Esclusiva-Legrottaglie: “Colpito da Ruiz. Chi bestemmia lo faccia a casa”

Nicola Legrottaglie ha parlato ai microfoni di Soccermagazine di alcuni temi d’attualità del calcio italiano, non mancando di ricordare anche il suo vissuto da giocatore

Nicola Legrottaglie, ex difensore di Chievo, Juventus, Milan e Catania, oltre che della Nazionale, ha iniziato ad allenare subito dopo aver appeso gli scarpini al chiodo nel 2014. Ad oggi la sua ultima esperienza su una panchina è stata al Cagliari, come vice di Rastelli, ma l’attenzione verso il calcio italiano non è mai scemata, tanto che il mese scorso l'”Atleta di Cristo” si è guadagnato l’abilitazione da allenatore di prima categoria. Legrottaglie ha rilasciato un’intervista in esclusiva a Soccermagazine commentando dunque diversi argomenti relativi alla Serie A e ad alcune sue ex squadre.

Legrottaglie - Fonte immagine: SabaothTV, Youtube
Legrottaglie – Fonte immagine: SabaothTV, Youtube
Ormai si è chiusa da tempo la finestra estiva di calciomercato. A parte Ronaldo, c’è qualche nuovo arrivato in particolare che ti ha impressionato finora nel campionato italiano?
Sicuramente possiamo parlare di Ruiz del Napoli, che ha destato un’ottima impressione dal punto di vista fisico, tecnico, tattico. Si è inserito bene dimostrando di essere un giocatore di grande valore.

Con Ancelotti il Napoli si è aggiudicato il tecnico più titolato della Serie A, ma sul mercato si è mosso poco e i tifosi sognavano il ritorno di Cavani per rispondere all’acquisto di Ronaldo. Tu che oggi sei un allenatore, pensi che un grande mister possa supplire all’assenza di un bomber?
Sicuramente le qualità di Ancelotti possono e devono portare di più alla sua squadra e alla sua società. È difficile, bisogna essere allenatori e manager per costruire squadre, per migliorarle, scegliere i giocatori, quindi credo che il Napoli abbia acquisito grande esperienza, grande immagine – anche quella serve – e assolutamente un grande allenatore fa la differenza, ma ovviamente scegliendo bene i giocatori. Con Cavani insieme ad Ancelotti è normale che sarebbe un altro Napoli.

Secondo te c’è almeno una possibilità che nonostante l’acquisto di Ronaldo la Juventus non vinca il campionato, lasciando una speranza alle altre?
Non credo proprio che ci siano percentuali, forse l’1%.

Nel 2011 sei arrivato al Milan che proprio quell’anno avrebbe vinto il suo ultimo scudetto. Quanto è diverso il Milan di oggi da quello che tu hai vissuto nello spogliatoio?
È diverso in tante cose, è diverso nella qualità dei giocatori. Per vincere il campionato devi avere giocatori adatti. All’epoca, in quell’anno lì, c’erano giocatori incredibili, fuoriclasse. Come facevi a non vincere il campionato con Ibrahimovic, Pirlo, Cassano? Non stiamo parlando di giocatori normali. Al di là dei ruoli, secondo me oggi ci vuole tempo, ci vorrà una programmazione, fatta come sicuramente hanno iniziato a fare i nuovi dirigenti, e poi tanta pazienza, tanta costanza e determinazione.

Proprio parlando con noi, due anni fa avevi elogiato il presidente del Napoli per aver riportato in alto la squadra dalla Serie C. Per te dunque De Laurentiis era la scelta migliore per il Bari?
Nell’ottica dell’esperienza e del futuro credo che alla fine lui sia quello più adatto avendo appunto esperienza e avendo già fatto questo percorso per il Napoli. Secondo me ha tutti gli ingredienti per fare questa cosa al Bari, che è veramente una piazza incredibile. Tra tutti i presidenti credo che lui possa far fare il grande salto al Bari.

