Bonucci: “Mi mancava la Juve, qui gli obiettivi sono chiari dall’inizio”

Leonardo Bonucci si è (ri) presentato alla Juventus con la consueta conferenza stampa.

Leonardo Bonucci - Fonte immagine: Clément Bucco-Lechat
Bonucci – Fonte immagine: Clément Bucco-Lechat, Wikipedia

Il difensore, dopo una pausa di un anno al Milan, è ritornato in bianconero nella ormai celebre trattativa che ha portato in rossonero Mattia Caldara e Gonzalo Higuain. 

Il numero 19 ha risposto alle domande dei giornalisti accorsi per il suo ritorno a Torino, svelando un retroscena particolare sul famoso “sgabello” e sulla sua scelta di andare al Milan, presa “per rabbia”. Perché proprio il ritorno alla Juve? Bonucci ha detto che sentiva la mancanza di casa e che alla Juve gli obiettivi sono chiari fin dall’inizio. Di seguito, vi proponiamo l’intervista integrale del difensore, come riportate integralmente da TuttoJuve.com:

Come hai visto la Juventus in questo anno?
“Sicuramente l’ho vista bene come sempre e come ci ha abituato in questi anni. La Juve vince in Italia perché ha una programmazione, ha talenti, giocatori, una società solida e ben organizzata. Sono stato contento di tornare e veramente entusiasta di iniziare questo nuovo percorso insieme ai miei vecchi compagni e anche i nuovi con l’obiettivo di migliorare sul campo, perché allenarti con i migliori giocatori, e qui ce ne sono tanti, ti porta a migliorare. Io lo farò costantemente e ogni giorno perché devo recuperare il tempo che ho passato fuori da qui che sicuramente mi ha dato qualcosa in più a livello umano ma mi ha tolto a livello di vittorie. Ad oggi che l’unica risposta che devo dare a tutti, a cominciare dalla società che ha creduto in me, l’allenatore, i tifosi sia sul campo è sacrificio, senso di appartenenza e quella che non mi è mai mancata, la fame”. 

Perché sei tornato alla Juve?
“Sono voluto tornare alla Juventus perché mancava casa. Ogni viaggio è un ritorno a casa, ringrazio la società Juventus, l’allenatore e il mio agente che mi hanno permesso di essere qui oggi e iniziare questo nuovo percorso con tanto entusiasmo, voglia di migliorare e tanti obiettivi da centrare”.

Cosa ti sei detto con Allegri?
“Sono discussioni che fanno parte delle annate calcistiche. Ci siamo visti più di una volta durante l’anno, sia dentro che fuori il campo in occasioni di premiazioni. C’è stato il modo di chiarirci, il nostro rapporto è veramente ottimo e da persone intelligenti ci siamo abbracciati come successo in tante occasioni. Vi racconto un anneddoto, a Londra incrociando il mister per ritirare il premio della Top 11, ho dedicato a lui quel premio perché secondo me negli anni passati insieme, al di là di quell’episodio, grazie ad Allegri sono migliorato nella gestione della partita. Sono cose che succedono, si guarda avanti, oggi più positivi, più vogliosi di prima a portare di nuovo tanto alla Juventus”.

Pentito di essere andato al Milan?
“Quando ho scelto di andare via alla Juventus è perché le mie emozioni mi hanno portato a prendere quelle decisioni. Con il tempo ho maturato che le decisioni prese in un momento di rabbia, non sono quelle giuste. Ho avuto la fortuna di poter tornare grazie al presidente Agnelli, ai direttori, al mio agente, al Milan in quella che sento ancora casa”.

Sul rapporto con i tifosi?
“A fine partita vado sempre a ringraziare i tifosi, la mia decisione dello scorso anno, molto emotiva, mi ha portato a prendere quella decisione eprché non mi sentivo a mio agio, perché sapendo che con quelle emozioni che provavo non sarei stato me stesso, quindi ho preferito cambiare. Quel cambio che pensavo potesse darmi qualcosa in più, alla fine non è stato così. Perché quando lasci la famiglia, la casa che frequenti tutto giorno, ho fatto un passo indietro, nonostante avessi altre offerte la mia voglia era tornare alla Juventus. Accettoi fischi dei tifosi, quando saranno quelli avversari mi caricheranno, quelli dei miei tifosi starà a me portarli dai fischi agli applausi”..

