Le 5 domande della settimana-È già il Napoli di Ancelotti?

La continua evoluzione dell’Atalanta, il nuovo corso del Napoli con Ancelotti in panchina, i problemi del Cagliari, il lavoro di Lopetegui al Real Madrid e una nuova coppia d’attacco esplosiva

Ogni settimana calcistica cercheremo di porci 5 domande ispirate a ciò che è successo in campo e non, in modo da sviscerare insieme ai lettori gli argomenti e le curiosità del momento. Scelte degli allenatori, giocatori rivelazioni, problemi e quant’altro saranno messi sotto la lente di ingrandimento per provare a darci delle risposte, ma in realtà il vero intento è proprio quello di porsi delle domande.

Le risposte sono sempre limitate, provvisorie, insoddisfacenti. Le domande invece sono il vero motore dell’attività mentale: un uomo che non si pone domande, o che si contenta delle risposte, non va molto lontano.
(Piero Angela)

 

1) È già il Napoli di Ancelotti?

Ancelotti - Fonte: Мельников Александр
Ancelotti – Fonte: Мельников Александр

La squadra di Ancelotti ha rimontato 2 partite su 2 contro avversari di tutto rispetto, Lazio e Milan, portandosi così a punteggio pieno e mostrando interessanti novità. Il cambiamento più evidente è dovuto dalla cessione di Jorginho al Chelsea, nel suo ruolo è partito Hamsik che non ha fatto male, ma nella partita con il Milan l’ingresso in campo di Diawara in quella posizione è stato determinante. Il ballottaggio fra i due potrebbe diventare ingombrante, intanto pare che lo slovacco goda della fiducia del mister che vuole dargli del tempo per adattarsi prima di giudicarlo. Un’altra novità è la panchina per Mertens, non va vista come una bocciatura bensì come un cambio di ruolo; Dries avrà i suoi minuti anche da titolare, sia dietro Milik, sia al posto del polacco, ma quando partirà dalla panchina diventerà automaticamente un’arma preziosissima da utilizzare a partita in corso. Ancelotti, a differenza di Sarri, attingerà maggiormente dalla rosa e avere Mertens/Milik + Verdi + F. Ruiz + Rog + Diawara, per parlare solo dei giocatori dal centrocampo in su, non è da sottovalutare.

L’aver ribaltato due risultati storti è sintomo di calma, sicurezza e mentalità vincente. Il Real Madrid degli ultimi anni è spesso andato sotto anche in partite importanti, però è sempre riuscito a macinare gioco con lucidità fino a prevalere. Ecco, il Napoli di Ancelotti potrebbe assumere questi tratti distintivi da grande squadra nonostante le partenze di 3 leader come Sarri, Jorginho (già leader tecnico dei Blues) e Reina. I 91 punti della scorsa Serie A sono un traguardo incredibile e semi-irripetibile, molti dubbi aleggiavano su questo nuovo corso e i partenopei sono stati bravissimi nel partire col piede giusto pronti a far ricredere chi li dava a fine ciclo.

“Non riparare ciò che non è rotto, piuttosto fai manutenzione su ciò che si va deteriororando” massima Zen attribuibile al Carlo Ancelotti napoletano.

 

2) Koaume – Piatek è la coppia più bella della città di Genova dai tempi di Mancini – Vialli?

Sì, senza ombra di dubbio! A parte gli scherzi il Genoa ha costruito un’ottima squadra con una coppia d’attacco esplosiva pronta a brillare in Serie A. Kouamé è stato uno dei protagonisti della scorsa Serie B, 13 gol e 13 assist (playoff e coppa italia compresi) in 47 partite giocando per lo più da punta centrale nel Cittadella di Venturato. Al Genoa Ballardini lo sta provando in tandem con il polacco ex Cracovia ed entrambi stanno rispondendo alla grande con produzione offensiva e intesa notevole. Piatek e Kouamé possono coesistere perfettamente perchè possono giocare tutti e due anche da esterni, seconde punte o centravanti e sono abbastanza complementari: il primo è un buon colpitore di testa, sa difendere bene la palla e può giocarla con entrambi i piedi; il secondo è un contropiedista che sente la porta, guizzante, vivace ma con lacune difensive (sulle quali sta lavorando moltissimo con Ballardini). La sensazione è che la convivenza beneficierà entrambi, il tridente asimettrico con Pandev può davvero rivelarsi una mossa azzeccata per far emergere il Genoa dal guado tecnico visto negli ultimi anni. Dopo aver visto sprazzi di talento di Pellegri, in gol col Monaco in settimana, i tifosi genoani hanno dovuto aspettare molto poco per aver altri giovani attaccanti per cui perdere la testa, ora sta a loro continuare positivamente questa esperienza e provare a portare nuovamente il Grifone nella metà sinistra della classifica, metà da cui manca dal 2014-15 e dove è stato solo 2 volte negli ultimi 10 anni.

