Esclusiva-Valentina Clemente: “C’è solo un modo per far partire Cavani. I francesi si riconoscono in Pogba”

Mai come nell’ultimo anno il calcio francese ha attirato su di sé le attenzioni di gran parte del globo: l’esplosione di Mbappé, gli arrivi di Neymar e Buffon, la vittoria del Mondiale in Russia sono solo alcuni degli argomenti che stanno caratterizzando il pallone transalpino. È indubbiamente il momento della Francia e per parlarne a dovere abbiamo contattato Valentina Clemente, corrispondente del Corriere dello Sport e di Mediaset Premium trapiantata ormai da anni a Parigi. Valentina ha rilasciato così un’intervista a Soccermagazine toccando anche alcuni temi legati al calcio italiano:

Valentina Clemente
Valentina Clemente – Fonte immagine: @SailV, Twitter

In Italia si dice sempre che il campionato francese sia poco allettante e competitivo: come viene vista invece la Serie A dai tifosi transalpini?
Sicuramente c’è sempre un interesse molto vivo, anche se in questi ultimi anni ovviamente la mancanza di nomi di riferimento importanti l’ha fatto scendere leggermente. Anche il fatto che vincesse sempre la Juventus senza dubbio ha influenzato. Posso dire che nell’ultimo, invece, la tensione si è risollevata perché il duello tra Juventus e Napoli ha tirato molto e l’ho visto anche – come si dice in Francia – da consultant per il calcio italiano, nel senso che sono stata chiamata spesso a spiegare il come e il perché di questa “nuova” rivalità, perché i francesi comunque è un qualcosa di abbastanza nuovo e recente. Sicuramente nell’ultima stagione la Serie A ha ripreso quota e adesso con l’arrivo di Cristiano Ronaldo sarà ancora più interessante vederla, soprattutto in Francia dove c’è questo amore e odio per il Real Madrid e soprattutto per la figura di Cristiano. È un bel motivo per seguirla.

È possibile imputare gli insuccessi europei del Paris Saint-Germain alla minore difficoltà del suo campionato nazionale?
No, diciamo che non è quello l’unico problema, perché il Paris Saint-Germain ha dimostrato che se vuole giocare sa giocare, l’abbiamo visto con il 4-0 con il Barcellona due anni fa. Il problema del PSG è molto più profondo a livello di gestione e di motivazione, anche lo stesso Emery in questi anni non è stato forse messo nelle migliori condizioni perché da quando è arrivato aveva cercato di cambiare le cose e invece alla fine è stato a lui a doversi adattare. Adesso, ad esempio, c’è tanta attenzione verso Tuchel perché si parla di lui come di qualcuno molto rigido, qualcuno che sta molto attento alla dieta, qualcuno che fa rigare veramente dritto i giocatori, ma bisogna vedere se poi il club dietro spalleggerà l’allenatore o no come successo già con gli altri in precedenza, perché ricordiamo tutti che dopo la disfatta al ritorno al Camp Nou i giocatori, in primis Rabiot, dissero: “Ah, non abbiamo rispettato quello che ci ha detto l’allenatore”. Quando una squadra fa un mea culpa a questo livello è “grave”, anche perché è successo pure nella finale di campionato quando ormai i giochi erano fatti e la squadra ha smesso di giocare, danneggiando le altre squadre che stavano lottando dietro per i posti europei. Diciamo che per arrivare in alto in Europa il PSG deve darsi una gestione diversa a livello di club, perché comunque questi sono problemi sintomatici di una società cresciuta molto velocemente in pochi anni. Ha avuto problemi di costruzione interna: finché c’è stato un personaggio come Leonardo si sono gestiti bene i rapporti, poi partito Leonardo le cose si sono complicate e ancora oggi c’è molto da fare.

