Héctor Cúper, ciò che poteva essere e invece non è stato

Héctor Raúl Cúper, soprannominato Hombre Vertical (“uomo tutto d’un pezzo”), argentino di Chebas, 61 anni, è un ex calciatore, ora allenatore. Sì, ma non un allenatore qualsiasi.

Cuper – Fonte: Roberto Vicario (wikipedia.org)

L’attuale commissario tecnico dell’Egitto sembra infatti avere un conto aperto con il destino, soprattutto da quando ha iniziato a sedersi sulla panchina di una squadra di calcio. Tutto comincia nell’ormai lontano 1994. Cúper ha da poco concluso la sua carriera da giocatore nell’Hurácan e subito è stato scelto dalla stessa squadra argentina come nuovo allenatore. Alla sua seconda stagione in panchina è già vicino al suo primo trofeo: nell’ultima partita del torneo di Clausura al suo Hurácan basterebbe un solo punto nello scontro diretto con l’Independiente per laurearsi campione. Ed invece la squadra di Avellaneda vince per 4-0 e appuntamento rimandato con il primo titolo. Che invece arriva nel 1996 alla guida del Lanús con cui vince la Copa CONMEBOL, attuale Copa Sudamericana, paragonabile all’Europa League del vecchio continente. Nel 1997 l’Europa lo chiama a gran voce e lui accetta l’offerta del Mallorca. Nella sua prima stagione riesce a portare la squadra in finale di Copa del Rey, ma anche qui nulla da fare. A trionfare, infatti, è il Barcelona ai rigori. Grazie a questa finale il Mallorca accede alla Coppa delle Coppe e arriva fino in fondo alla competizione, ma torna nuovamente a casa a mani vuote. A vincere l’ultima edizione di quel trofeo continentale è la Lazio che si aggiudica l’ultimo match per 2-1 grazie ai gol di Vieri e Nedved. Nel frattempo, però, era arrivata la prima gioia europea grazie alla conquista della Supercoppa spagnola nella rivincita contro il Barca. Dopo aver portato la squadra delle Baleari al miglior piazzamento di sempre in Liga con il terzo posto, Cúper viene premiato come miglior allenatore della stagione 1998/1999 e passa al Valencia. Qui vince subito un’altra Supercoppa spagnola e si consacra definitivamente a livello europeo grazie alle due finali di Champions league consecutive che ottiene alla guida del club giallorosso. Peccato, però, che non riesca a vincerne nemmeno una delle due. Nella prima vince il Real Madrid con un secco 3-0, nella seconda il Bayern Monaco ai calci di rigore. Si sa come i rigori vengano definiti come una sorta di lotteria e il buon Héctor non sembra essere affatto fortunato. Nell’estate del 2001 firma per l’Inter. A fine stagione i nerazzurri sono ancora in corsa sia in Coppa Uefa, sia per la vittoria della Serie A. Eppure finiranno la stagione con zero titoli. Nella rassegna continentale escono in semifinale per mano del Feyenoord, mentre in campionato saranno protagonisti del famoso 5 maggio. Inter in trasferta all’Olimpico contro la Lazio, tifoserie da sempre gemellate, biancocelesti senza più alcun obiettivo stagionale, ci sono tutti i presupposti giusti per interrompere la maledizione. E invece no, perchè Lazio batte Inter 4-2, Juventus campione d’Italia e di quel giorno tutti ci ricorderemo dei gol di Poborsky, l’errore di Gresko e il fenomeno Ronaldo in lacrime. Quella sarà anche l’ultima partita del brasiliano con la maglia nerazzurra perché in seguito ad alcune incompatibilità con l’allenatore argentino passerà al Real. Questo evento incrina i rapporti tra l’Hombre vertical e la tifoseria interista, eppure la nuova stagione ricalca quella precedente: Inter ancora in lotta con la Juve per la Serie A e addirittura in semifinale di Champions League. Purtroppo, però, si conclude esattamente allo stesso modo. In Europa esce con il Milan, condannato solamente dalla regola dei gol in trasferta, e in campionato è di nuovo la Juventus a laurearsi campione. La stagione successiva si interrompe ad ottobre con l’esonero a causa dei scarsi risultati in campionato, nonostante in Champions avesse condotto l’Inter alla prima storica vittoria di una squadra italiana ad Highbury contro l’Arsenal. Nelle seguenti stagioni si alterna senza successo sulle panchine di Mallorca, Betis, Parma e diventa anche commissario tecnico della Georgia, con cui non riesce ad ottenere nemmeno una vittoria nel girone di qualificazione ai mondiali 2010. Nel novembre 2009 tenta l’avventura in Grecia alla guida dell’Aris Salonicco. Anche qui raggiunge la finale di coppa nazionale, ma per l’ennesima volta ne esce da sconfitto contro il Panathinaikos. A metà della stagione successiva si dimette per tornare prima in Spagna al Racing e poi provare un’esperienza nel campionato turco e in quello degli Emirati, dove non lascia il segno. Infine ecco l’ultima tentazione: riportare l’Egitto sul tetto d’Africa. Nelle qualificazioni vince il suo girone, il cammino nella rassegna continentale è storia di questi giorni. L’ennesima storia senza lieto fine in cui la prodezza di Aboubakar ad un minuto dalla fine ha condannato Héctor Cúper alla quinta finale persa da allenatore. Sollecitato a riguardo di questa statistica nella conferenza post-partita, l’Hombre vertical è stato spietato con se stesso e ha voluto ricordare anche i campionati persi ai tempi di Hurácan e Inter. Una dichiarazione che nasconde un mix di orgoglio per i traguardi comunque raggiunti e di delusione per le numerose occasioni perse. Perché ecco cosa recita al momento il palmares dell’allenatore: 1 Copa CONMEBOL, 2 Supercoppe spagnole e tanti, troppi secondi posti. Se solo avesse vinto la metà dei trofei che è riuscito a giocarsi, e che forse si sarebbe meritato, oggi probabilmente saremmo qui a sottolineare l’ennesima impresa di uno degli allenatori più significativi dell’intero panorama calcistico. E invece siamo qui a parlare ancora una volta della sua maledizione che gli ha inflitto l’ennesimo secondo posto… Ciò che poteva essere e invece non è stato.