Esclusiva-Prandelli: “Icardi era ad un passo dall’Italia. Volevo davvero Totti”

Cesare Prandelli, oggi più che mai voglioso di tornare ad allenare in Italia, ha parlato ai microfoni di Soccermagazine delle sue esperienze in Nazionale e non solo

Dal 2006 ad oggi è stato l’unico ct che ha consegnato all’Italia almeno un podio: Cesare Prandelli ha allenato la Nazionale dal 2010 al 2014 ottenendo non solo un secondo posto all’Europeo, regalando alla bacheca azzurra anche il bronzo in Confederations Cup. Spesso il lato umano del mister ha prevalso su quello squisitamente tecnico, ma risultandone comunque complementare, nel tentativo di far riconciliare l’ambiente professionistico con l’aspetto educativo e romantico dello sport: in Cesare Prandelli si trovano il codice etico, le dimissioni sincere di un padre, uno sguardo innamorato verso la figlia sugli spalti appena prima dell’esordio casalingo della sua Italia, nella sua Firenze. Prandelli ha rilasciato un’intervista in esclusiva a Soccermagazine toccando diversi temi legati al momento attuale del calcio nostrano, oltre che ai suoi trascorsi a Coverciano.

Cesare Prandelli - Fonte immagine: Илья Хохлов, Football.ua
Cesare Prandelli – Fonte immagine: Илья Хохлов, Football.ua
Mister, ormai si è chiusa la finestra estiva di calciomercato. A parte Ronaldo, c’è qualche colpo in particolare che L’ha impressionata finora?
Diciamo che Ronaldo ha preso la scena. Un giocatore come lui fino a qualche settimana fa era impensabile che potesse essere protagonista nel nostro campionato. Forse l’acquisto che tutti si aspettavano, il secondo colpo, era Modric, ma io sono convinto che dalla prossima sessione arriveranno i grandi campioni perché la Serie A sta riacquistando punti, ma soprattutto visibilità e credibilità anche a livello internazionale.

Con Ancelotti il Napoli si è aggiudicato il tecnico più titolato della Serie A, ma sul mercato si è mosso poco e i tifosi sognavano il ritorno di Cavani. Un grande allenatore può supplire all’assenza di un bomber?
Un grande allenatore sicuramente può gestire, può dettare, può correggere, ma è chiaro che quando hai un bomber, il bomber è insostituibile. È chiaro che il Napoli è sempre competitivo, è una squadra collaudata, è una squadra che ha una certa compattezza e qualcosa in più la darà sicuramente l’allenatore.

La Juventus ha preso Perin, ma è stato annunciato subito che sarà il secondo portiere. Condivide questa scelta in ottica Nazionale proprio ora che non c’è più Buffon?
Sono decisioni della società chiare fin dall’inizio, chiaro che poi sarà il campo a decidere come sempre perché conoscendo Perin – ragazzo molto serio, professionale – si allenerà sempre tutti i giorni con grande determinazione e metterà sicuramente in difficoltà l’allenatore.

A proposito di Nazionale: Lei ha portato all’Italia l’unica medaglia della sua storia in Confederations Cup, competizione spesso snobbata e che la FIFA potrebbe cancellare a breve. Che importanza aveva e ha per Lei questo torneo?
La nostra Nazionale è riuscita a portare comunque due medaglie, un argento agli Europei e un bronzo alla Confederations Cup. È chiaro che in quel momento in questa competizione si affrontavano le 8 squadre sulla carta più forti del mondo, perché c’erano i campioni del mondo, i campioni europei, i campioni dell’Africa, i campioni dell’Asia ecc., quindi erano 8 squadre molto, molto, molto forti.

In quegli anni Lei parlò più di una volta di Totti: aveva pensato veramente di convocarlo o era una provocazione per stimolare tutti i giocatori?
No, non era assolutamente una provocazione. Poteva essere un’idea perché comunque stava facendo bene, ha avuto qualche problema fisico e quindi chiaramente abbiamo fatto altre scelte, ma comunque Totti in quel momento poteva rappresentare qualcosa in più dal punto di vista della personalità, della qualità, dell’esperienza, quindi non è stata soltanto una provocazione.

Per vari motivi Lei non ha avuto modo di allenare Totti né alla Roma né in Nazionale, ma se in futuro, tra qualche anno, si ponesse l’occasione – non di questi tempi in cui c’è di Francesco -, accetterebbe di riprovare proprio l’esperienza romana che Le è mancata in carriera?
Io ho avuto la fortuna di allenare Totti e Cassano in quei due mesi che sono stato a Roma: la fortuna di un allenatore è allenare i campioni, quando in una squadra ci sono i campioni diventa tutto più facile. È chiaro che Roma è affascinante, è intrigante e molto stimolante dal punto di vista professionale, ma in questo momento ha un allenatore molto preparato e molto bravo, quindi gli auguro veramente di fare molto bene.

