Esclusiva-Antonini: “Non vedo un Milan senza Galliani e Berlusconi. Ho imparato tanto da Ibrahimovic”

Qualche mese fa ha appeso gli scarpini al chiodo, ma il suo curriculum parla per lui e difficilmente poteva tenerlo lontano dal mondo del calcio: Luca Antonini, campione d’Italia col Milan nel 2011, oggi lavora per allenare le giovanili, come aveva d’altronde già programmato conseguendo il patentino “UEFA B” durante la militanza al Genoa.

Luca Antonini - Fonte immagine: genoacfc.it
Luca Antonini – Fonte immagine: genoacfc.it
Antonini ha rilasciato un’intervista in esclusiva a Soccermagazine parlando del suo vissuto al Milan e non solo, commentando anche alcuni temi d’attualità del calcio italiano.
 
Oggi il Milan naviga tra risultati altalenanti pur avendo conquistato un trofeo dopo tanti anni: secondo te è sufficiente il cambio di proprietà della società per dare la ventata che ci vuole all’ambiente?
Sinceramente un Milan senza Galliani e Berlusconi non ce lo vedo, però se i cinesi dovessero subentrare come si dice sicuramente porterebbero tanti capitali per far arrivare campioni che farebbero puntare il Milan a vincere scudetto e Champions League e farlo tornare come era una volta.
 
Il Milan ha conquistato 7 Champions fino ad oggi: secondo te invece questa Juventus può vincere in Europa o conoscendo l’ambiente rossonero pensi che manchi una componente sconosciuta ai bianconeri?
Secondo me soprattutto quest’anno è stata fatta una Juve per puntare ad arrivare in finale o per vincere la Champions. Allegri ha dimostrato di saper mixare i giocatori che ha a disposizione con più ruoli e questo ti fa capire che lui e la Juventus hanno una mentalità europea perché quando vai a giocare in Europa poi incontri squadre che giocano come ha fatto la Juve nelle ultime 3-4 partite. Quindi significa che la Juve ha questo obiettivo e sta cercando di migliorare. Poi il Milan era una squadra rodata, abituata a giocare in Europa e temuta da tutti. La Juve ora è all’inizio e avrà bisogno di un po’ di tempo per ottenere la vittoria definitiva.
 
In rossonero hai avuto modo di giocare anche con un campione come Ibrahimovic: ci puoi raccontare qualche curiosità per smontare il suo mito di gigante burbero?
Da Ibra ho imparato tante cose, nel senso che è un professionista a 360°, è un ragazzo che comunque si mette a disposizione dei compagni e della squadra, non salta mai un allenamento, quando perde le partitelle si arrabbia – cosa che mi ha insegnato a non mollare mai nemmeno una partitella -, quindi è una persona che all’interno di un gruppo può dare tanto. Non a caso vince sempre nelle squadre in cui va a giocare.
 
Tu provieni dal vivaio rossonero e come te tanti terzini importanti alla stregua di Abate, Antonelli, De Sciglio, Calabria, Darmian e Maldini: qual è allora il segreto del settore giovanile che sembra sfornare soprattutto esterni?
Sì, negli ultimi anni ne ha sfornati veramente tanti e tutti di buon livello, però sono usciti anche dei buoni centrocampisti. Quello del Milan è un buon settore giovanile e cura ogni minimo dettaglio per far crescere già dal punto di vista umano e fisico. Il Milan è una scuola di vita e una scuola di calcio a livello mondiale.
 
A proposito di Maldini: cosa pensi del suo mancato approdo in società per tutti questi anni?
Mah, sinceramente non voglio entrare in questa questione perché se Paolo non è mai entrato in società avrà i suoi motivi o la società avrà i suoi motivi. Se ne parlerà Paolo bene, io mi tengo fuori da qualsiasi discussione o pensiero.
 
Domenica il Milan giocherà contro la Sampdoria che ha appena rescisso con Cassano, tuo ex compagno: secondo te Antonio ha sbagliato a tornare a Genova, che tu ben conosci come città?
Io sono tornato a vivere a Genova, quindi la conosco bene e mi sono innamorato di questa città, come se n’è innamorato Antonio, la cui moglie è genovese. Secondo me non ha sbagliato perché ha seguito il suo cuore, ha seguito quello che gli diceva la testa e ha preso questa decisione. Come siano andate realmente le cose io non lo so, però se sia la Sampdoria sia Antonio hanno deciso di rescindere consensualmente il contratto avranno avuto tutti e due i loro buoni motivi.
 
Ad oggi le uniche anti-Juve rimaste sono Roma e Napoli: da ex difensore, consideri più temibile l’attacco giallorosso o quello partenopeo?
Beh, sicuramente con Salah la Roma è più forte di quella vista nell’ultimo mese, quando è mancato l’egiziano. Anche il Napoli davanti è tanta roba, in più ha preso un giocatore come Pavoletti che ha bisogno di abituarsi un pochino alla tipologia di gioco di Sarri, però sono entrambe due squadre fortissime dal centrocampo in su, quindi non so se ci sia una favorita tra le due, ma sicuramente hanno tutte e due dei grandi reparti offensivi.
 
A Genova ti sei distinto anche per un gesto umano bellissimo spalando il fango nelle strade dopo l’alluvione: perché i tuoi colleghi non si producono quasi mai in iniziative del genere?
Mah, secondo me questa è una cosa personale: uno se la deve sentire di fare determinate cose nel sociale e non è da giudicare in malo modo chi non lo fa. È una cosa personale: se te la senti lo fai, se non te la senti non lo fai e non devi essere neanche giudicato male quando non ti prendi cura di questo tipo di situazioni.
 
Nel 2010 hai ottenuto una convocazione in Nazionale: che ricordi hai di quell’esperienza considerando che fu l’unica in azzurro?
Fu una bellissima esperienza perché comunque indossare la maglia della tua nazione è sempre un motivo d’orgoglio e un’emozione importante. Mi è dispiaciuto sinceramente non avere la possibilità di continuare a farlo, perché comunque giocavo titolare nel Milan e comunque stavo facendo bene, però mi tengo dentro le emozioni che ho provato quella sera ad indossare la maglia azzurra.
 
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