Di questi tempi a Napoli spunta ogni giorno una voce diversa su un possibile ritorno di Cavani. Tu che vivi da vicino il PSG, ritieni ci siano spiragli per questo scenario o è da escludere categoricamente?
Sicuramente il problema principale è lo stipendio di Cavani, come tutti sanno e come anche De Laurentiis ha sottolineato qualche giorno fa. Adesso per me l’unico spiraglio vero e proprio potrebbe essere la permanenza di Neymar a Parigi, nel senso che i due non si sono mai amati per caratteri completamente diversi. Nel corso della stagione Cavani ha cercato di dire più volte: “Ok, non è detto che dobbiamo essere amici fuori dal campo, però in campo dobbiamo lavorare tutti insieme”, invece Neymar ha dato più di una volta l’esempio contrario, rimanendo molto egoista e non servendo il giocatore in partite anche importanti, considerando poi che Cavani è pure una prima punta. Alla fine del campionato, quando l’ho intervistato, lui ha detto una frase che per me è rimasta sibillina: “Abbiamo vinto, siamo contenti e tutto quanto, ma bisogna imparare a festeggiare fin quando uno ha tempo”, perché lui fu l’ultimo giocatore ad andare via dal terreno rimanendo fino a tardi per salutare tutti i tifosi, quindi che ci possa essere una partenza di Cavani se Neymar resta è secondo me l’unica opzione vera e propria, altrimenti di sicuro rimane al PSG anche perché, pure se c’è sempre stato l’Atletico, non sono molte le realtà che potrebbero portarlo via al PSG.

Domanda secca: tu credi che veramente Buffon non giocherà mai più in Nazionale?
Penso di sì, ma per semplice gestione di Mancini, nel senso che è arrivato il momento di dare una nuova marcia all’Italia, di ricominciare a costruire una Nazionale con giocatori nuovi, perché guardando sempre alle spalle con tutto quello che ha fatto anche Buffon – chapeau, per carità – credo sia arrivato il momento di dare un nuovo impulso, anche se questo poi richiederà tempo e pazienza perché la nuova generazione non è abituata forse a calcare i grandi palcoscenici con costanza, però è arrivato il momento di farlo e penso che Mancini vorrà tentare proprio questa strada.

Negli ultimi anni Pastore è stato poco protagonista a Parigi e ha giocato perlopiù da ala o trequartista: come valuti la scelta di Di Francesco di impiegarlo come mezzala alla Roma?
Sicuramente Pastore è stato contento di questa scelta, per lui l’importante è giocare ed è la cosa che ha più sofferto in questi anni perché gli è mancata continuità per gli infortuni e per le scelte dell’allenatore, quindi indipendentemente dalla posizione in campo quello che lui vuole fare è giocare, permettere agli altri di segnare e soprattutto anche andare a segno, perché in un’intervista di poco tempo fa lui diceva: “Per me prima era molto meno importante andare a rete, invece oggi ho voglia di dare maggiormente il mio contributo, sia a livello direttamente personale sia per far segnare gli altri”, quindi non penso che ci sia un problema di posizione per Pastore, ma semplicemente il giocatore va preparato bene per evitare appunto problemi fisici e bisogna dargli fiducia. Il fatto che l’allenatore gli ha dato già un ruolo preciso e che vuole vederlo in campo per lui è molto importante.

Nella conferenza di presentazione alla Juventus Cristiano Ronaldo ha affermato che quella bianconera è stata l’unica offerta ricevuta. Possibile che il PSG non ci abbia pensato?
No, penso che sia stata una risposta “di comodo”, l’abbiamo visto anche dalle risate che si è fatto Ronaldo stesso alla domanda. Ovviamente in una conferenza del genere in cui c’è un trasferimento molto importante bisogna fare molta attenzione alle parole, a quello che si dice, a non creare tensioni. Ormai si è capito che viste le quote che stanno girando in questo ultimo periodo nel mercato tutte le trattative vengono portate avanti in maniera segreta, perché ci sono anche le società quotate in borsa, quindi è cambiata completamente la gestione dei rapporti. È stata una risposta “di comodo”, ma un personaggio come Ronaldo sicuramente ha attirato tante squadre.

