Argentina-Perù: racconto di un drammatico pareggio in una partita epica

Un calciatore sudamericano cresciuto nel settore giovanile del Barcellona ha salvato l’Argentina, Messi? No. Icardi?

Un’esultanza dell’Argentina (fonte: Rodrigo Gutiérrez, Flickr.com)

Neanche, è stato Antonio Sanabria, ma andiamo per gradi perché ci sono moltissime cose da raccontare.

Argentina-Perù è una partita che solo prima di iniziare aveva già contorni epici. Il Perù manca da 35 anni a un mondiale e ha voglia di tornarci con un’impresa in trasferta. L’albiceleste è reduce da un periodo “no” molto lungo e “matar o morir” è il motto che tutti gli argentini si ripetono da giorni per riunirsi dietro la bandiera nazionale. Prima della 17a giornata la situazione nel girone sudamericano è la seguente:

Qualificate al mondiale: Brasile 37 punti, Uruguay 27, Colombia 26, Perù 24

Playoff: Argentina 24 punti

Eliminate: Cile 23, Paraguay 21, Ecuador 20, Bolivia 13, Venezuela 8

La squadra di Sampaoli è costretta a vincere per essere padrona del suo destino, la federazione argentina sceglie di giocare alla Bombonera, dove è molto raro giocare per la nazionale, c’è bisogno anche della spinta di un pubblico caldo. I peruviani intanto tra accuse varie e precauzioni bizzarre si presentano a Buenos Aires con fierezza e resilienza nonostante varie assenze (Cueva su tutte, il miglior giocatore della rosa).

Corsi e ricorsi storici

L’ultimo mondiale a cui non ha preso parte la seleccion, Messico 70, nasce proprio da una partita di qualificazione contro il Perù. Il 31 agosto 1969, si giocava proprio alla Bombonera e una doppietta di Ramirez escluse l’Argentina dai mondiali.

L’allenatore del Perù è un argentino, Ricardo Gareca detto el tigre, che da calciatore segnò il gol decisivo in una partita contro il Perù nel 1985 che qualificò l’Argentina al mondiale del 1986 (poi vinto trascinati da un Diego divino), mondiale in cui Gareca non prese parte perché non convocato. La sua vendetta potrebbe consumarsi eliminando la sua Argentina dalla corsa per Russia2018.

Ottobre 2009, 8 anni dopo ci risiamo! Nel 2009 va in scena una delle partite più epiche della storia del calcio, Argentina-Perù gara valida per le qualificazioni ai mondiali del 2010. Albiceleste spalle al muro, Perù già fuori, si gioca sempre a Buenos Aires ma sponda River, al Monumental. Maradona schiera una formazione ultra offensiva con l’esordio da titolare del Pipita Higuain, che invece assiste dal divano di casa sua la gara della Bombonera, proprio Higuain sblocca la gara, poi pareggiata incredibilmente dal Perù a un minuto dalla fine sotto una pioggia che aumentava sempre di più ogni minuto che passava. Non si vedeva più niente, l’acqua impediva qualsiasi giocata, ma al 93′ il 36enne Martin Palermo tornato a giocare in nazionale dopo 10 anni (scelta molto criticata all’epoca quella di convocarlo) con il sinistro in posizione dubbia fa 2-1, è delirio totale!

La partita

Le storie sono tantissime, però al momento di scendere in campo contano pochissino, se non nulla. Le due formazioni in partenza si schierano così:

Argentina (4-2-3-1): Romero; Mercado, Mascherano, Otamendi, Acuña; Biglia, Banega (60′ Gago; 67′ Perez); Papu Gomez, Messi, Di María (46′ Rigoni); Benedetto.

Niente Dybala, niente Icardi, Acuna terzino e non in attacco, Biglia vince il ballottaggio con Paredes e Banega quello con Gago, spazio al Papu e Di Maria che giocano a piedi invertiti (situazione migliore per il giocatore dell’Atalanta, meno per il parigino), el nueve scelto è el pipa Benedetto, idolo dei padroni di casa del Boca Juniors.