Ti senti di scusarti con i tifosi?
“La mia risposta dovrà essere sul campo perché sono un professionista. Se mi ripresentasse di fronte oggi un’offerta per lasciare la Juventus non ci penserai mai, ho metabolizzato, ci ho pensato, la Juventus è stata tutto per me negli anni che l’ho vissuta, a livello di calciatore ed essere umano. In questi anni ho vissuto situazione extra calcistiche e la Juve mi ha fatto sentire sempre il suo appoggio. Ci siamo lasciati con uno stretta di mano forse perché sapevo in cuor mio che poteva succedere quello che è successo. Oggi inizia una nuova sfida con l’entusiasmo che non avevo prima, oggi mi sento migliore, devo recuperare qualcosa e avrò la possibilità di confrontarmi con il migliore ogni giorno. Difenderò la maglia della Juventus come ho fatto negli anni passati, non esiste altro che la vittoria”.

Quando hai pensato al ritorno? Tornando indietro rifaresti l’esultanza?
“Non c’è una data precisa. C’è stato un momento in cui tutti erano d’accordo su questo trasferimento, è stato bello per tutti ritrovarci, il MIlan ha fatto le sue valutazioni, io le mie perché volevo vincere e la Juve le sue: siam stati tutti d’accordo per portare a termine questo trasferimento. Sull’esultanza? Mi capita poche volte di fare gol… a volte vedendo giocatori che non esultavano, li criticavo: in quel momento stai difendendo i colori della tua squadra, spero di regalare ai tifosi tante esultanze di gioie”. 

Come ti senti?
“L’importante è che la Juventus torni a vincere, con le prestazioni e le vittorie tutto si sistema. Sono stato capitano del Milan, perché la società voleva un nuovo acquisto per l’inizio di un progetto che poi sappiamo come è andata. Ora conta solo dare tutto per la Juve, perché questa è la mia casa”.

L’obiettivo è tornare in finale di Champions?
“L’obiettivo è tornare a Madrid, essere competitvi in ogni partita, giocarsi la Champions, lo Scudetto e la Coppa Italia. Quando vesti la maglia della Juventus, gli obiettivi sono chiari dall’inizio”. 

Chi ha chiamato per prima?
“Il mio agente ha tanti giocatori qui, c’è stata una chiacchierata con il direttore e c’è stata questa possibilità. Il Milan ha accettato anche se prima ha pensato di cedermi all’estero ma la mia priorità era tornare alla Juventus e quindi siamo tutti felici e contenti”.

Sull’addio dello scorso anno?
“La discussione con il mister era una di queste, non mi sentivo bene con me stesso per poter rendere ed essere all’altezza della Juventus. Ho preferito fare questa scelta ma ora fortunatamente siamo tutti qui”. 

E’ la Juventus più forte?
“Viste le precedenti annate, avere Ronaldo dalla parte nostra, semmai dovessimo incontrare il Real Madrid almeno non partiamo 1-0 per loro. Allenarsi con Ronaldo è uno stimolo per tutti, non tralascia nulla, è sempre concentrato, ci permette di alzare il livello che per la Juventus per la rosa che ha, è una cosa importante per alzare il livello ed essere pronti per il campionato e gli impegni europei. Ho affianco a me giocatori veramente forti, dal primo all’ultimo, sarà stimolante la concorrenza, sarà bello scendere ad allenarti dal primo all’ultimo giorno perché sai che dovrai dare tutto”.

Sulla delusione al Milan?
“Ho avuto la fortuna di stare a contatto molto con Gattuso, che è una grandissima persona e che ha risollevato le sorti del Milan. Torno dopo un anno con un bagaglio di cose importanti a livello umano. Ho avuto la fortuna di crescere e di stringere ancora di più i rapporti con i miei figli, la mia famiglia che è rimasta qua a Torino. Mi sento un essere umano migliore, pronto a dare il massimo alla Juventus. Sul progetto del Milan, si è visto bene, cercavamo di isolarci, io guardo avanti: sono molto voglioso e determinato di iniziare questa stagione con la Juventus”. 

Ti sei reso conto di aver fatto una cavolata?
“Non è arrivato subito, non c’è un momento preciso. Sono un professionista, ho difeso la maglia del Milan come meglio ho potuto poi uno fa delle riflessioni, essendo uno che vuole vincere e migliorarsi, la soluzione migliore è stata la Juventus. Per fortuna il mio agente è un grande agente e siamo tutti qui”. 

Sui social quando torneranno i famosi hashtag?
“Non c’è un tempo, fosse per me lo metterei domani. Sono sempre stato juventino da quando sono nato, spero di poterlo mettere molto presto, perché vorrà dire che siamo tornati ad essere una famiglia”. 

Quanto conta quello sgabello sull’essere andato via?
“Sfatiamo un tabù, il mio posto ce lo avevo, ma vivo una partita in maniera molto nervosa. Su una fila di dieci ero in mezzo, mi sono spostato, c’ero un posto avanti ma poi è arrivato il proprietario del biglietto e mi sono spostato, prendendo di mia iniziativa quello sgabello su cui sono stato per cinque minuti ma è stata la mia rovina. (ride, ndr)”.