Michael Cuomo: “Ecco il mio mondo: lavoro, sacrificio e passione”

Il desiderio della maggior parte dei bambini è di diventare un calciatore.  Michael CuomoScontato, si potrebbe pensare. Molti sono i ragazzi che iniziano ad intraprendere questa via, ma altrettanti sono quelli costretti a rinunciare per varie problematiche. C’è chi dall’asilo sogna di calcare strepitosi terreni di gioco, ma con una giacca abbinata ad una bella camicia e con una cravatta in linea a completare il tutto. Un ragazzo come Michael Cuomo, diciannovenne (non si direbbe) di cui oggi abbiamo la possibilità di presentarvi la storia e qualche curiosità. Michael è un ragazzo per bene, viso sincero e pulito con un obiettivo ben preciso: il giornalismo sportivo. Nel periodo della scuola dell’infanzia lui non amava fare il riposino e occupava quel tempo leggendo. La passione per il calcio e per il Milan gli era stata già trasmessa e fin da piccolo sembrava aver le idee chiare. Come accennato all’inizio, anche Michael è cresciuto in un ambiente dove i ragazzi aspiravano a  diventare calciatori, ma lui avrebbe preferito fare altro: “Voi giocherete, io scriverò di voi”. 

Non ancora maggiorenne ha iniziato le sue prime esperienze in campo giornalistico. In poco tempo è diventato caporedattore e inviato per la testata ilveromilanista.it. “Non smetterò mai di ringraziare Luca Rosia che ha creduto in me. Mi ha dato la possibilità di entrare in questo mondo e di fare tantissime nuove esperienze”. Non solo. Segue in modo concreto e attivo il Seregno calcio, squadra che milita nel girone B di Serie D. Com’è la giornata con tutti questi impegni? Michael ci ha risposto così“Sono quasi sempre in sede a Seregno durante la settimana, seguo molto da vicino la realtà di questa squadra. Al sabato mattina assisto alla rifinitura, il giorno dopo viaggio con i giocatori e vado a vedere la partita, sia in casa che in trasferta. Il Milan? Se gioca i posticipi o gli anticipi aggiungo anche i rossoneri agli impegni del mio week end. Alla vigilia della sfida sono a Milanello per la conferenza stampa del mister, però se giocano domenica alle 15 non riesco a conciliare con il Seregno e rinuncio ai rossoneri. In generale organizzo la settimana in base agli eventi per poterci andare e lavorare”.

Lavorare, proprio così. Si possono avere diciannove anni, puoi risultare antipatico (attenti a chi lo dice), ma questo è proprio un lavoro a tutti gli effetti, con gli aspetti positivi e negativi del caso. Su questo punto Michael ha voluto spendere qualche parola in più e vi riportiamo il suo pensiero. Leggere bene, prego; molto spesso quello che si pensa può essere tutto il contrario: Se ho rinunciato a qualcosa? Certo, i miei amici escono alla sera, hanno una ragazza, si ritrovano. Per me, ad oggi, sarebbe impossibile tutto questo. Molto spesso devo stare a casa perchè quando loro tornano dal sabato sera io sono già in pista per andare a lavorare. Da quando ho intrapreso questo percorso, molti hanno iniziato ad invidiarmi. Certo, chiunque sognerebbe di essere al mio posto, ma tanti sono quelli che fraintendono e giudicano male. Mi danno dell’antipatico, del ragazzo che se la tira. Io voglio ribadire a tutti una cosa: quello che sto sperimentando è solo un onore per me e ogni giorno lavoro con umiltà per inseguire quel sogno che ho nel cassetto. Soffro a sentire certe cose sul mio conto. Non solo perchè non mi ritrovo nei loro giudizi, ma soprattutto perchè ci metto tanta passione e sacrificio. Questo ultimo tema è molto delicato. Non tutti hanno la possibilità di avere dei genitori che ti portano da una parte all’altra per permetterti di seguire i tuoi impegni. Il sabato e la domenica sono giorni sacri per la mia famiglia, tutti sono a casa e avremmo la possibilità di mangiare assieme. Io non la vedo quasi mai e questo non è facile. Non sottovaluto nemmeno questo aspetto, per me è un sacrificio. Vengono dei miei parenti e capita che io li veda nel tragitto da uno stadio all’altro. Mangio fuori, il week end lo passo lontano da casa. Pensano sia un privilegiato, ma molti non si rendono conto di tutto quello che ci sta dietro. Sottolineo la mia sofferenza quando mi sento dire da qualcuno che non sono più come prima”.