Perù (4-3-3): Gallese; Corzo, Rodríguez, Araujo, Trauco; Tapia (79′ Aquino), Yotún; Farfán (70′ Polo), Peña (53′ Cartagena), Flores; Guerrero.

Gareca ha poche scelte da fare, deve fare a meno di 3 titolari, Carrillo, Urtado e Cueva. Gallese rientrante da un’infortunio torna in porta, l’ultima partita giocata risale ad Agosto, il ruolo di “marcatore” di Messi è di Tapia e non di Aquino come si pensava, l’ex Inter Andy Polo parte dalla panchina.

L’Argentina parte subito forte, obbligando il Perù ad indietreggiare e serrare i ranghi dai primissimi minuti di gioco. Los incas preferiscono chiudersi centralmente lasciando un po’ di spazio agli esterni, ma evitando il più possibile le ricezioni tra le linee di Messi, Banega e compagnia. Messi riceve in mezzo al campo e ha subito 2 giocatori addosso che lui riesce ad evitare, ma poi diventano 3 e gli rubano la palla.

La squadra di Sampaoli inizialmente applica dei principi di salida lavolpiana con Biglia che si interpone fra i due centrali, nel corso della partita Mascherano ha sempre di più impostato lui l’azione, diminuendo queste situazioni.

Salida lavolpiana per l’Argentina con Biglia in mezzo a Otamendi e Mascherano. Fonte foto: sky sport italia

La titolarita del papu non si spiega soltanto col suo ottimo periodo di forma, ma anche perché a Gomez gli si può richiedere una applicazione tattica maggiore rispetto a Dybala ad esempio, sia in attacco che in difesa. (E pensare che con l’Atalanta Gasperini gli risparmia compiti tattici per preservarlo, con la nazionale ci sono altre gerarchie.)

Nel video qui sotto si vede benissimo come il papu cerchi di attrarre il suo terzino fuori dalla zona di competenza, prima accentrandosi, poi arretrandosi. Questa era una chiave tattica molto interessante, perché Acuna è più un’ala che un terzino e lasciargli campo nel 1 vs 1 contro l’ala avversaria poteva risultare determinante, ma lo ha fatto poco l’Argentina (in una delle rare situazioni per Acuna, ha anche fatto un tunnel creando un pericolo).

L’Argentina ha giocato una buona partita considerando l’avversario di tutto rispetto che affrontava, la palla non è entrata in porta spesso per casualità o mancanza minima di precisione.

Ad esempio Benedetto che viene anche chiamato “dame una que la meto” (che tradotto è “datemi una palla che la metto”) ha mancato l’appuntamento con la storia in un paio d’occasioni dove Messi lo aveva servito in modo strepitoso.

In questa occasione El Pipa spreca una chance che generalmente gli si vede realizzare alla Bombonera.

Nella seconda clamorosa occasione Benedetto si smarca molto bene, anche aiutato dai tempi di gioco celestiali di Messi, Gallese para e Leo sulla ribattuta colpisce il palo.

C’è un’altra grande occasione per l’albiceleste e viene sempre dai piedi del 10 che si inventa dal nulla una giocata partendo a testa bassa e Rigoni non la sblocca per un soffio, il Perù si salva grazie a un autentico miracolo difensivo. Il Papu scambia con Leo e si accentra lasciando la possibilità di attaccare quello spazio al giocatore del Barcellona che porta a spasso la difesa e mette una gran palla in mezzo.

Quali sono i problemi dell’Argentina?

