Pescara di nuovo in B: cosa non ha funzionato e da dove ripartire

Un anno dopo, Genova protagonista. Questa volta in negativo. Sembra passato un secolo dal 20 maggio 2012 quando il Pescara, guidato da Zdeněk Zeman culminò la sua marcia trionfale in cadetteria con l’aritmetica promozione in serie A (vittoria per 3 a 1 sulla Sampdoria di Iachini).

Fonte immagine: pescaracalcio.com
Fonte immagine: pescaracalcio.com

All’epoca c’erano Immobile, Insigne e Verratti. Oggi, 5 maggio 2013, ci sono Sforzini, Togni e Sculli. La differenza è sotto gli occhi di tutti. La stagione 2012/2013 è stata tutta da cancellare. Ma quali sono i fattori che hanno portato gli abruzzesi di nuovo in serie B?

 

L’ALLENATORE – Si è fatto di tutto per trattenere il boemo ma quest’ultimo ha scelto il ritorno alla Roma. Qui la società non ha colpe ma è stata sbagliata la scelta del sostituto. Affidare la panchina a Giovanni Stroppa è stato un errore. L’ex centrocampista del Milan, infatti, aveva come unica esperienza da mister “dei grandi”  solo la gestione tecnica del FC Südtirol-Alto Adige. Un po’ poco per sperare di salvare una squadra appena promossa in A. La convinzione più errata è stata il voler proseguire nel 4-3-3 zemaniano che, ovviamente, non possono permettersi tutti. Ed il campo l’ha dimostrato. Poi il valzer degli allenatori ha fatto il resto. Bisognava affidarsi ad una persona navigata: un Delio Rossi all’epoca senza squadra, per esempio. Od un Ballardini. Non è detto che un giovane debba essere per forza bravo. Ovviamente a mister Stroppa auguriamo tutte le fortune possibile ed un’altra possibilità per mettersi alla prova.

 

I SOSTITUTI – Sostituire Verratti, Sansovini, Insigne ed Immobile con Togni, Jonathas, Abbruscato, Colucci, Blasi e Weiss è stata davvero una scelta azzardata. Si dirà: “Facile parlare dopo”. Vero, ma la carriera non giovava certo ai calciatori sopracitati. Prendiamo Blasi: giocatore dall’ammonizione facile, è retrocesso in B con il Lecce, dopo essere stato riserva nel Parma e nel Palermo. Oltretutto è classe ’80. E Jonathas? Attualmente è in forza al Torino, ma ha  già giocato in nella massima serie con il Brescia: 6 partite e zero reti. In serie B 16 in 33 gare. Non tanti per un attaccante che avrebbe dovuto salvare una squadra. Ancora: Elvis Abbruscato. Ha giocato in A con Torino e Chievo Verona ma i risultati sono stato scadenti. Oltretutto ha avuto un grave infortunio qualche anno fa. Poi segna molto con il Vicenza in B: ma era una scommessa. Azzardata. Per non parlare di Giuseppe Colucci: retrocesso con il Cesena lo scorso anno, doveva essere il faro del centrocampo. Ma non si è mai acceso. Forse l’unico acquisto davvero di livello è stato Weiss: amico di Hamsik con cui ha giocato il mondiale 2010, ha tutto sommato fatto la sua onesta figura (pur con qualche espulsione di troppo). Ma da solo non poteva salvare il Pescara. Si dovevano acquistare altri calciatori: accanto a giovani promesse, qualche bomber esperto stile il Nicola Amoruso dei bei tempi. Ed a gennaio, più che il mercato di riparazione, è stato il mercato dei danneggiamenti: se ha un senso l’acquisto di Sculli, si è insistito di nuovo con le scommesse stile Sforzini e Bianchi Arce (entrambe fallite). Ci voleva ben altro.

 

DA DOVE RIPARTIRE – Sicuramente da Ivan Pelizzoli. A proposito: perché si è insistito così tanto su Perin? Cercare di trattenere Weiss e cominciare a costruirgli la squadra intorno. Cedere calciatori dagli ingaggi pesanti ed inadatti per una pronta risalita in A: che senso ha, per esempio, avere in squadra Abbruscato quando per la massima serie ci vuole un attaccante di un altro livello? Per la guida tecnica o si deve ripartire da Bucchi (non giudicabile in questa stagione) o prendere un mister esperto, come Papadopulo. Od anche Gigi De Canio che, di fronte ad un progetto serio, potrebbe scendere in cadetteria. Cercare di non rivoluzionare la squadra ma condensare un bel mix fra giovani ed anziani. Fra un Di Francesco ed un Pelizzoli, appunto. Ed ragionare soprattutto a mente fredda senza farsi prendere dallo sconforto.

 

In ogni caso, sinceri in bocca al lupo alla squadra per una pronta risalita in serie A.

Raffaele Zanfardino

Direttore responsabile della testata.

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