Parole forti che escono dalla bocca di un ragazzo normale, come tutti gli altri, che ha in sè il sogno di poter diventare un giornalista, strada non facile, ma vietato arrendersiIl Milan è l’esperienza più grande dopo quella del Seregno. San Siro è un luogo di culto per il popolo rossonero e abbiamo chiesto a Michael com’è cambiata la sua visione di questo stadio da quando segue la squadra da un punto di vista giornalistico: “Da piccolo andavo sempre a vedere il Milan con la sciarpa e la bandiera. Ora entro con giacca e cravatta, ma l’emozione è sempre la stessa. Varcare quel cancello è speciale. Mi ricordo ancora la mia prima esperienza in tribuna stampa: Milan-Sampdoria, non la scorderò mai. Per me si è realizzato un sogno. Da piccolo scattavo le foto con i giornalisti che passavano per andare nei famosi banchi. Essere lì dentro, ora, è qualcosa di indescrivibile. Cosa è cambiato? Vedo il Milan con più obiettività, esulto di meno ad un gol, a parte nei derby”.

La chiacchierata si è soffermata sul mondo rossonero. Il Milan non sta attraversando un periodo facile da qualche anno, ma paradossalmente questo aspetto può risultare utile per quello che Michael fa: ” Gli anni gloriosi sono passati, speriamo si possa tornare presto come prima. Forse questo aspetto negativo è capitato nel momento giusto della mia carriera. Sto iniziando a fare le mie prime esperienze a San Siro anche grazie a questo. Se il Milan fosse quello di Inzaghi e Kakà, allora forse il mio posto riservato in tribuna stampa non esisterebbe. Ci sarebbero più giornalisti per le testate maggiori e io non avrei tutte queste possibilità. Invece devo ringraziare il mondo rossonero che mi ha dato sempre un aiuto nonostante le mie mille domande. Ho trovato una realtà in cui per qualunque cosa sono stati pronti a darmi una mano. Mi sto facendo le ossa in un ambiente non più glorioso come prima e mi tengo pronto per il futuro”.

Tra passato e presente, forse il Milan sta trovando la quadratura del cerchio. Tanti sono gli aspetti che si potevano affrontare con un disponibilissimo Michael Cuomo e abbiamo deciso di soffermarci su tre punti cardini di questo momento: Luiz Adriano, la difesa e gli obiettivi: Luiz Adriano? Galliani stava facendo un’operazione incredibile. Molti pensano che il mancato approdo in Cina sia stato per colpa sua, ma da parte rossonera era tutto a posto. Questa situazione ha influito sul giocatore che, però, resta una pedina importante da non sottovalutare. I rossoneri non possono contare su seconde linee di spessore e, per questo, Luiz può risultare l’arma in più anche in Coppa Italia a cui tutto l’ambiente tiene molto. Preziosi i suoi inserimenti a partita in corso, appena si riprende sarà da tenere in considerazione. La difesa? Romagnoli-Alex è ancora presto per dire se sarà la coppia perfetta. Alessio è un ’95 di esperienza, Alex ha grandi qualità, ma sappiamo che qualche partita deve saltarla per non affaticarsi. Vedrei bene Mammana, giovane argentino che al fianco di Romagnoli potrebbe crescere. Obiettivo Europa League? Sposo il discorso di Barbara Berlusconi, così se sbaglio non possono accusarmi visto che non sono parole mie (ride, ndr). Lascio uno spiraglio verso obiettivi maggiori. Oggi non abbiamo le potenzialità per fare di più, ma siamo in crescita”.

Non ci resta che ringraziare Michael per la bella intervista che ci ha concesso. Parole forti, dirette e precise che potranno essere sicuramente d’aiuto per chiunque si ritrovi in questa situazione. Michael ci ha insegnato una cosa: inseguire il sogno. Tutto quello che sta attorno fa parte del gioco. Uno ci prova, lo deve fare mettendoci del suo giorno dopo giorno. Oggi rinunci con sacrificio, domani verrai ripagato.

 

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