L’Argentina è il peggior attacco delle qualificazioni sudamericane (se consideriamo i gol sul campo della Bolivia), nelle ultime 5 partite gli argentini hanno tirato 73 volte senza segnare (dato opta) , contro il Perù 22 tiri con 2.72 di expected goals, vuol dire che la porta peruviana se non era stregata ci andava molto vicino. Non c’è un colpevole o un solo problema evidente da risolvere purtroppo per Sampaoli. L’Argentina in costruzione è lenta, non può permettersi di velocizzare troppo i ritmi perché non è molto brava nella riconquista del pallone e a scappare all’indietro in caso di palla persa, quindi gioca con un baricentro spostato di qualche metro indietro rispetto a quello che dovrebbe. Sulle ali non ha più il gioco che aveva qualche anno fa, Di Maria non è al meglio (per usare un eufemismo), i terzini non sono così forti e quindi spesso si trova con 4 attaccanti contro 7-9 difensori barricati. Messi e Dybala quando giocano insieme si pestano un po’ i piedi per ora ed entrambi vanno a ricevere palla a centrocampo per aiutare la manovra, ma così facendo sono meno coinvolti nella zona dove si fanno i gol. El Nueve si fa fatica a trovarlo, quindi ci sono tanti cambiamenti di formazione il che non aiuta l’intesa, finora nessuno dei 9 ha convinto al 100%.

E Sampaoli che fa?

L’Argentina post mondiale del sudafrica allenata da Maradona, passa a Batista in una breve e non felice parentesi. Qui inizia il percorso di questo gruppo con Sabella, poi è il turno del Tata Martino che precede Bauza, l’11 aprile 2017 El Paton viene esonerato e arriva Sampaoli. 4 allenatori negli ultimi 4 anni, non la situazione ideale per un gruppo che ha perso 3 finali consecutive, pochissimo tempo per lavorare e in più una federazione del tutto assente e inadeguata. Questo esenta l’attuale ct da critiche? No, ma serve per capire meglio il contesto.

Le maggiori critiche arrivate al mister ex Siviglia sono: sul centravanti, sul non far giocare sempre Dybala e insistere con Di Maria. Siamo sicuri che Mauro Icardi, che non ha mai giocato partite importanti in tutta la carriera, avrebbe retto la pressione della Bombonera? Poi che sia più forte della punta del Boca è abbastanza evidente, non è detto che basti per determinare in certi stadi, in certe partite. L’Argentina contro il Perù si è affidata molto alla mistica, ha scelto el Papu che conosce certi ambienti, voleva mettere Gago titolare se non avesse avuto dei problemini in allenamento e “Dame una que la meto” davanti.  Questo è un errore a priori? No di certo, però se va male è normale ricevere critiche. Dybala-Messi è la coppia che dovrà trascinare la squadra in futuro, però le loro dinamiche di gioco non sono ancora ideali e non si possono costruire di fretta.

Le sostituzioni contro il Perù sono discutibili: Gago acciaccato al posto di Banega con Biglia ammonito che resta in campo su tutte, poi quando Gago si rompe il crociato avrebbe potuto osare con Dybala, anche se Perez è in un ottimo momento di forma. L’albiceleste ha le gambe pesanti e ha cambiato troppe volte formazione non facendo delle scelte nette (ad esempio sul 9 o su Dybala) questo è imputabile alla gestione tecnica anche se difficilmente Sampaoli avrebbe potuto risolvere tutto in così poco tempo. In Russia, se dovessero andarci, la mano di Sampaoli sarà più evidente avendo molto più tempo a disposizione.

 

Capitolo Messi

Omaggio a Messi, il miglior giocatore del secolo. Striscione della Bombonera. Fonte foto: tyc Sports

17 partite, Messi ne ha giocate 9, senza Leo 1 sola vittoria, con Leo 1 sola sconfitta. Capocannoniere dell’Argentina nelle qualificazioni con 4 gol. Dal miglior giocatore del mondo è lecito aspettarsi che contro il Venezuela e/o il Perù risolva la partita con una giocata, ma ci ha provato regalando palloni fantastici poi sprecati dai compagni. La sensazione è che lui si fidi poco di certi suoi compagni di squadra, per questo dopo avergli dato 1-2 palloni, preferisce cercare la giocata personale anche se raddoppiato e sempre per lo stesso motivo un giocatore come Di Maria è titolare, perché di lui si fida. Un problema tecnico è invece la sua distanza dalla porta, se Messi è lontano gioca più palloni e la squadra ne beneficia in costruzione, ma lo perde un po’ davanti, mentre se resta vicino alla porta difficilmente la palla gli arriva in situazioni non statiche. Questo sembrava risolto con l’ingresso di Dybala nell’undici titolare, i due sulla carta potevano dividersi i compiti, ma invece si sono più pestati i piedi a vicenda che altro finora. Giocare di rimessa potrebbe essere una soluzione contro certi avversari non però contro squadre chiuse difensivamente, con tutto il talento che ha a disposizione è normale si provi a comandare il gioco.