Prandelli è stato il CT che più di tutti ha aperto la porta agli oriundi. Ricordiamo che una volta ha parlato di Icardi, ma soprattutto c’è stato il caso emblematico di Diego Costa che ha esordito due volte proprio contro la Sua Italia, sia con il Brasile sia con la Spagna. Non c’è mai stato il timore che i giocatori ignorati da altre nazionali ne approfittassero?
Per quanto riguarda Icardi c’è mancato proprio poco, perché era già con un piede sul pullman dell’Under 21, poi ricevette una telefonata e quindi non se ne fece nulla, ma avevamo visto bene perché era un ragazzo molto, molto, molto interessante, era molto giovane, lui ci aveva già fatto capire che c’era anche la possibilità di un futuro azzurro. Per quanto riguarda gli oriundi, noi nel 2006 abbiamo vinto un campionato del mondo e c’era un oriundo. La storia del calcio è questa, la storia delle grandi squadre degli ultimi anni è questa, la Nazionale tedesca ha vinto il campionato del mondo con molti giocatori naturalizzati, la Francia uguale, quindi non vedo perché noi dobbiamo rimanere indietro rispetto agli altri.

C’è un attaccante poco sponsorizzato che proprio durante il Suo mandato è stato fermato dagli infortuni e risulta protagonista ancora adesso, a 35 anni. Quanto Le è mancato in Nazionale uno come Quagliarella?
Questa è una bella domanda, ti ringrazio. Noi lo avevamo convocato, poi ha avuto degli infortuni, si è rotto il crociato. È un attaccante atipico per quanto mi riguarda, perché ha un senso del goal innato, ma anche un senso del gioco importante e quindi è un attaccante completo, che ha personalità, che nonostante i 35 anni dimostra ogni domenica di essere comunque sempre molto, molto, molto pericoloso.

Negli ultimi mesi, sentendo alcuni giocatori del vecchio Napoli di Mazzarri, abbiamo scoperto che persino tra di loro, nello spogliatoio, circolava l’idea che Paolo Cannavaro non venisse convocato in Nazionale per via del cognome troppo pesante dato che giocava sia nella difesa a 3 sia in quella a 4 (clicca qui per leggere). Vuole approfittarne per smentire questa versione?
Assolutamente, sono state fatte delle scelte tecniche, ma non c’era assolutamente alcun tipo di preclusione nei confronti di Paolo. In quel momento c’erano dei giocatori, a mio parere, forse più adatti a giocare quel calcio che volevamo giocare.

Negli ultimi anni alcuni giocatori come De Rossi che erano caduti vittime del codice etico hanno subito altre espulsioni gratuite, anche dopo le Sue punizioni. Nel calcio di oggi multe ed esclusioni non sono più sufficienti?
Mi fa piacere questa domanda, rispondo con molta sincerità: noi avevamo messo questo codice etico che è stato coniato dai giornalisti, per noi era solo un modo di porsi in una maniera corretta nei confronti della maglia azzurra, adesso c’è un codice etico che è il VAR (sorride, ndr) ed è abbastanza semplice la cosa. Quindi avevamo un po’ anticipato quello che poteva essere il comportamento dei giocatori in campo. Noi non abbiamo mai assolutamente pensato di essere dei giudici, ma avevamo pensato che chi indossa la maglia azzurra deve avere un grande comportamento, chiamiamolo anche “etico”.

Per concludere: rispetto ai tempi in cui Lei giocava, quanto è cambiato il rapporto tra i tifosi e i calciatori, che oggi appaiono mitizzati e divinizzati da televisioni e social?
È cambiato il mondo, perché io metterei anche gli addetti ai lavori, i mass media, i giornalisti. Una volta finita la partita entravano tutti nello spogliatoio e anche durante la settimana avevamo un contatto diretto con le persone, le si guardava in faccia, si conoscevano, e quindi era un rapporto che magari andava anche oltre l’aspetto solo tecnico. Per quanto riguarda i tifosi eravamo comunque sempre disponibili per qualsiasi iniziativa, confronto o dibattito. È chiaro che adesso il calciatore è diventato – come dici tu – quasi un attore, quindi è cambiato il mondo, ma non possiamo tornare indietro, ci dobbiamo adattare e proporre questi nuovi attori nella maniera migliore.

Si ringrazia il mister Prandelli per la cortese disponibilità.

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