Alcune settimane fa si è fatto un gran parlare della squalifica per bestemmia di Mandragora, che è stata anche accolta con stupore dai giornali stranieri. Cosa ne pensi considerando che in seguito invece molti l’hanno fatta franca?
Ci vuole coerenza, ci vuole credibilità. Sei credibile quando sei coerente e quando sei integro, se fai quello che dici. Chi ha inserito quella regola, siccome non l’ha fatta mantenere, è poco credibile. Chi la fa mantenere invece ci ha creduto veramente in quella regola. Io credo che per dare un buon esempio e una buona immagine ai giovani e soprattutto all’ambiente serva, perché parlare male – lo dicono gli scienziati – provoca un deterioramento dell’ambiente dove vivi, e quindi se parli male tutto ti torna dietro, se parli bene ti torna dietro il bene. È per i benefici di tutti che noi dobbiamo parlare bene, quindi meglio evitare di parlare male in quell’ambito lì con telecamere e gente che ti guarda. Se vuoi bestemmiare, bestemmia a casa tua, non farlo in luoghi dove ci sono altri. È un po’ come la sigaretta: fuma, ma non far arrivare il fumo agli altri, non ammazzare tutti quanti perché tu hai quel tipo di vizio. Bisogna intervenire in maniera dura su queste cose.

Nelle ultime ore è sorta una polemica dopo che Kolarov ha contestato l’atteggiamento dei tifosi di tutte le squadre, sostenendo che questi ultimi non capiscano di calcio e debbano solo limitarsi a tifare, senza muovere critiche tattiche a calciatori e allenatori. Spesso si dice che il tifo è come una fede. Quale deve essere per il calciatore la giusta percezione del tifoso?
Trovi anche i tifosi che sanno di calcio. Non tutti i tifosi non sanno di calcio, anzi, a volte qualche tifoso ti dà anche qualche dritta. Come dico sempre, devi essere tu a prendere il meglio da tutte le situazioni che hai intorno: non sempre intorno a te le cose saranno come tu desideri, ma se hai l’atteggiamento giusto puoi prendere il meglio da quello che c’è e non farti condizionare troppo da quello che accade. Se il giocatore si fa condizionare da quello che dice il tifoso sta dando in quel momento autorevolezza a quel tifoso più che al suo allenatore, quindi è una questione di credo. Il tifoso sbaglia la domenica, ma lui può fare quello che vuole: non condivido a volte il fatto di fischiare la propria squadra e di trattare male i propri giocatori, perché non porta beneficio alla squadra che tifi e che ami. Lì ci vedo un amore finto. Chi mette in difficoltà la propria squadra durante la partita non sta andando allo stadio per incitare, ma per sfogarsi per problemi che ha lui.

Negli ultimi anni molti riferimenti storici del calcio italiano hanno conosciuto addii indesiderati per diversi motivi, tra Di Natale, Del Piero e Totti. Secondo te le società devono usare più tatto o comunque devono mettere in primo piano le proprie finalità?
Dipende dai rapporti. Nessuno può obbligare una società a tenersi un giocatore solo perché è stato una bandiera. Le bandiere finiscono, poi rimane l’uomo, rimangono altre cose, rimangono le relazioni, rimangono gli obiettivi. Non è detto che se una società non dà a un grande nome la possibilità di fare non lo stia valorizzando, anzi, magari non vuole screditarlo. Non si trovano accordi su obiettivi comuni e quindi è inutile lavorare insieme. Io credo che se una società furba e intelligente riesce a portarsi il giocatore nella sua visione ne abbia tanto di beneficio, perché hai a che fare con un giocatore che conosce l’ambiente e sa già come comportarsi in quell’ambiente. Bisogna vedere gli obiettivi. Se c’è un obiettivo comune allora sì, ma se non c’è non credo che debbano per forza farlo.

Per concludere: tra tutti i calciatori di oggi, ce n’è qualcuno nel quale Nicola Legrottaglie si rivede?
In cui mi rivedo totalmente no. Tanti mi hanno paragonato un po’ a Rugani, ma non credo che abbiamo le stesse caratteristiche. Ci somigliamo fisicamente, forse, per i capelli, ma abbiamo altre caratteristiche. Sinceramente non ho un nome specifico, faccio fatica a farlo, però ci sono tanti giovani bravi, anche più bravi di me, quindi sicuramente trovi qualcosa.

Si ringrazia Nicola Legrottaglie per la cortese disponibilità.

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