Lutto nel calcio italiano: è morto Cesare Maldini

Se n’è andato in silenzio, senza fare rumore, il grande Cesare Maldini.  

Fonte: Nationaal Archief, Den Haag, Rijksfotoarchief
Fonte: Nationaal Archief, Den Haag, Rijksfotoarchief

A comunicarlo è la sua famiglia che con una breve nota “annuncia con immenso dolore la scomparsa di Cesare”. Il padre di Paolo, storica bandiera del Milan negli anni ’60, aveva 84 anni. Con i rossoneri ha vinto una Coppa dei Campioni, la più speciale, la prima della storia del Diavolo e quattro scudetti, dando inizio alla dinastia Maldini proseguita poi da suo figlio Paolo.

Nel corso della sua carriera da allenatore ha vinto un Mondiale come vice di Bearzot nel 1982 e tre titoli europei con l’Under 21 tra il 1986 e il 1996.

Successivamente ha allenato anche la Nazionale maggiore portandola ai Mondiali di Francia del ’98, dove gli Azzurri furono eliminati ai calci di rigore negli ottavi di finale proprio dai padroni di casa futuri campioni.

Il Milan lo ha voluto ricordare con una lunga e toccante nota pubblicata sul proprio sito ufficiale:“Un predestinato, Cesarone. Appena arriva al Milan fa il suo esordio contro la sua Triestina a San Siro e vince lo Scudetto al suo primo Campionato rossonero. Era il 19 Settembre 1954 ed era il Milan di Buffon e Zagatti, di Liedholm e Nordahl, di Schiaffino. Da quel momento, Cesare Maldini è stato: 412 presenze ufficiali nel Milan, 3 gol, 4 Scudetti vinti, 1 Coppa Latina, 1 Coppa dei Campioni, 1 Finale di Coppa dei Campioni contro il Real Madrid a Bruxelles nel 1958.

Cesare, il papà di Paolo e il padre acquisito di una intera generazione di tifosi rossoneri, smette di giocare nel Milan nel 1966. Ma sei anni più tardi, in Coppa delle Coppe, in Lussemburgo, è già immerso nella sua seconda vita, la vita di sempre, il Milan: eccolo in panchina nel 1972 sul campo del Red Boys per una vittoria, 1-4, della squadra che aveva Nereo Rocco come direttore tecnico e lui stesso come allenatore.

Da buon milanista conosce la sua personalissima fatal Verona nel 1974, quando perde 2-1 al Bentegodi e viene sostituito da Giovanni Trapattoni in panchina per le ultime gare di quella stagione. Ma il suo legame con il Milan è continuo e indissolubile. Quando Paolo esordisce in maglia rossonera il suo caro compagno di squadra Liddas non glielo aveva preannunciato e lui lo apprende, siamo nel Gennaio 1985, dalla radio di Tutto il Calcio minuto per minuto.

Dopo i Mondiali di Francia del 1998, Cesare torna nella famiglia rossonera come capo degli osservatori e nel Marzo del 2001 rileva la conduzione della Prima squadra rossonera al posto di Alberto Zaccheroni: “Andiamo a Milanello, caro Mister”, gli dice sorridendo quella mattina in via Turati Adriano Galliani. E Cesare chiude bene la stagione, dopo il 6-0 contro l’Inter arriva anche ad accarezzare l’idea del recupero delle posizioni Champions anche se poi la posizione finale è il sesto posto.

Cesare Maldini, il grande triestino caro ad Enzo Bearzot nelle epiche gare azzurre di Barcellona e Madrid nel 1982, è rimasto nel Milan fino all’estate del 2008. Di recente suo nipote Christian è tornato in forma dopo tanti infortuni e ha ben figurato nel Torneo di Viareggio, con papà Paolo sugli spalti. E’ stata, da nonno del calcio e del Milan, la sensazione che lo ha portato nelle migliori condizioni alla giornata di oggi. La giornata del Saluto, ma soprattutto del Tributo”.

Maldini non ha avuto il tempo di vedere all’opera per l’ultima volta il suo Milan, che oggi a Bergamo giocherà con il lutto al braccio e  avrà un grande motivo in più per centrare la vittoria.

Su tutti i campi di Serie A verrà inoltre osservato un minuto di silenzio come comunicato dalla FIGC: “Il calcio italiano in lutto per la scomparsa di Cesare Maldini, bandiera del Milan e della Nazionale italiana, scomparso oggi a 84 anni: il Presidente federale Carlo Tavecchio ha disposto un minuto di raccoglimento in occasione di tutte le gare in programma oggi e domani”.

“Ci ha lasciati – commenta il Presidente Tavecchio – un grande uomo ed un protagonista assoluto del nostro calcio. Da giocatore prima e da allenatore poi ha legato in maniera indissolubile il suo nome alla storia del calcio italiano. Dopo aver alzato al cielo la Coppa dei Campioni, primo italiano a farlo, ha contribuito in panchina, con stile e professionalità esemplari, a crescere numerosi talenti azzurri, incarnando alla perfezione lo spirito ed il ruolo del tecnico federale”. 

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