Quali sono le reali possibilità del Napoli di Carlo Ancelotti?

La prima di Carletto Ancelotti sulla panchina partenopea si è conclusa con un trionfo: tre punti preziosissimi, in quanto ottenuti in casa della Lazio di Simone Inzaghi, una delle teste di serie di questo campionato, facente sicuramente parte del novero delle squadre candidabili ad un piazzamento nell’Europa che conta. La vittoria ottenuta dal Napoli acquisisce un significato particolare, se consideriamo le critiche che, nelle giornate immediatamente precedenti l’inizio del campionato, sono state rivolte dalla stampa al DS Giuntoli e al presidente Aurelio De Laurentiis, reputati fautori di un calciomercato non all’altezza delle aspettative di una squadra che, solo qualche mese prima, il sogno scudetto lo accarezzava davvero.

Carlo Ancelotti (Fonte: Doha Stadium Plus, flickr.com)
Carlo Ancelotti (Fonte: Doha Stadium Plus, flickr.com)
Un mercato fatto di suggestioni: Quando, sul finir di maggio, ADL aveva annunciato, non senza una certa spettacolarità (simboleggiata dalla ormai celebre foto in stile 007), la notizia dell’accettazione del progetto tecnico da parte di Ancelotti, inevitabilmente le speculazioni sulla campagna acquisti del Napoli sono aumentate in maniera esponenziale. Il fantasioso totonomi in cui si è impegnata la stampa, tanto nostrana quanto estera, ha interessato i profili più disparati, da Di Maria a Benzema, passando per Belotti e Cavani; nomi che, nella realtà dei fatti, hanno rappresentato nulla di più di semplici suggestioni. La scelta di affidare la panchina al tecnico di Reggiolo, nell’immaginario comune, doveva così corrispondere all’avvento di calciatori altisonanti in terra partenopea: eserciti di fuoriclasse sembravano in procinto di peregrinare alla volta di Castel Volturno. Tuttavia, nella realtà dei fatti, il calciomercato del Napoli è stato tutt’altro che pirotecnico: nessun nome fragoroso, nessuna spesa pazza e sfrenata. Si è trattato, perlopiù, di un calciomercato oculato, volto a puntellare una rosa considerata già pronta a competere per le prime posizioni: tre portieri (Meret, Karnezis, Ospina), tutti potenziali titolari, un terzino non troppo noto al vasto pubblico, ma incensato dagli addetti ai lavori (Malcuit), un centrocampista su cui scommettere ( Fabián Ruiz Peña) e l’oggetto del desiderio Simone Verdi, sul quale la dirigenza napoletana aveva indirizzato le sue mire già durante la finestra di mercato di gennaio, allo scopo di rinforzare l’attacco. Una campagna acquisti che non ha avuto di certo l’effetto di infiammare il pubblico del San Paolo ma della quale, a dispetto di certe rappresentazioni volutamente distorte, Carlo Ancelotti è sembrato soddisfatto. A più riprese, sia durante il  ritiro di Dimaro, sia nelle conferenze stampa antecedenti l’esordio, il Mister ha rivolto parole di encomio per i propri calciatori, non nutrendo alcun dubbio sul fatto di avere a disposizione una rosa competitiva. La scelta dirigenziale di non scatenarsi sul calciomercato, probabilmente, rappresenta un retaggio dell’epopea di Maurizio Sarri: dichiaratamente allergico al turnover, l’attuale tecnico del Chelsea non ha concesso adeguato spazio a tutti i giocatori adoperabili; tanti di loro, anzi, si configurano come veri e propri oggetti del mistero (ci riferiamo a casi come quelli di Rog, Maksimovic e lo sfortunatissimo Milik) e, pertanto, potrebbero tranquillamente essere considerati alla stregua di nuovi acquisti.

Hamsik in cabina di regia: tra le scelte operate dal tecnico, la più discussa è quella relativa l’impiego di Marek Hamsik in veste di regista. L’anno scorso, il ruolo era ricoperto da Jorginho, giocatore enormemente distante dal capitano del Napoli per caratteristiche fisiche e tecniche. Tuttavia, nell’ambito del match di sabato contro la Lazio, il calciatore slovacco ha saputo adempiere adeguatamente al compito di scavalcare la linea di pressione avversaria al fine di sfruttare i tagli degli esterni; ne ha rappresentato un esempio lo (stupendo) lancio che, nel primo tempo, ha permesso a Lorenzo Insigne di trovarsi a tu per tu con Strakosha. Nella prima partita ufficiale, insomma, l’assenza di Jorginho non è stata avvertita in maniera particolare.  Carlo Ancelotti sembra convinto della nuova collocazione tattica di Hamsik; riuscirà a renderlo un novello Pirlo? L’impresa è ambiziosa, ma affascinante.

L’ora di Milik: la nota più lieta della serata si chiama Arkadiusz Milik: forza fisica, opportunismo, disponibilità al sacrificio e grande senso della posizione. L’ottima prestazione del polacco non deve condurre a giudizi entusiastici prematuri, ma una cosa è certa: se manterrà uno stato di forma costante, sarà lui il centravanti definitivo del Napoli.

Il Sarrismo come eredità da rispettare: Nella carta di intenti di Ancelotti non sembra trovar posto l’idea di un vero e proprio smantellamento del lavoro svolto dal suo predecessore (non a caso, durante la partita di esordio, sprazzi di “sarrismo” si sono palesati in più di un’occasione). Nei piani della nuova guida tecnica partenopea, insomma, figura sicuramente quello di rifinire il “sistema Sarri”, ad esempio sfruttando maggiormente le verticalizzazioni, imprimendo maggiore fluidità al centrocampo e sfruttando il turnover, ma senza snaturarlo del tutto.

My two cents: anche se reduce da un secondo posto in campionato, è trapelato un grosso scetticismo circa le reali potenzialità del club di Aurelio De Laurentiis: sul Napoli filtrano non poche perplessità; tuttavia, l’ottimo esordio della formazione partenopea ha parzialmente sconfessato le rappresentazioni catastrofiche che vedevano un Napoli fortemente ridimensionato, quasi fuori dai giochi. Si tratta, ovviamente, di uno scetticismo esagerato, soprattutto se riferito a una squadra granitica, forte, con un’identità di gioco ben consolidata e una guida tecnica dalle idee piuttosto chiare: a mio parere, ancora oggi, la vera anti-juve.

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