Esclusiva-Collovati: “I Totti e i Del Piero non devono restare in società per diritto divino”

Fulvio Collovati, ex difensore di Milan, Inter, Udinese, Roma e Genoa, ha parlato ai microfoni di Soccermagazine di alcuni temi d’attualità del calcio italiano

Tra i campioni del mondo azzurri dell’82, oggi Fulvio Collovati è forse tra i più attivi dal punto di vista mediatico. L’ex difensore ci tiene a promuovere il calcio italiano anche nel suo peggior momento storico, non disdegnando qualche invettiva dall’alto della sua esperienza. Collovati ha rilasciato un’intervista in esclusiva a Soccermagazine affrontanto più di un argomento relativo a Serie A e Nazionale.

Collovati - Fonte immagine: Stefano Bolognini, Facebook
Collovati – Fonte immagine: Stefano Bolognini, Facebook
In Europa si è ormai chiusa la finestra di calciomercato estiva. A parte Ronaldo, c’è qualche colpo in particolare che L’ha impressionata finora?
Devo dire che il colpo di Ronaldo ha un po’ messo sottotraccia tutti gli altri, la verità è questa qua. In Spagna il Real Madrid non ha preso nessuno: doveva comprare il centravanti, Lewandowski, e non glielo hanno permesso. Il Barcellona nemmeno. In Inghilterra pure. Devo dire che forse per la prima volta dopo tanti anni il protagonista è stato il mercato italiano. È vero che è venuto Cristiano Ronaldo, ma devo dire che il nostro calcio è ambizioso perché c’è stata anche la possibilità che venisse Modric, lo stesso Marcelo che è amico di Cristiano Ronaldo, per cui diciamo che è tornato protagonista il calcio italiano, ecco.

La tifoseria partenopea si sta già ponendo delle domande sul nuovo Napoli dopo la prima sconfitta in campionato: secondo Lei la squadra di Ancelotti è già competitiva o è in fase di rodaggio?
No, è in rodaggio assolutamente. Se in tre partite una la perdi, due le devi rimontare e subisci 6 goal sei in rodaggio. Una squadra che è stata abituata per tre anni a giocare con una mentalità diversa, non ha cambiato assolutamente giocatori perché sono quelli dell’anno scorso e Fabian Ruiz e il terzino Malcuit non stanno giocando. Alla fine sono stati abituati per tre anni ad avere degli schemi fissi in testa e di conseguenza non è che puoi assimilare in tre partite quelli di Ancelotti, per cui è in fase di rodaggio assolutamente.

Secondo Lei c’è almeno una possibilità che nonostante l’acquisto di Ronaldo la Juventus non vinca il campionato, lasciando una speranza alle altre?
Ma le possibilità ci sono sempre, non è quello il problema. Però la Juventus non ha solo Cristiano Ronaldo, può permettersi il lusso di tenere in panchina Dybala, Douglas Costa, Cancelo: ha due squadre. Per vincere non sono bastati 91 punti del Napoli dell’anno scorso, per cui gli altri devono fare ancora di più, pensa un po’.

In questi giorni si fa un gran parlare della squalifica per bestemmia di Mandragora, che è stata anche accolta con stupore dai giornali stranieri. Cosa ne pensa considerando anche che in molti invece sembrano farla franca?
Mah, non capisco questo stupore. Io sono all’antica, abbia pazienza. Per me hanno fatto bene. I giocatori sono dei personaggi anche simbolo per certi aspetti, devono dare l’esempio e anche questo è un atteggiamento che non va tenuto, per cui la bestemmia va punita a tutti i costi. Sono d’accordo. Mi stupisco di quelli che si sono sollevati dicendo “È una vergogna”, ma cosa vuol dire? Non esiste. Ormai è un mondo senza più valori, figuriamoci.

Milan-Roma è stata una partita particolare anche perché la prima con i due capitani storici in dirigenza: da una parte Maldini che ha detto subito la sua dopo l’insediamento nella società, dall’altra Totti che si sente poco spesso. Le dispiace vederlo meno presente sulla scena?
Quando i grandi campioni smettono di giocare c’è sempre un velo di tristezza, però fa parte della vita, non ti devi stupire. Ecco, l’unica cosa che dico è che giocatori così in Italia ce ne sono sempre meno. È la fine dei numeri 10, vogliamo dirlo? Di conseguenza mi fa tristezza per quel motivo, perché è un ruolo in via d’estinzione.

