De Sanctis e la Nazionale: storia di un debito mai saldato

La Nazionale di Cesare Prandelli, vittoriosa anche contro Malta, è sempre più vicina ai Mondiali in Brasile, e non solo per ragioni di classifica. Da qualche tempo, soprattutto grazie all’innesto di giovani talentuosi, il gruppo si è rafforzato ritrovando lo spirito di una vera big e soprattutto, con le ripetute benedizioni del ct, un senso di appartenenza importante. Da oggi, però, l’Italia a 4 stelline avrà un membro in meno: Morgan De Sanctis, numero 1 del Napoli e secondo portiere dietro a Buffon, che abbandona spontaneamente il palcoscenico azzurro.

Fonte immagine: Piotr Drabik
Fonte immagine: Piotr Drabik
Una scelta forse dovuta, da parte di un giocatore che si avvia verso la fine della carriera e che vede alle sue spalle una serie di nuove leve che vogliono scalzare posizioni. Ed allora, in punta di piedi, così come era entrato, Morgan riflette su se stesso e si fa da parte, ma conservando, forse, qualche piccolo rammarico.
La storia fra De Sanctis e la nazionale azzurra è infatti stata sempre abbastanza travagliata: l’estremo difensore esordì con la prima Italia di Lippi nel marzo del 2005, contro l’Islanda, e da lì in avanti, prima dell’avvento di Prandelli, ottenne altre due presenze, una sempre con Lippi contro la Moldavia ed un’altra sotto Donadoni, tre anni dopo, di fronte alla Grecia, prima di rivestire nuovamente il ruolo di comprimario.
Il 2010 poteva essere l’anno perfetto di De Sanctis. Punto di riferimento del Napoli, dove risultava spesso decisivo, il portiere di Guardiagrele ha avuto due volte delle serie opportunità di dire la sua in nome della patria, ma in entrambe le occasioni fu ignorato: il caso più clamoroso è sicuramente relativo al Mondiale in Sudafrica, quando Lippi lo relegò curiosamente al ruolo di terzo portiere ed al posto dell’acciaccato Buffon schierò, al fine di forzarne l’ascesa, un giovane più inesperto come Marchetti che non aveva mai messo piede in una competizione internazionale; De Sanctis, con la consueta eleganza, incassò, e l’unico atto concreto che riuscì a compire in Sudafrica fu quello di consolare Quagliarella al termine della fatidica Italia-Slovacchia, per poi, il giorno dopo, ricevere persino gratuitamente gli improperi dei tifosi inferociti all’aeroporto di Fiumicino, uno dei quali arrivò persino ad urlare a De Sanctis “Ti devi vergognare”, ricevendo però come risposta un secco “Ok, ma non ho giocato nemmeno un minuto”.
La seconda chance mai concretizzatasi doveva capitare invece proprio dopo il Mondiale: all’alba del nuovo ciclo di Prandelli De Sanctis si stava confermando, in Italia come in Europa, sempre di più con il Napoli, ed il preparatore dei portieri della Nazionale Vincenzo di Palma lo seguiva con interesse; tuttavia, De Sanctis avrebbe riconquistato la Nazionale solo nel 2011, nell’amichevole estiva contro la Spagna. In assenza di Buffon, ancora fuori uso dopo l’operazione alla schiena, piuttosto che affidarsi ad un portiere navigato, Prandelli dettò subito le linee-guida della sua rivoluzionaria gestione e mandò avanti i giovani, in modo da cominciare quel tanto sospirato movimento di rivalutazione del calcio italiano che pochi mesi prima sembrava insignificante in Sudafrica, dando adito ad una miriade di discorsi nostalgici ed utopistici sulle scuole pallonare dello Stivale, che in quel periodo strabordavano dalle pagine dei giornali.
Intanto, insieme ad Abbiati De Sanctis dimostrava di essere il miglior portiere in Italia e si prefissava di tornare, mentre qualcuno lo poneva persino al di sopra di Buffon (che per storia ed esperienza, però, oggi non si batte), ma il partenopeo fu costretto ad essere prevaricato da Sirigu e Viviano prima e da Mirante poi. Solo ad agosto, e probabilmente solo in coincidenza del grave infortunio occorso a Viviano ad Appiano Gentile, De Sanctis ha potuto riottenere quella maglia che sulla carta, ai punti, sarebbe potuta essere sempre sua. Tempo due mesi, e Morgan può scendere direttamente in campo con la maglia dell’Italia: è la decisione congiunta di Buffon e Prandelli a regalare all’abruzzese il suo quarto gettone azzurro nella sua vecchia Pescara, contro l’Irlanda, in un clima di grande festa; un’occasione che ha il gusto di rivincita, o forse di semplice giustizia, considerando il carattere pacifico del personaggio.
