tutti il motivo, insomma.

Negli ultimi anni molti riferimenti storici del calcio italiano hanno conosciuto addii e ritiri indesiderati per diversi motivi tra Di Natale, Del Piero, Totti. Secondo Lei le società devono usare più tatto o comunque devono mettere in primo piano le proprie finalità aziendali?
Mah, tutte e due. Io credo che una grande società comunque debba avere anche la sensibilità di capire in quel momento che un grande campione sta lasciando, e dall’altra parte c’è giustamente il discorso per il quale ogni società poi guarda il resoconto economico e i risultati sportivi. Quindi sono giuste tutte e due le cose. Certo, una certa sensibilità ci dovrebbe essere. Abbiamo di fronte la questione Totti, la questione Del Piero, ma non solo loro: io credo che diversi siano stati allontanati, venduti o mandati via in questo modo, come lo stesso Marchisio in questo momento. Però il calcio è questo, l’esperienza dice che una volta che non servi più sei messo nel dimenticatoio, sei accantonato, sei messo fuori. Questo è purtroppo lo sport, questa è la vita in questo momento.

Nella Nazionale dell’ultimo decennio sono mancati i Totti, i Baggio e i Del Piero. Secondo Lei oggi l’azzurro rappresenta ancora un calcio di livello internazionale o solo e semplicemente il meglio che è disponibile in Italia?
Intanto è il meglio disponibile in Italia, è sicuro perché coloro che arrivano in Nazionale sono i migliori che al momento sono in giro tra i campionati. Però dopo essendo giovani, avendo poca esperienza e non avendo un rivolo importante a livello internazionale, il gruppo dovrà migliorarsi, maturare, e uno lo fa soprattutto giocando e affrontando altre nazionali.

Per concludere: c’è un giocatore della Roma degli ultimi anni nel quale Lei si rivede?
Forse un po’ Aquilani, per zona di campo dove ha giocato, come si è mosso in alcuni momenti, però nel complesso non ho visto grandi somiglianze con altri giocatori.

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