Esclusiva-Graziani: “Sono arrabbiato per Di Natale. L’Inter può essere un’anti-Juve”

I più giovani che non hanno potuto vederlo giocare lo ricordano soprattutto per l’esperienza di “Campioni”, alla guida del Cervia, ma Ciccio Graziani è in primis uno dei campioni del mondo dell’82. Graziani, che da qualche tempo ha smesso anche i panni di allenatore, ha rilasciato un’intervista in esclusiva a Soccermagazine, parlando delle sue ex squadre, della Nazionale ed anche un po’ di sé.

Ciccio Graziani - Fonte immagine: pistoialive, Youtube
Ciccio Graziani – Fonte immagine: pistoialive, Youtube

Considerando gli acquisti e le cessioni della sessione estiva ritiene che quest’anno il Torino possa aspirare a tornare a posizioni più “nobili” della classifica o si sentirà troppo l’assenza di Ventura?
No, anche perché ritengo Mihajlovic un ottimo allenatore, anzi: è un allenatore da Toro lui, perché ha carattere, personalità, ha voglia di vincere, ha voglia di fare bene, quindi secondo me è l’allenatore giusto. E poi mi sembra che quest’anno si sia preparata almeno sulla carta una buonissima squadra, per puntare naturalmente all’Europa League, che è l’obiettivo più importante.

Il suo ex compagno Giannini ci ha rivelato di non credere più alle dichiarazioni dei calciatori (clicca qui per leggere), i quali finiscono spesso col tradire i propri tifosi come accaduto di recente con Pjanic e Higuain. Lei che ne pensa?
Ma io credo che Pjanic e Higuain avessero una clausola rescissoria: se arriva una società e ti paga la clausola il giocatore può andar via, e quindi non ci trovo nulla di strano. Trovo di strano il fatto che quando fa un’annata positiva un calciatore va a battere cassa, ogni volta, anche se il contratto ce l’ha ancora per altri 2-3 anni, e trovo immorale il fatto che poi quando fanno una stagione negativa non vadano in società a dire: “Siccome ho fatto una stagione negativa e prendevo un milione, ecco… adesso levatemi 300.000 Euro e me ne date 700.000”.

Il lavoro di Corvino e l’ennesimo riassetto societario della Fiorentina porteranno a una stagione positiva?
Io credo che quando la Fiorentina arriva tra le prime cinque società in Italia – cosa che è successa negli ultimi cinque anni – il tifoso della Fiorentina deve essere contento. La famiglia Della Valle ha come obiettivo primario quello del bilancio e attraverso il bilancio si fanno le squadre. Devo dire che le fanno anche molto bene, perché se andiamo a considerare i bilanci, ma soprattutto i debiti delle altre società che la precedono in classifica, io dico che la gestione “Della Valle” è una gestione ottimale. Poi è chiaro che il tifoso vorrebbe sempre di più, vorrebbe spese diverse, vorrebbe acquisti diversi, ma non è possibile e quindi ti devi adeguare a quelli che sono gli obiettivi di una società: la Fiorentina non parte per vincere il campionato, l’obiettivo massimo potrebbe essere quello di arrivare a lottare per un eventuale posto in Champions, e poi quello dell’Europa League. Mi sembra che negli ultimi 4-5 anni abbia sempre raggiunto questi obiettivi o abbia lottato per questi obiettivi e quindi di più non si può pretendere.

Lei è molto legato anche all’Udinese: ha condiviso la scelta di affibbiare la maglia numero 10 di Di Natale ad un giovane come De Paul?
Io almeno per un anno la maglia di Di Natale non l’avrei assegnata, anche per rispetto di un giocatore che per quella società ha dato veramente tanto. E non ci dimentichiamo un gesto di Di Natale straordinario, quando poteva andare alla Juventus e lui ha preferito rimanere ad Udine. Per un anno non l’avrei assegnata, poi se l’anno successivo qualcuno l’avesse voluta o meritata l’avrebbe anche potuta prendere, perché tanto i giocatori passano, le società restano. Quello che mi dispiace è nelle dichiarazioni di Natale di questa mattina su un giornale sportivo: lui sembrava dovesse avere un’opportunità anche nel dopo-calcio con l’Udinese, sembrava dovesse fare il dirigente, dovesse fare l’allenatore, l’accompagnatore, dovesse fare tante cose all’interno di quella società… ed invece leggo con rammarico che è tornato a vivere ad Empoli e nessuno si è degnato di fargli neanche un colpo di telefono. Questo mi fa un po’ arrabbiare, mi dispiace un po’ perché il rispetto dei sentimenti vale per le società così come per i calciatori.

Cosa l’ha ferita di più in Roma-Porto tra l’ennesimo colpo di testa di De Rossi ed il mancato addio alla Champions di Totti?
Mi dispiace per Totti perché chiaramente sapevo che ci teneva quest’anno a rigiocare quella manifestazione, perché poteva essere l’ultima visto che il contratto è in scadenza. Mi dispiace anche per De Rossi perché purtroppo le due espulsioni – mettendoci dentro anche quella di Emerson – sono diventate così penalizzanti da precludere poi alla squadra di raggiungere l’obiettivo che si erano prefissati, perché con il Porto ci può stare che prendi goal anche all’inizio, ma ci sono 83 minuti per poterlo rifare, riequilibrare i risultati. Certo è che l’espulsione di De Rossi e quella successiva di Emerson hanno messo in grave difficoltà la squadra, la società e l’obiettivo da raggiungere, ma nel calcio succede anche questo, non c’è niente da fare.

