Juve, hai fatto bene a vendere Bonucci: però il Milan gode…

Sono storie incredibili da raccontare. Chi lo avrebbe mai detto?  Leonardo Bonucci è un nuovo giocatore del Milan.  Sì, proprio lui. Uno dei difensori più forti in circolazione ha lasciato la squadra vice campione d’Europa con destinazione Milano. Uno scenario surreale, impensabile fino a qualche giorno fa. Per i più scettici: Leo è dovuto comparire davanti a Casa Milan per confermare che era tutto vero, nessuno ci stava credendo. Una trattativa che entrerà di diritto nella storia del calciomercato.

La “bomba” lanciata dal sito di Sport Mediaset nel pomeriggio del 12 luglio ha riscontrato solo critiche, inizialmente. Chi avrebbe potuto pronosticare quello che poi è avvenuto? In molti hanno ipotizzato che si trattasse di una notizia un po’ cavalcata, una news di mezza estate che avrebbe dovuto alimentare solo i salotti calcistici televisivi per mettere un po’ di pepe tra i tifosi. Soprattutto, dopo che la vicenda di Gigio Donnarumma si era appena conclusa e non ci sarebbe stato più nulla su cui discutere. Discorso logico e coerente, ma sotto sotto si stava per scatenare l’inferno, positivo per quello che deve essere l’habitat di un Diavolo scatenato come non mai sul mercato. Complimenti ai colleghi per essere arrivati prima di tutti sulla notizia di cui si parlerà a lungo, per tutta la stagione. Le conferme non sono tardate ad arrivare, giovedì 13 luglio è stata una giornata caldissima sia per il popolo bianconero che per quello rossonero. Alla sera la notizia: venerdì mattina il difensore sarebbe arrivato a Milano per concludere tutto. Così è stato: è iniziata la carriera di Leonardo Bonucci al Milan.

Cos’è successo? La Juventus ha fatto bene a vendere Bonucci al Milan? Ovviamente no, ma allora non avrebbe senso il titolo di questo articolo. Spieghiamo. Se ci si dovesse fermare solo sul passaggio “Bonucci da Juve a Milan”, chiunque griderebbe all’assurdità di una trattiva senza senso. Vero. Il leader della BBC imbattibile e impenetrabile sia in Europa che in Italia è andato dalla concorrenza in fase cantiere che si sta ricostruendo per affrontare al meglio un preliminare di Europa League. Lui, alla Juve, avrebbe avuto la possibilità di giocare in palcoscenici ben più grandi con la sicurezza di essere un top nel suo ruolo e nella formazione titolare di Massimiliano Allegri. Il problema, però, starebbe proprio in questo ultimo nome. L’allenatore che oggi ha raggiunto i 3 anni sulla panchina bianconera potrebbe/dovrebbe essere il dettaglio che ha fatto scatenare l’inferno.

Era il 17 febbraio 2017, anticipo della 25° giornata di Serie A con una Juventus che si è imposta per 4-1 sul Palermo. In quell’occasione sono uscite allo scoperto le prime scintille tra Bonucci e Allegri. Qualche parola di troppo del difensore che avrebbe avuto da ridire sulla gestione di alcuni cambi del suo allenatore. Finita la partita, infatti, Bonucci è corso immediatamente negli spogliatoi, forse proprio per cercare un confronto con Allegri su quanto successo nei minuti finali del secondo tempo della partita. L’allenatore, intervistato poi da Premium, ha commentato così la situazione: Caso Bonucci? Non è assolutamente un caso. C’erano tre giocatori che avevano bisogno di essere cambiati (…) diciamo che c’è stata un’incomprensione, ci siamo chiariti, sono cose che succedono. Bonucci sta studiando da allenatore? Può darsi che lo faccia, ma avrebbe da imparare ancora molto”. Evidentemente il fatto non si è aperto e concluso direttamente quella sera. Il martedì successivo, la notizia che ha scatenato gli animi: Bonucci in tribuna, non ci sarà con il Porto. A dichiararlo è stato lo stesso allenatore durante la consueta conferenza stampa di vigilia, partita delicata come dev’essere, giustamente,  un ottavo di andata di Champions League contro il Porto. La spiegazione è stata chiara e precisa:

Domani va in tribuna. Ma questo non vuol dire che si è ingigantito il caso, ma credo che fosse giusto per la società e per la squadra che io prendessi questa decisione. Una decisione presa con la società. E tra l’altro ci tengo a dire che anche io ho avuto una reazione non consona e poco abituale al mio comportamento e di pessimo esempio per i bambini, quindi farò una donazione – la prossima settimana farò sapere a chi andrà la somma – per aiutare chi ne hanno bisogno. Leo ha capito quello che è successo, da persona intelligente quale è e gli servirà molto per il futuro”.

