Esclusiva-Bergomi: “Sono per De Boer. Ho difeso fin troppo Balotelli. Ecco in chi mi rivedo…”

Lo “zio” d’Italia ha abbandonato i baffi già da un pezzo, ma l’affabilità e la compostezza continuano ad essere sempre vive in lui come quando, appena maggiorenne, fu catapultato in Nazionale e baciò dopo solo 4 presenze la Coppa del Mondo. Si tratta di Beppe Bergomi, colonna storica dell’Inter e ormai da tanti anni commentatore su Sky, che si è concesso ad un’intervista in esclusiva a Soccermagazine.

Bergomi - Fonte immagine: Benedetta De Rossi, Wikipedia
Bergomi – Fonte immagine: Benedetta De Rossi, Wikipedia
Anche quest’anno Napoli e Roma sembrano essere le principali rivali della Juventus: chi vede favorita nel prossimo scontro diretto tra le due e in generale nella corsa per lo scudetto?
Il Napoli fa ancora molta fatica nella fase difensiva. È strutturato bene, ha solo rimediato una sconfitta con l’Atalanta, che è una squadra che sa fare bene entrambe le fasi. Certo, ha perso Higuain e quindi nell’undici titolare ha perso qualcosa, ma nella totalità della rosa mi sembra migliorato, per cui se devo scegliere tra le due, su un campionato lungo preferisco il Napoli.
 
Come si spiega questo andamento altalenante dell’Inter?
È una ricerca di equilibrio anche qui, perché dalla metà campo in su la squadra ha tanto talento, ha tanti giocatori, che però tante volte giocano in maniera individuale e non per la squadra, quindi mettono in difficoltà tutto il sistema difensivo. Io penso che bisogni lasciar lavorare De Boer e dargli la possibilità di trovare la quadratura giusta, perché in questo momento siamo una squadra molto offensiva con poco equilibrio.
 
Ad oggi però ogni partita rischia già di essere l’ultima per De Boer: c’è qualche altro allenatore che ha sempre desiderato vedere sulla panchina nerazzurra?
Dico la verità, io sono per De Boer, perché un allenatore straniero in uno spogliatoio formato da tanti giocatori stranieri può anche andare bene. Una volta che scegli un allenatore come lui lo devi far lavorare, quindi non direi altri nomi. Lascerei lavorare lui.
 
Lei ha vinto tutte e tre le coppe UEFA aggiudicate dall’Inter nella sua storia: perché rispetto ai Suoi tempi oggi viene invece così snobbata l‘Europa League?
Perché la vedono come la coppa di riserva, insomma. Chi non raggiunge il palcoscenico delle grandi squadre, chi non riesce a raggiungere l’obiettivo della Champions League vede l’Europa League come una coppa di ripiego, sbagliando: perché basta superare la prima fase, poi quando comincia l’eliminazione diretta e scendono le squadre della Champions diventa una coppa importante ed è fondamentale andare avanti il più a lungo possibile. È un errore di valutazione. Io farei meno turnover e cercherei di andare il più avanti possibile.
 
Negli ultimi anni difensori poco quotati hanno trovato posto in Nazionale, mentre in passato elementi alla stregua di Bruscolotti, Ferrara e Panucci uscivano anzitempo dal giro o non venivano proprio presi in considerazione: come si spiega questa involuzione?
È un problema generazionale, nel senso che non abbiamo più grandi difensori, perché fare il difensore è più difficile rispetto al passato e perché in questo momento, in cui c’è un calcio globale dove vengono sicuramente presi tanti giocatori anche dall’estero per le principali squadre, a parte la Juventus, in fase difensiva, trovare grandi difensori non è facile, perché a parte i soliti storici ci rimangono Rugani e Romagnoli che erano i difensori dell’Under 21, poi per il resto veramente abbiamo poco. Quindi è una questione generazionale, ma soprattutto di scelte.
 
C’è un giocatore finora mai convocato che le piacerebbe vedere in azzurro?
Mah, questa è una domanda per la quale ci dovrei pensare su. Su due piedi non riesco a pensare a qualcuno che non è stato convocato perché i migliori vengono sempre messi nel giro, ecco. Non mi viene in mente un nome.
 
Almeno per adesso Ventura è deciso a non convocare Berardi, Insigne ed El Shaarawy in Nazionale per scelta tecnica: secondo Lei la tattica deve avere la priorità sulla qualità?
Questa qui è una domanda bella, sicuramente. Bisogna sempre vedere che idea hai in testa e come vuoi far giocare la squadra. Per quanto riguarda Insigne ed El Shaarawy la loro chance l’hanno avuta, sono giocatori che possono interpretare determinati ruoli. A Berardi una chance la darei, anche giocando col 3-5-2: visto che Ventura si è inventato Cerci come seconda punta potrebbe inventarsi anche Berardi con il suo mancino, con pochi compiti di rientro. Adesso non sta bene, è infortunato, ma penso che in futuro troverà spazi.
 
Sembra molto aperto sul tema delle convocazioni, quindi darebbe un’altra chance anche a Balotelli?
L’ho difeso fin troppo, perché ho sempre pensato che fosse il grande talento del calcio italiano, però capisco le perplessità da parte del ct, da parte un po’ di tutti. Vediamo, vediamo perché io ho imparato una cosa: che nella vita uno può fare il bravo, può migliorare e poi bene o male può ricadere nei propri errori. Diamogli un po’ di tempo, se non ricadrà nei propri errori allora una chance andrà data sempre ancora a chiunque, e quindi anche a Mario Balotelli.
 
Lei ha avuto modo di giocare con Matthäus: crede che in Italia un giocatore come De Rossi possa concludere la carriera da difensore come lui?
Non lo so. Lo può fare, sicuramente. Lo vedrei meglio nella difesa a tre con due giocatori che lo possano coprire. Già per adesso credo che il ruolo di centrocampista sia giusto perché non fa più corsa in avanti, non fa più fase difensiva, e allora se la squadra gioca in questa maniera De Rossi può fare ancora molto bene.
 
Nel panorama attuale del calcio italiano c’è un difensore che somigli a Beppe Bergomi?
Barzagli. In assoluto, se devo riconoscermi in qualcuno mi riconosco in Barzagli. Lui forse è più bravo in marcatura ed io ero più bravo in spinta: io ho fatto 23 goal, ne ho fatti 6 in Nazionale e Barzagli non ha questi numeri, però in fase difensiva sicuramente ha qualcosa in più.
 
Lei ha vinto due Mondiali: uno da calciatore e uno da commentatore. Cosa ha pensato nel 2006 nel vedere dei ragazzi che potevano essere suoi figli compiere la sua stessa impresa di 24 anni prima?
Ero felice per loro, per quello che hanno ottenuto. Bisogna solo dare tempo a quel Mondiale di farlo crescere, nel senso che adesso si ricorda molto ancora quello dell’82, ma quello del 2006 fra un po’ sarà ricordato come un Mondiale importante con dei giocatori straordinari e quindi da quel punto di vista sono felice per loro.
 
Bergomi, ci dica: qual è il primo pensiero di un diciottenne che sale sul tetto del mondo?
Dico sempre che è stato il massimo traguardo per un ragazzo di 18 anni indossare la maglia azzurra e vincere il Mondiale, quindi non c’è gioia più grande che un calciatore possa ottenere. Ho avuto quella fortuna e l’ho avuta molto presto, però è stata veramente una gioia incredibile condivisa con un gruppo fantastico, con un allenatore come Bearzot che per me è stato come un secondo papà e dei giocatori che mi hanno aiutato molto.
 
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