La Francia è appena diventata campione del mondo, ma in Italia e non solo si discute molto del carattere multietnico della nazionale di Deschamps. Anche tra i francesi comuni c’è chi non si riconosce nei Bleus?
Diciamo che c’è meno questa sensazione, anche perché comunque uno dei personaggi principali di questi ultimi anni è stato Pogba e quindi non riconoscersi in un personaggio come Pogba è difficile. Forse è una cosa molto più trasversale, sicuramente non mancheranno alcuni perché comunque c’è un reflusso di estrema destra anche in Francia, ma sicuramente per quello che ho potuto leggere e vedere in questi giorni nessuno ha mai fatto critiche in questo senso, anzi, forse quella che è stata criticata è stata l’organizzazione di Macron, perché ieri tutti aspettavano il bus sugli Champs-Élysées per ore, era atteso alle 17, è arrivato alle 19 ed è rimasto praticamente quattro minuti prima che la squadra fosse chiusa dentro all’Eliseo, quindi c’è qualcuno che vede il comportamento di Macron come se usasse la squadra e proprio il fatto della sua multiculturalità per nascondere poi quello che sta facendo a livello politico. E poi ho letto tanti commenti di africani che hanno detto: “Vedete? La Francia senza di noi non può andare da nessuna parte”, quindi è piuttosto il contrario.

In Italia c’è chi attribuisce alla Juventus una parte del successo francese, dato che i bianconeri avevano rilanciato proprio Deschamps come allenatore e hanno creato di fatto Pogba, che hai citato anche tu. È una valutazione giusta o azzardata?
Direi azzardata, siamo italocentrici in maniera eccessiva perché sicuramente quello che ha Deschamps è che è un buon gestore di squadre, nel senso che da quando ha preso in mano la squadra francese l’ha ricostruita dall’interno, quindi penso che sia qualcosa estremamente legato al personaggio e non al suo passaggio alla Juve, anche perché di esperienze ne ha fatte tante, la coppa del mondo l’ha vinta come giocatore, è uno dei pochi che l’ha vinta in entrambi i ruoli. In questi anni lui è riuscito a federare tantissimo la squadra, prima del Mondiale Pogba era criticatissimo sia per quello che diceva sia per quello che faceva in campo perché non dava molta sicurezza a questa squadra, infatti anche il percorso che la Francia ha fatto in questo Mondiale è stato un po’ di alti e bassi, nel senso che per arrivare alla vittoria finale, fino a che non hanno giocato contro l’Argentina, praticamente non hanno giocato. Anzi, dopo non hanno dato quel gioco spettacolare che si poteva pensare da una squadra del genere che ha tantissimo talento, quindi diciamo che il lavoro fatto da Deschamps è stato soprattutto quello di eliminare le tossine per evitare problemi di gruppo – perché la Francia in passato ne ha avuti non pochi soprattutto durante i Mondiali come nel 2010 – e poi creare un gioco brutto, ma incisivo. Così alla fine sono riusciti a portare il successo a casa.

Per concludere: credi che il trionfo mondiale della Francia possa riversarsi anche sul cammino europeo dei club, visto che adesso il calcio francese sarà sotto la lente di ingrandimento?
Secondo me quello che porterà è una maggiore attenzione alla formazione che viene fatta in Francia, che è un po’ il fiore all’occhiello di questa nazione. Io che ho passato ormai sei anni in Francia ho visto la differenza di come si lavora sui giovani, su quale percorso viene fatto fare loro, sul fatto che comunque sono sempre seguiti ed è una cosa che va avanti da anni, infatti dopo il disastro del ’94 c’era qualcuno che diceva che si sono rimboccati le maniche, hanno cominciato a lavorare veramente sulla formazione. E quanti giovani lasciano la Ligue 1 a 18-19 anni? Adesso c’è stata la Roma che ha preso per esempio Bianda. Insomma, c’è veramente una creazione di buoni giocatori, cosa che manca fondamentalmente in Italia. Magari questa vittoria farà studiare più da vicino il processo di formazione che viene fatto in Francia e questo potrebbe essere interessante per tutte le altre nazioni.

Si ringrazia Valentina Clemente per la cortese disponibilità.

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