Qualche anno fa proprio Totti ha dichiarato che avrebbe scambiato il Mondiale con una Champions: Lei avrebbe barattato Spagna ’82 con la finale di Liverpool?
Nooooo, no no no no, mai, mai! Mai! Perché il campionato del mondo è una cosa talmente bella e importante, poi giochi per la tua nazione, fai qualcosa per la tua nazione… Quando giochi per la tua squadra di club ci sono sempre traguardi straordinari da raggiungere, io tra l’altro una Champions, una Coppa dei Campioni una volta l’ho sfiorata, ma non ha il valore di una vittoria in un campionato del mondo con la tua Nazionale. Assolutamente, non ci penserei neanche un secondo.

Il campionato è partito con molti dubbi sul Napoli, orfano di Higuain: crede che Gabbiadini e Milik siano sufficienti per sostituirlo o sarà la Roma l’unica anti-Juve?
No, io credo che il Napoli abbia fatto delle scelte diverse. Ha perso un grandissimo campione, ha acquistato buoni giocatori, ottime alternative, perché tra l’altro vedo che i titolarissimi sono sempre gli stessi: se ci fosse Higuain giocherebbero con la stessa squadra dell’anno scorso, senza un rinforzo. I rinforzi ci sono, ma sono nelle seconde linee, che hanno scelto secondo me anche molto bene. Hanno preso Milik che è un buonissimo giocatore, adesso vedremo che tipo di stagione farà. Gli esordi mi sembrano positivi perché ha fatto subito due goal contro il Milan e mi sembra che si sia presentato molto bene e vedremo se il Napoli saprà ripetersi come ha già fatto negli anni passati attraverso il suo modo di giocare, la sua mentalità di gioco, il suo assetto tattico. Vedremo quello che potrà succedere, ma io penso che in questo momento le anti-Juve siano sicuramente la Roma, il Napoli e la stessa Inter, che io ritengo sia una squadra che può essere molto competitiva se trovano la quadratura giusta.

Ventura è appena passato dal Torino alla Nazionale: c’è un giocatore finora mai convocato che gli consiglierebbe per l’azzurro?
Berardi.

Lo stesso Ventura sembra orientato ad ignorare proprio Berardi, Insigne ed El Shaarawy dalla Nazionale esclusivamente per ragioni tattiche: Lei è d’accordo con questa scelta?
Non sono d’accordo perché i calciatori bravi vanno presi in considerazione. Certo che l’Italia di bravi ne ha tanti. Però se pensiamo che una Nazionale possa giocare solo con un assetto tattico e con determinati tipi di calciatori e con determinati tipi di qualità è sbagliato. Io credo che la Nazionale possa giocare con un 3-5-2, con un 5-3-2, con un 4-3-3, con un 4-2-3-1; dipende, dipende dai giocatori che scegli, dal momento della loro forma, ed in base a questo hai la fortuna di poter cucire intorno alle qualità dei giocatori un assetto tattico. Mi sembra assurdo che oggi perché si gioca col 3-5-2 El Shaarawy ed Insigne non possano far parte di questa Nazionale. E’ riduttivo. La Nazionale può giocare con questo assetto tattico, ma potrebbe anche cambiarlo nelle prossime partite, prendendo in considerazione che in quel momento magari stanno così bene e gli cuci addosso un vestito diverso.

Lei ha avuto spesso a che fare con i giovani nei panni di tecnico, ricordiamo anche la simpatica parentesi col Cervia: le sarebbe piaciuto provare ad allenare e magari forgiare Balotelli?
Sicuramente sì, mi sarebbe piaciuto provarci, per vedere se a differenza di tanti altri sarei riuscito ad incidere un po’ di più nella testa di questo ragazzo, però questa è un’ipotesi che non ha nessuna validità, nessun senso, perché non c’è mai stata questa opportunità.

Nel panorama attuale del calcio italiano c’è un attaccante che somigli a Ciccio Graziani?
Mah, un po’ Pellè, un po’ Pavoletti, anche se loro hanno una struttura fisica un po’ più imponente della mia, anche perché io ero 1,82, loro sono 1,88, 1,90 quasi. Però il modo di giocare più o meno era quello, mi danno questo tipo di riferimento.

Per concludere, una curiosità che ci togliamo sempre con quei pochi giocatori che possono condividere con Lei la più grande delle gioie: al di là delle emozioni, può dirci qual è il primo pensiero che attraversa la mente di un atleta che sale sul tetto del mondo?
Credo quello di aver fatto qualcosa di straordinario per te, per le persone che ti sono vicine, che sono le tue persone care, la famiglia, i genitori e quant’altro e poi per la nazione. Quando giochi per la nazione ha un sapore completamente diverso rispetto ad una manifestazione importante giocata con un club, e quindi i primi pensieri sono quelli di aver fatto qualcosa di grande e poi pensi subito alla soddisfazione dei tuoi familiari e delle persone che ti vogliono bene.

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