L’Udinese è da applausi, ma il calcio inglese è lontano
L’Udinese ha dato il massimo ed è uscita a testa alta avendo fornito la migliore prestazione possibile; l’Arsenal non ha giocato benissimo, ha risentito di qualche assenza importante e ha superato il turno con una prova convincente ma non strabiliante.
Tutte le testate giornalistiche sono concordi sul fatto che un’ottima Udinese sia stata eliminata da un Arsenal che ha mostrato il minimo indispensabile del proprio repertorio. Ciò fa riflettere, perché le due squadre rappresentano la quarta forza del calcio italiano e la quarta forza del calcio inglese. Sulla carta un confronto alla pari, almeno per la stessa posizione in classifica nella scorsa stagione: l’Arsenal nel primo campionato europeo e l’Udinese nel terzo. La Serie A da quest’anno è quarta, superata anche dalla Bundesliga, e il confronto con la Premier League nel preliminare ha mostrato una differenza ben più ampia di quella che in Italia si vuole ammettere. Encomiabile la politica di Giampaolo Pozzo, una sferzata positiva di gioventù e “fair play” finanziario: giocatori sconosciuti o quasi, scovati e acquistati a prezzi irrisori e poi ceduti a suon di milioni ai ricchi di questo sport. L’Udinese è l’esempio più positivo del nostro calcio, ma purtroppo è ancora tanto indietro rispetto all’Arsenal. La formazione iniziale dei Gunners di ieri sera aveva un’età media di ventitré anni, frutto di un progetto di valorizzazione dei giovani (il fiore all’occhiello dell’Udinese) che va avanti da anni. E’ vero che Arsene Wenger dalla FA Cup del 2005 non ha vinto più niente, ma è pur vero che l’Arsenal è in Champions League ininterrottamente dalla stagione 1998/99 e nel 2006 ha ceduto solo al Barcellona in finale. Al Friuli, oltre agli infortunati, ha dovuto fare a meno del giocatore più rappresentativo, Cesc Fabregas, e del più talentuoso, Samir Nasri, che avevano lasciato la squadra da pochi giorni (Nasri era in campo sabato contro il Liverpool), non da mesi come Alexis Sanchez e Gokhan Inler. Antonio Di Natale, solo in attacco e stremato, ha chiesto il cambio, ma Francesco Guidolin non aveva giocatori all’altezza per sostituirlo (c’era German Denis dell’Atalanta in panchina); Giampiero Pinzi non ha niente a che vedere con il gioco offensivo, ma era l’unico sostegno a Di Natale; i difensori sono inesperti e Gervinho li saltava con una facilità disarmante. Non si può pretendere un’impresa in queste condizioni, si chiedeva troppo ai friulani, si sperava nell’impossibile. Storicamente il confronto non regge e può apparire assurdo il solo pensiero di voler paragonare una provinciale all’Arsenal, ma il calcio si rinnova velocemente anno dopo anno e l’Udinese, in questo momento, è per l’Italia quello che l’Arsenal è per l’Inghilterra. Il distacco tecnico che c’è tra le due squadre è emblematico per comprendere la lontananza della Serie A dalla Premier League.