Leo è andato ad un passo per 3 volte a un trofeo con la nazionale maggiore, nei 90 minuti non ha mai perso nessuna di quelle finali eppure ha ricevuto sempre l’argento. Trovare i 13-15 titolari (anche con la consulenza di Messi) potrebbe aiutare a creare automatismi tra lui e i suoi compagni, anche se significa sacrificare qualche campione. La resilienza del 10 e la voglia che ha di vincere con la sua nazionale è mostrata chiaramente in questa azione dove subisce un fallo, si rialza per concretizzare un vantaggio e infatti la palla arriva a Di Maria che però calcia malissimo in alto.

La Blanquirroja

fonte foto: la républica.pe

Dopo aver parlato dell’Argentina, bisogna spendere due parole su un enorme Perù arrivato come vittima sacrificale alla Bombonera ed uscito a testa altissima con 1 punto in più. La Blanquirroja è una squadra vera, ben allenata, sa giocare a calcio, ma sa anche soffrire e giocare in contropiede quando serve e si è meritata sul campo la possibillità di determinare il proprio destino. Tapia ha fatto una partita monumentale difendendo praticamente a uomo su Messi, gli attaccanti oltre ad aiutare in fase difensiva riescono a creare pericoli anche in partite dove non è facile. Senza Cueva la pericolosità offensiva del Perù era quasi tutta sulle spalle di Guerrero e lui l’ha retta guadagnandosi falli e facendo salire la squadra quando ha potuto. La notte tra il 10 e l’11 Ottobre a Lima contro la Colombia una vittoria prenoterebbe un biglietto per la Russia dopo 35 anni di assenza da un mondiale e la banda di Gareca ha tutte le intenzioni di salire su quell’aereo.

Solo in sudamerica…

Nei primi tempi della giornata non c’è molto da segnalare, solo il Cile va in vantaggio con Vargas scavalcando quindi l’Argentina in classifica e mettendola momentaneamente fuori dal mondiale. Poi succede di tutto, el tigre Falcao sblocca la gara della Colombia, nel mentre pareggia l’Ecuador in Cile e l’Argentina così è al playoff, ma dopo solo 1 minuto il Cile rimette tutto in ordine con Alexis Sanchez. Al minuto 89 però il 34enne Oscar Cardozo pareggia il match per il Paraguay, poi però accade quello che nessuno poteva immaginare, Antonio Sanabria ribalta la gara e i cafeteros passano dalla padella alla brace in un amen, il Paraguay invece torna così incredibilmente in corsa e vincendo in casa contro il Venezuela potrebbe agguantare almeno il playoff contro la Nuova Zelanda.

“Le partite europee di qualificazione mi annoiano, mentre quelle sudamericane mi motivano. A me piace quando si gioca sul serio, non giocare tanto per farlo. E nelle qualificazioni sudamericane, si fa proprio sul serio.” Josè Mourinho

E’ inutile fare calcoli in sudamerica perché non si sa mai cosa può succedere e se forse si può essere d’accordo con Buffon che disse: “fino ad oggi non ho mai visto uno spettatore far gol” bisogna ammettere che in quella porzione di terra succedono cose inimaginabili e l’appuntamento per l’ultima giornata di qualificazione non potrebbe essere più atteso di così.

Ditemi quante volte vedete altrove un giocatore come Gago con un crociato rotto voler rientrare in campo per aiutare la sua nazione a conseguire un obiettivo.