Come sarà il Real Madrid senza Cristiano Ronaldo?

È ormai passato più di un mese dall’ufficialità della notizia che, nei primi di luglio, sconvolse il microcosmo calcistico juventino prima e, successivamente, l’intero movimento: “ Cristiano Ronaldo è un nuovo giocatore della Juventus”, titolavano le prime pagine delle principali testate nazionali e non, in un clima di generale euforia e entusiasmo. La notizia si instillò sin da subito nel cuore dei tifosi, fece impazzire le agenzie, scatenò orde di opinionisti pronti a fantasticare sul da farsi: la “Vecchia Signora”, appena reduce dalla vittoria del settimo scudetto consecutivo, si apprestava ad incassare l’accettazione del progetto da parte di quello che viene universalmente (e, probabilmente, a ragione) definito il calciatore più forte del mondo; un fuoriclasse, un leader, un annientatore di record ma, soprattutto, un vincente: 27 i titoli vinti tra club e nazionale (tra i quali svettano, ovviamente, le 5 Champions League e l’Europeo conquistato nel 2016 dal suo Portogallo), più di un centinaio quelli individuali. Quello che, ormai, percepiamo come un dato acquisito, solo qualche mese fa assumeva i contorni di una vera e propria Mission Impossible.

Cristiano Ronaldo. Fonte: Dudek1337 (wikipedia.org)
Cristiano Ronaldo (fonte: Dudek1337, wikipedia.org)
Un nuovo inizio – Alla spettacolarità che connotò la notizia fece riscontro, ovviamente, l’atteggiamento imbarazzato di Florentino Pérez, rimasto improvvisamente orfano del proprio campione e costretto a far digerire l’amaro boccone al mondo madridista nella sua interezza. La sensazione più comune, insomma, era quella dell’inizio di un vero e proprio “Anno Zero”, con un Real Madrid chiamato a ricostruire le proprie fondamenta. Gli stessi riferimenti a presunti “gentlement agreement” che lo stesso Florentino, in tempi non sospetti, avrebbe stipulato in maniera informale con i suoi “senatori” (Cristiano Ronaldo, Marcelo, Modric) al fine di poterli liberare a condizioni contrattuali maggiormente favorevoli, ben rappresentano il clima di “smantellamento” che ha connotato la storia recente del club.

Un calciatore insostituibile – Un profilo come quello di Cristiano Ronaldo rappresenta un unicum nel calcio attuale. CR7, se non impersona l’archetipo del calciatore totale, vi si avvicina molto: la velocità palla al piede, la prorompente fisicità, l’abilità nei calci piazzati, l’eccellenza nel gioco aereo, il senso del gol, il suo saper essere sempre e comunque decisivo costituiscono caratteristiche irripetibili e difficilmente rimpiazzabili. Peraltro, contrariamente a quanto ci si aspettava, Florentino Pérez non si è affatto “scatenato” nella ricerca di un sostituto. A poche settimane dalla chiusura del calciomercato spagnolo (la cui deadline è fissata al 31 agosto), il presidente blanco non ha posto in essere alcuno sforzo volto a suscitare scalpore negli animi dei tifosi: pochi i rinforzi pervenuti, e pochi i nomi altisonanti (ad eccezione del nuovo portiere Thibaut Courtois). Ci si attendeva di più dalla compagine dirigenziale di un club che, negli ultimi anni, ha fatto da padrone in ambito Europeo. Certo, per la conclusione del mercato mancano ancora una decina di giorni ma, fino a questo momento, il sostituto di CR7 (semmai dovesse esisterne uno) non è ancora pervenuto. I grandi profili che, a detta della stampa internazionale, il Real avrebbe vagliato per riempire l’enorme vuoto generato dalla partenza del fuoriclasse portoghese (ci riferiamo ai vari Mbappé, Cavani, Hazard, Neymar) ad oggi hanno rappresentato nulla più di semplici suggestioni.

L’addio di Zidane – Tuttavia, anche prima dell’avvento di CR7 in bianconero, erano già emerse le avvisaglie di una rivoluzione. Lo spettro di una rottura epocale in casa Real iniziò a palesarsi già sul finire di maggio, quando una personalità di assoluto rilievo come Zinédine Zidane, dopo tre anni alla guida dei Blancos, con la vittoria di altrettante Champions League, annunciò le proprie dimissioni, ritenendo conclusa la propria esperienza alla guida dei Galacticos. Nell’ambito della propria conferenza stampa di congedo, Zidane aveva posto alla base della propria decisione l’esigenza di adottare “una nuova metodologia di lavoro”. La scelta, stando alle parole di Perez, è stata presa in totale autonomia dall’allenatore ex Pallone d’oro.

Il cambio di guida tecnica – La sostituzione del tecnico francese con Julen Lopetegui, ex Commissario Tecnico della nazionale spagnola, esonerato a pochi giorni dall’inizio del mondiale in Russia sulla scorta delle polemiche, ha suscitato non poche perplessità in seno alla vox populi madridista. L’opzione a favore dell’allenatore spagnolo, probabilmente, riflette una scelta societaria ben precisa: la dirigenza del Real sembra, infatti, preferire il profilo di un “gestore”, silenzioso e tendenzialmente pedissequo alle decisioni del “gobierno blanco”, piuttosto che quello di un allenatore dal nome altisonante, che potrebbe pretendere più ampi margini di discrezionalità. Tuttavia, il primo test non è stato tra i più confortanti: la pesante sconfitta inflitta al Real dai cugini Colchoneros a Tallin, nel contesto della finale di Supecoppa UEFA, ha dato origine a un “record” particolare: Lopetegui è il primo allenatore del Real Madrid a perdere alla prima partita dal 2007 ad oggi. Senza voler cascare in terreni cabalistici, questo dato non rappresenta di certo un presagio confortante in vista dell’inizio della stagione. Intendiamoci: il Real ha tutti i mezzi per approntare una rosa competitiva, tanto a livello nazionale quanto a livello europeo. È sotto il profilo mentale che l’assenza di Cristiano Ronaldo potrebbe incidere in maniera decisiva. La sconfitta nel derby valido per la supercoppa ha rappresentato un’eccezione alla regola: il Real Madrid ha sempre vinto le partite che contano, non ha mai concesso 4 gol sotto la gestione di Zizou. Bassissima, poi, è stata la percentuale realizzativa (18% contro l’80% dell’Atletico). Sono dati che lasciano il tempo che trovano, ma possono costituire dei significativi campanelli d’allarme.

Siamo, ovviamente, ben lungi dal gridare al disastro, ma la sensazione è quella di un real un po’ meno galactico, finalmente suscettibile di sconfitta in campo internazionale.