Tra sorrisi e rammarichi: l’Europa League delle italiane

Gli dei del calcio, ammessa la loro esistenza, hanno ascoltate le preghiere e i cori dei tifosi italiani. O forse solo in parte, perché le partite di ritorno dei Sedicesimi di Europa League, ci hanno lasciato una dolceamara verità in bocca.

Maurizio Sarri (Fonte: Facebook "Foto Calcio Napoli - Danilo Rossetti")
Maurizio Sarri (Fonte: Facebook “Foto Calcio Napoli – Danilo Rossetti”)
Partiamo dai sorrisi di San Siro, che vede un Milan giocare in scioltezza, forte dello 0-3 dell’andata, e archiviare la pratica Ludogorets con facilità. Passaggio del turno e undicesimo risultato utile consecutivo per gli uomini di Gattuso, che davvero sembrano aver cambiato marcia, arrivando in forma smagliante al trittico di big match con Roma Lazio e Inter. Il sorteggio non troppo benevolo vedrà i rossoneri confrontarsi con l’Arsenal di Wenger, come se quegli stessi dei del calcio avessero deciso di proporre una reale prova del nove, atta a verificare le reali potenzialità di questo Milan. Chi vivrà, vedrà.

L’altra squadra che passa agli ottavi è la Lazio: dopo lo spavento di Bucarest, i biancocelesti sfoderano una prestazione eccezionale, coronata da un pokerissimo e da una qualificazione ottenuta senza troppi patemi d’animo. Ma le buone notizie non finiscono qui, infatti la conferma dell’ottimo stato di forma di Immobile, autore di una tripletta, e la grandissima prova di un Felipe Anderson ritrovato, si sommano alla soddisfazione per il buon sorteggio che le urne di Nyon hanno riservato alla formazione laziale: l’8 marzo affronterà la Dinamo Kiev, formazione giovane e insidiosa, ma alla portata degli uomini di Inzaghi.

Passiamo ora alle note dolenti: il Napoli doubleface si conferma dedito a continuare esclusivamente il cammino domenicale, dove sta dando vita a una sfida con la Juve che finora ha del leggendario. Il rammarico per l’eliminazione c’è (il 2-0 a Lipsia non basta), non è da nascondere, ma è sicuramente mitigato dallo stratosferico campionato che Sarri e associati stanno portando avanti, e in questo senso i “miseri” 15mila paganti dell’andata, costituiscono una prova. Il pericolo, calcolato, è quello di rimanere con il cerino in mano: speriamo solo che per il Napoli questa eliminazione sia solo un aneddoto divertente da raccontare a maggio, un ricordo che non lasci rammarico.

Gli inglesi dicono “the last but not the least” (l’ultimo non per importanza) ed è un concetto che può essere applicato perfettamente all’Atalanta: considerata da tutti l’ultima ruota del carro è stata la squadra che più ha portato in alto i colori dell’Italia, chiudendo al primo posto un girone di ferro e facendo venire gli incubi ai tedeschi per 83′. Uscire così fa male, soprattutto per un errore dello stesso Berisha che aveva tenuto a galla la Dea fino ad allora. I matchpoint falliti dai bergamaschi sono forse il rimpianto più grande, ma una squadra così unita e così combattiva per quelle che erano le reali potenzialità del gruppo restituisce speranza e positività ad un intera Italia del pallone. Giù il cappello.

Nella strada verso la finale di Lione rimangono Milan e Lazio, con la ferrea volontà di arrivare in fondo a alzare per la prima volta il trofeo.