Secondo Lei perché Spalletti ha fatto bene a Roma e invece ottiene risultati altalenanti all’Inter?
Perché secondo me Spalletti deve gestire 18 giocatori, lui vuole una rosa molto più ampia, però quando comincia ad averne 20-25 tutti competitivi va un po’ in difficoltà. Ci sono degli allenatori – Allegri è uno di questi – che son bravi a lasciare in panchina Dybala, non gliene frega niente. Sono bravi a gestire: Allegri ha lasciato in panchina anche Higuain l’anno scorso, lascerà in panchina Cristiano Ronaldo. Ecco, forse ci sono altri che hanno difficoltà di gestione. Spalletti è molto bravo, però secondo me il motivo forse è questo. Attenzione: vanno in campo 11, gli altri 10 li devi lasciar fuori. Nel momento delle scelte, insomma, è un po’ in difficoltà.

Negli ultimi anni molti riferimenti del calcio italiano hanno conosciuto ritiri e addii indesiderati per diversi motivi, tra Di Natale, Del Piero, Totti. Secondo Lei le società devono usare più tatto o comunque devono mettere in primo piano le proprie finalità?
Io non sono tra quelli che dicono che se uno smette di giocare, debba avere un posto in società per diritto divino. Sono molto aziendalista in quello. Ormai il calcio è diventato un rapporto di professionalità, di lavoro, firmi dei contratti. Adesso i Bergomi, i Baresi ci sono sempre meno, dopo anni te ne vai in un’altra società. Dove sta scritto che uno debba rimanere in società, anche se un Del Piero c’è stato 20 anni? Con Buffon allora cosa dobbiamo dire? Buffon è andato via perché voleva giocare. Il posto in società te lo devi meritare con intelligenza, non perché sei stato un grande campione, ma perché devi avere dei valori che vanno oltre il calcio.

Nella Nazionale dell’ultimo decennio sono mancati proprio i Totti, i Baggio e i Del Piero. Secondo Lei oggi l’azzurro rappresenta ancora un calcio di livello internazionale o solo e semplicemente il meglio che è disponibile in Italia?
Il meglio che è disponibile in Italia. Nelle ultime convocazioni di Mancini ci sono giocatori come Zaniolo che francamente non conosco, sono sconosciuti. Una volta per raggiungere la Nazionale dovevi fare la Juniores, l’Under 21: la sperimentavi e poi arrivavi in Nazionale, c’era un percorso. Capisco Mancini perché non ci sono allenatori che fanno giocare i giocatori italiani, ma adesso è troppo facile raggiungere la maglia della Nazionale. Una volta c’era più competitività.

Per concludere: Lei si è dimostrato molto vicino anche al pubblico più giovane che non L’ha vista giocare, considerando le Sue partecipazioni con la Gialappa’s. Rispetto ai tempi in cui Lei era in campo, quanto è cambiato il rapporto tra i tifosi e i calciatori, che oggi appaiono mitizzati e divinizzati da televisioni e social?
È cambiato al 100%, è cambiato tutto. Non voglio parlare dei social o dei telefonini, ma adesso c’è un distacco. Il tifoso andava a vedere gli allenamenti, quasi entrava in campo, adesso devi chiedere il permesso e non ti fanno entrare. C’è un distacco dovuto agli uffici stampa, alle società, a tutto, per cui di conseguenza non c’è più quel rapporto umano che c’era allora. C’è forse attraverso i social, però con i social non comunichi, non hai il contatto diretto. Una volta avevi il contatto diretto, adesso non è così. C’è un po’ quel distacco che deriva dal mondo di oggi. Mi ricordo che un anno siamo andati in ritiro con la Roma, abbiamo viaggiato in treno, siamo andati alla stazione come tutte le altre persone. Adesso viaggi con l’aereo privato della squadra. Fa tutto parte di un mondo un po’ artefatto che una volta non era così.

Lei ha vinto un Mondiale, che è il titolo massimo per un calciatore, un atleta. Sono passati 36 anni. Sente di appartenere agli italiani, di essere ancora un piccolo pezzo di storia dell’Italia?
Lo vedo tutti i giorni quando vado in giro. Sarà che faccio televisione e la televisione aiuta a non dimenticare, ma io vado in giro tutti i giorni per lavoro e la gente mi sorride e mi ferma per la strada. Queste sono le cose che ti fanno felice. Io ho smesso di giocare 25 anni fa, avevo un altro aspetto, avevo un altro fisico, avevo altri capelli, non avevo le rughe, eppure la cosa più bella è questa: che la gente ti è ancora vicina.

Si ringrazia il sig. Collovati per la cortese disponibilità.

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