Gli servirà per il futuro, la decisione è stata presa con la società. La dirigenza sta con Allegri, Bonucci no. Da febbraio a settimana scorsa lo screzio si è nascosto tra la cronaca del possibile Triplete da conquistare e tutto quello che è stato il dopo Cardiff. Qualcosa era rimasto, nel momento opportuno è riemerso con potenza. L’inizio della nuova stagione, il raduno. Come, tu ancora qui? Uno dice nei confronti dell’altro: “O lui o me, scegliete”. Chi lo dice a chi, a voi l’ardua sentenza. Se è stato Allegri a pronunciare queste fatidiche parole o lo stesso Bonucci non si potrà mai sapere, a meno di dichiarazioni oneste e veritiere che usciranno in futuro. Il fatto, però, è chiaro. Il rancore tra i due c’era e una stagione, importante, assieme non si sarebbe potuta iniziare. Due allenatori in una squadra come la Juve non sono ammessi, ognuno al suo posto. Massimiliano Allegri è l’allenatore, nella gerarchia sta sopra a qualsiasi giocatore. Se il problema è solo di uno, allora quell’uno va via. Bisogna capire chi, di volta in volta. Questa è la filosofia della Juve, squadra che ragiona come un’azienda, una grande azienda. Il capo è il capo, i lavoratori sono i lavoratori. Ognuno al suo posto, nel rispetto reciproco. Il dialogo e il confronto non possono mancare, ma se a qualcuno non sta bene qualcosa, allora si prendono le conseguenze. Non solo per quanto successo in quel maledetto febbraio, ma anche per quello che è emerso dalla finale di Champions a Cardiff, persa poi contro il Real Madrid. Un’involuzione tra primo e secondo tempo che potrebbe essere spiegata analizzando quello che è successo nei 15′ fatali dell’intervallo.

Leggendo la cronaca di questi ultimi giorni, tra verità e fantasia, sembrerebbe che lo spogliatoio bianconero si sia trasformato in un campo di battaglia. Chi ha insultato l’altro, chi ha picchiato il vicino, interventi in soccorso, sangue e armi. Una guerra combattuta tra amici. La verità è una: qualcosa è successo. In che modalità e a che livello, non ci sbilanciamo. L’ipotesi più vera sembrerebbe riportare uno scontro tra Bonucci e Dybala con conseguente separazione dei due. Da questa piccola “certezza” è uscito di tutto, una disinformazione pura che ha portato prima Mandzukic e poi Dani Alves a smentire delle voci che hanno reso protagonisti i due giocatori di fatti mai accaduti. Lo stesso Barzagli, il giornata, ha salutato Bonucci sui social definendo non vere le parole scritte a riguardo dello spogliatoio bianconero.

La società si è trovata con le spalle al muro. Per il bene della squadra e dell’ambiente doveva essere presa una decisione. Allegri e Bonucci non potevano stare più assieme: sacrificato il giocatore per una questione di coerenza con scelte del passato. Ecco, dopo aver spiegato il tutto, arriviamo al punto: la Juventus ha fatto bene a vendere Bonucci. Una questione di etica e di professionalità che ha caratterizzato sempre la storia di questa squadra-azienda. Ci sono delle regole da rispettare, delle gerarchie a cui sottostare. Esempi concreti si sono avuti negli anni scorsi.

Arturo Vidal e Martin Caceres sono due giocatori diversi, ma dalle storie simili. La dirigenza bianconera, in silenzio, non ha avuto problemi ad allontanarsi da entrambi. Tra festini, alcool, incidenti in auto, sopsensioni e multe, il centrocampista e il difensore non stavano rappresentando più l’etica e la qualità della Juventus. Troppe notizie extra calcistiche, i due calciatori sono stati al centro di fatti di cronaca scomodi per lo standard bianconero. Questa è la Juve, una squadra che preferisce rinunciare ai suoi campioni per una questione di coerenza e immagine. In questa squadra ci sta chi ci crede, chi ha voglia e chi suderebbe per la maglia al 100%. Ecco quello che è successo con Bonucci: lo spogliatoio è sacro, se ci sono scontri e problemi, si prendono le conseguenze. Il discorso non fa una piega, la Juve ha agito da Juve e ha dovuto sistemare un problema che, di gran lunga, si sarebbe potuto ingigantire colpendo altri membri della Rosa bianconera. Lo ha fatto, si è comportata da azienda seria e ha fatto bene. La coerenza prima di tutto. Dall’altra parte, però, c’è chi gode e sogna.

Il mondo Milan è letteralmente impazzito. Con l’arrivo di Bonucci si è scatenato un entusiasmo che non si percepiva da anni tra i colori rossoneri. La dirigenza bianconera, agendo come ha fatto, ha favorito un’avversaria che sulla carta si stava già rafforzando per puntare a nuovi obiettivi. Con Bonucci il salto di qualità, tecnico e tattico, ora è possibile. Il 30enne, giudicato da molti a fine carriera, è uno dei difensori più forti al mondo. Un pilastro della Juve stratosferica degli ultimi anni che sta viaggiando a numeri impressionanti nel momento più alto della sua vita calcistica. Un passaggio obbligato, quindi, ma che ha portato non poche polemiche in casa Juve. Giocatore praticamente svenduto, con un pagamento rateizzato addirittura su tre anni. Difensore, pilastro e leader donato ad una concorrente. Lì, però, è subentrata la volontà del giocatore e del suo agente di approfittare dell’allontamento obbligato per decidere come continuare al meglio la carriera. Come e dove. Al Milan, una squadra in cui Bonucci si è sentito carico fin dal suo arrivo in sede, in quel venerdì di mezza estate in cui più di 500 tifosi sono accorsi per accoglierlo. Non si sa come andrà, chi avrà avuto ragione e chi torto. Sarà il campo a parlare. Resta uno dei trasferimenti più incredibili della storia del nostro calcio. Da una parte c’è un allenatore, Allegri, che dovrà ripagare la fiducia di un’intera società che ha agito in sua difesa. Dall’altra, un difensore che sta facendo sognare un popolo e che ora non potrà deludere.