Il personaggio della settimana, Champions League: Luis Suarez

Personaggio di questa settimana di Champions scelto da noi è Luis Suarez, protagonista col suo stratosferico Barcellona…

Luis Suarez - foto di Ailura
Luis Suarez – foto di Ailura

Di un altro pianeta, di un’altra dimensione, la qualità ed il potenziale offensivo dei blaugrana che dopo aver dominato il Clasico lasciando al Real molto più che l’amaro in bocca, hanno dilagato anche in Champions ribadendo al mondo intero, se mai ce ne fosse stato bisogno, chi è a comandare nel panorama calcistico internazionale, oggi come ieri. Non ha nulla da invidiare all’era Guardiola questo Barcellona, che fa del suo micidiale tridente d’attacco la sua arma per eccellenza: la MSN sembra non avere rivali degni di competere e tenerle testa.

Indiscussa star della settimana, Luis Suarez ha incantato tutti segnando una rete spettacolare nel match contro la Roma, che ha segnato l’inevitabile disfatta dei giallorossi.

Il fenomeno uruguaiano nasce a Salto il 24 gennaio del 1987 muovendo i suoi primi passi nel Nacional, con il quale vince il campionato nella stagione 2005-2006, per poi calcare il manto erboso dell’Eredivisie con il Groningen ed essere ceduto ad una vetrina ben più importante, come quella dell’Ajax. La prima convocazione in nazionale maggiore avviene nel 2007, anno in cui Suarez debutta nell’amichevole contro la Colombia, battuta per 3-1, mentre per i Mondiali bisogna attendere il 2010: Oscar Tabarez lo convoca in un momento d’oro per la Celeste che riesce a strappare il pass per la semifinale che mancava dal 1970.

Storica, in quell’occasione la frase pronunciata dal fuoriclasse che viene espulso nella gara contro il Ghana dopo aver salvato la squadra allontanando il pallone con un fallo di mano: “La mia sì che è stata la vera mano de Dios –dichiara alludendo al celebre gesto di Maradona durante la partita contro l’Inghilterra nel 1986- ho fatto il salvataggio del torneo”. Anni importanti per il giovane Luis che debutta in Champions nella fase preliminare contro lo Slavia Praga, ma per attendere il vero e proprio salto di qualità che lo farà conoscere al mondo intero, bisogna attendere il trasferimento oltremanica al Liverpool, che nel 2011 si aggiudica il cartellino dell’attaccante per 26,5 milioni di euro.

Con i Reds, “El Pistolero”, come sarà subito definito per l’incredibile fiuto del gol e le capacità tecniche che fanno invidia al mondo, si presenta puntuale all’appuntamento con il gol facendo dello Stoke City la sua prima vittima sacrificale, ed esprimendo le sue doti da micidiale cecchino anche contro i Gunners, piegati sul 2-0 dopo il monumentale assist di Suarez a Ramsey.

Il 2011 è un anno indimenticabile per il “Cannibale” soprattutto per la storica impresa firmata a Buenos Aires: l’Uruguay, dopo aver battuto il Perù accede alla finale del Monumental trionfando contro il Paraguay per 2-0. E’ proprio lui infatti che firmando l’1-0 poi consolidato dar raddoppio di Forlan, trascina la sua nazionale e solleva la Coppa America che mancava da ben 16 anni: è vittoria n°15 in questa competizione per la Celeste, che bissa anche i successi dell’Argentina.

Uomo dal forte temperamento, personalità eccentrica e poliedrica, Suarez fa parlare di sé, oltre che per le sue prodezze in campo, anche per i suoi comportamenti antisportivi che più volte hanno minato le sue prestazioni, costringendolo a lunghe giornate di squalifica. Ben 8 quelle da scontare dopo gli insulti razzisti rivolti ad Evra, al quale rifiutò anche la stretta di mano, simbolo di riappacificazione; ancora più drastiche le sanzioni nel 2013, dove nel corso del match tra Liverpool e Chelsea, sul 2-2 viene espulso per aver morso il braccio dell’avversario Ivanovic (rendendosi non estraneo a questo gesto che aveva già compiuto contro Bakkal). Ricco di soddisfazioni invece, il 2014: Suarez archivia la stagione con un bottino di ben 31 reti all’attivo in Premier, superando il record di Alan Shearer e mettendosi alla pari con una leggenda come Ronaldo.

Nel 2014 è anche la volta del Barcellona che per una cifra che ammonta a circa 75 milioni di euro (facendolo diventare il terzo giocatore più costoso della storia del calcio), acquista dagli inglesi del Liverpool il suo futuro numero 9: l’uruguaiano firma un contratto quinquennale andando a completare l’attacco stellare degli spagnoli.

Suárez debutta al Camp Nou a stagione già iniziata a causa della sanzione comminata dalla FIFA ai mondiali brasiliani, nel Clásico perso 1-3 contro il Real Madrid. E la proficua stagione a livello personale è coronata dalla vittoria del primo campionato spagnolo e della prima Coppa del Re, nonché dalla vittoria della finale di Champions League contro la Juventus (3-1), partita che porta anche la sua firma: il Pistolero firma il vantaggio per 2-1 segnando il secondo gol blaugrana.

Messi e Suarez (Fonte: Ver en Vivo en Directo - Flickr)
Messi e Suarez (Fonte: Ver en Vivo en Directo – Flickr)

E la carica del Pistolero non è destinata ad arrestarsi qui: inizia alla grande anche la stagione in corso per la squadra di Luis Enrique, che fa scintille sia in campionato che in Champions. Ultimo successo in Liga il poker rifilato, come abbiamo già ricordato, ai blancos del Real Madrid, annichiliti dalle qualità tecniche e dal gioco di Suarez e compagni. Suarez che proprio sabato scorso nel Clasico è stato autore di una prestazione scoppiettante che porta la firma della sua doppietta, insieme ai gol di Neymar ed Iniesta.

Senza parlare ovviamente dell’incredibile apporto di genialità apportato all’attacco del Barça, mostrato in campo anche nell’ultimo impegno di Champions League ai danni di una disarmata Roma. È lui, infatti, al 15′ a rompere l’equilibrio, su cross di Dani Alves e a dar l’avvio all’incubo europeo della Roma.

Nella serata che è diventata un vero e proprio show blaugrana nella roccaforte del calcio, il Cam Nou, si ripete ancora lui stesso al 44′, questa volta con uno spettacolare destro a giro.
Scelto da noi quest’oggi proprio perché simbolo di una squadra che può ancora vincere tutto: col giusto connubio di classe, esperienza e genio, nonostante il carattere difficile e collerico che talvolta ha compromesso l’andamento delle sue prestazioni, il Barcellona non poteva chiedere campione più adatto da schierare al fianco di due giocatori del calibro di Messi e Neymar. È l’era del MSN.

                                                                                                                                           A cura di Martina Manta e Valeria Cardarano

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