Fonte immagine: Piotr Drabik
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Le gerarchie dei portieri della Nazionale, ad ogni buon conto, non sono ancora chiare, e quando il succitato Viviano torna disponibile, probabilmente per non defenestrare subito il meritevole De Sanctis, il ct inizia a chiamare ogni volta ben 4 portieri: abitudine che forse perderà d’ora in poi, a meno che non voglia concedere spazio a Viviano. E’ contro la Russia, nell’amichevole pre-Europeo, che De Sanctis sale in cattedra come vero vice-Buffon: la partita, però, è tutt’altro che da ricordare, e l’estremo difensore del Napoli incassa tre goal grazie anche alla complicità di Maggio. La partenza per Polonia ed Ucraina, in ogni caso, gli vale il “titolo” di vice-campione d’Europa, insieme ad un’esperienza storica per la Nazionale degli ultimi 10 anni.
Nonostante sia passato del tempo dal rientro di Viviano, De Sanctis continua a rimanere nel gruppo. E’ lo stesso Prandelli a dichiarare che il portiere avrebbe fatto ancora comodo lungo la strada per Brasile 2014. Una scelta che per la prima volta permette a De Sanctis di raccogliere dal primo minuto l’eredità di Buffon in una partita che conta: quella contro la Danimarca, a San Siro, valevole per le qualificazioni ai Mondiali. De Sanctis subisce un goal dalla distanza, ma si comporta egregiamente in più frangenti, senza far rimpiangere nulla a Prandelli.
Ancora convocazioni, ancora 4 portieri: De Sanctis sembra un membro fisso della rosa a tutti gli effetti, eppure qualcuno comincia a lamentare un calo del suo rendimento in quel di Napoli; De Sanctis non sarebbe più quel portiere che para spesso rigori e fa guadagnare punti in un campionato, ma Prandelli lo tiene sempre in considerazione. Fino al 26 marzo 2013, giorno di Malta-Italia, giorno del 36° compleanno di Morgan.
C’è aria di vittoria annunciata e di qualificazione praticamente anticipata per gli azzurri, un’atmosfera ideale che nello spogliatoio rappresenta la migliore cornice per la festa di De Sanctis. Quando gli compare la torta, però, il portiere si sofferma sulle candeline. La luce prodotta è tanta, il calore delle fiamme è molto intenso. Quelle candeline sono troppe. Basta contarle per innescare una triste riflessione.
Un Mondiale in prima fila mancato, tante opportunità mai arrivate. E, soprattutto, un futuro buio in azzurro, senza sicurezze, con l’unica certezza di occupare sempre e comunque un posto, che a questo punto dovrebbe andare ad altri. Prandelli conosce già la decisione di De Sanctis, che appena prima della partita con Malta parla ai compagni. Dice apertamente che lascerà la Nazionale. Molti azzurri, da poco tempo nel gruppo, non sentiranno la sua mancanza; lo conoscevano poco. E questo è un buon segnale per l’avvenire della nostra Nazionale.
Da tempo si stava organizzando il ritorno dell’Italia a Napoli, dove manca dal settembre 2006: dopo aver schierato Cassano capitano a Bari, Osvaldo a Roma e Sirigu contro la “sua” Francia, sicuramente al San Paolo sarebbe toccato a Morgan, davanti al suo vero pubblico, che ora sarà rappresentato in Nazionale dal solo Maggio, e chissà ancora per quanto.
Morgan lascia dopo 8 anni privi di vittorie e grandi vere soddisfazioni, con 6 presenze e 6 goal subiti. La carriera di un portiere a tratti modesto, a tratti grandissimo, deve finire. Quel piccolo debito azzurro, ormai è certo, rimarrà insoluto.

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