Nations League: Germania senza identità, retrocessione a testa bassa

E’ un sommesso silenzio a chiudere la scena alla Veltins-Arena, lo stadio situato a Gelsenkirchen, a 516 chilometri da Berlino, che ospita le sfide casalinghe dello Schalke 04. Nella serata di ieri l’impianto sportivo ha visto andare in scena la sfida di Nations League tra la Germania di Joachim Low e l’Olanda di Ronald Koeman: squadre facenti parte del girone 1 di Lega A assieme alla Francia campione del mondo. Un match decisivo più per gli Orange, che ambiscono ancora ad un posto nelle Final Four, piuttosto che per i tedeschi, ormai condannati alla retrocessione dopo la sconfitta a sorpresa dei Blues battuti per 2-0 da Van Dijk e compagni. Un’occasione per un riscatto davanti al proprio pubblico e per salutare la massima Serie delle nazionali, con almeno una vittoria dopo un pareggio e due sconfitte.

Neuer nella Germania - Fonte: Granada, Wikipedia
Neuer nella Germania – Fonte: Granada, Wikipedia

 

La partita condotta dal fischietto romeno Hategan vede la formazione di casa partire di gran carriera e in gol dopo neanche dieci minuti grazie alla rete di Werner, seguito poco dopo dal diagonale del centrocampista del Manchester City Leroy Sane, abile nello sfruttare la grave disattenzione di De Light. Il match conserva lo stesso canovaccio ben oltre la ripresa. Nei secondi 45′ Low decide di abbassare il baricentro della sua squadra, dentro quindi Reus per uno stremato Werner e Muller (alla sua centesima presenza in Nazionale) per Gnabry. La strategia messa in atto dal tecnico tedesco sembra dare i suoi frutti, la Mannschaft controlla il pallino del gioco e tutto sembra portare ad un addio agrodolce alla Lega A. La rete di Promes all’85’ fa però trasalire l’intera Veltins-Arena. Palla di De Roon per il numero 9 orange collocato poco fuori dall’area, che in un fazzoletto riesce a girarsi e a liberare un destro che beffa Hummels andatogli in copertura e s’insacca dove Neuer non può arrivare. Koeman vede un bagliore di speranza, crede nella qualificazione alle Final Four e richiama i suoi giocatori ad un ultimo, estremo sforzo, sfruttando la cresta dell’onda e il momento di sgomento vissuto dai padroni di casa. Non bisogna aspettare troppo prima di vedere premiata la voglia degli olandesi, che strappano nel recupero un pareggio d’oro fondamentale per superare la Francia e strappare l’ultimo biglietto per le fasi finali della competizione grazie alla rocambolesca rete di capitan Van Dijk, che batte l’estremo difensore tedesco con una zampata al volo.

 

Il triplice fischio segna la fine di un’era. La Germania del calcio dimostra di non essere più quella che aveva conquistato lo scenario mondiale nel 2014, con la vittoria in Brasile per 1-0 contro l’Argentina. La panchina era sempre occupata da Low e c’erano campioni del livello di Klose, Lahm e Schweinsteiger. La Mannschaft di adesso non mostra sulla carta un abbassamento del livello tecnico, composta da giocatori che dimostrano in continuazione le loro qualità sotto i riflettori dei più grandi stadi d’Europa. Innegabile è però che questa formazione soffra nell’approccio alla gara. Lo si era già visto nella Coppa del Mondo in Russia 2018, dove Neuer e compagni non hanno passato neppure le fasi a gironi della kermesse, finendo ultimi in un raggruppamento a dir poco alla loro portata, con Svezia prima, Messico secondo e Corea del Sud. Ora la retrocessione in Lega B, dopo un triangolare non di ferro, ma pur sempre con la Francia campione del mondo e la sorpresa Olanda, che non appare nel panorama mondiale o europeo dai Mondiali in Brasile. Una tabella di marcia a dir poco allarmante, che nel 2018 vede la Germania vincitrice in sole 4 occasioni dopo 13 partite, soprattutto se si guarda al suo rendimento nel 2017, durante il quale aveva collezionato 11 successi in 15 gare. Un anno a dir poco disastroso per gli uomini di Low, che ora rischiano di non avere la conferma aritmetica di presentarsi alle qualificazioni di Euro 2020 come testa di serie.