Fun Fact: la città di Abidjan ha dato i natali a due degli attaccanti giovani più simili e intriganti d’Italia: Koaumé e Karamoh.

 

3) L’Atalanta continua a migliorare?

Se da una parte Ancelotti & co. hanno continuato ad affidarsi ai soliti noti alla seconda giornata, Gasperini ha scelto una formazione molto rimaneggiata e discutibile per affrontare la Roma, probabilmente pensando più all’imminente ritorno dei playoff di Europa League. I carichi di lavoro già smaltiti dai bergamaschi e una conoscenza reciproca più solida hanno sicuramente influito tantissimo nella sfida, salta però lo stesso all’occhio l’incredibile lavoro fatto anche con le seconde linee. L’identità di gioco della Dea è riconoscibile, ritenuta valida dai giocatori e chiunque arriva riesce a calarsi in fretta in questo sistema: Rigoni, con pochissimi allenamenti all’Atalanta, Pasalic e Djimsiti quest’anno, Ilicic e Palomino l’anno scorso (giusto per citarne alcuni). Gasp si è lamentato fortemente e pubblicamente del calciomercato operato dalla sua società, sicuramente se lo ha fatto significa che si aspettava di più e/0 aveva avuto altre garanzie, non di meno Percassi ha messo mano al portafoglio e ha reinvestito gli incassi portando a Bergamo giocatori importanti per sostituire al meglio chi è partito. Ripetersi in Europa e in Italia è assai arduo perché le contendenti per i posti europei si sono rafforzate e probabilmente per questo motivo Gasperini avrebbe voluto un paio di calciatori di livello del Papu e Toloi per intenderci, così da poter restare competitivo sicuramente su tutti i fronti. Il Napoli con Sarri lo scorso anno, il Tottenham di Pochettino negli ultimi 2 anni e altre squadre saranno sicuramente d’ispirazione per l’Atalanta evidenziando che per migliorarsi non si deve soltanto far affidamento al mercato, anzi il grande upgrade è quello mentale-tattico-tecnico che fa fare Gasperini ai suoi calciatori e questo può far innalzare ulteriormente le prestazioni di alcuni interpreti. La Dea è in continua evoluzione e solo poche squadre sembrano aver preso le contromisure alle loro scelte radicali (ad esempio: l’1vs1 a tutto campo con qualsiasi interprete), dunque ricalcare le orme della scorsa stagione appare tutt’altro che impossibile.

4) Che squadra è il Cagliari?

Cagliari e Sassuolo si sono divisi la posta in palio con un 2-2 ricco di emozioni. Pavoletti come al solito ha dominato l’aria segnando 2 splendidi gol di testa, mentre Berardi e Boateng (su rigore) hanno capitalizzato la produzione offensiva dei neroverdi. Esordio positivo per Srna e negativo per Klavan nella retroguardia del Cagliari, reparto nel quale figurano molti interpreti e al momento non si capisce su quali vorrà puntare Maran: Dessena è tornato ad essere una pedina importante con annessa fascia al braccio. Rispetto all’anno scorso i sardi cercano di alzare ancor di più la palla per sfruttare l’enorme prolificità aerea di Pavoloso (ben 9 gol di testa nel 2017-18), Barella è stato inizialmente avvicinato alla porta salvo poi lasciare quel ruolo a Ionita: scelta delicata da fare per Maran perchè c’è bisogno di qualcun in grado di fare assist-gol per smaltire il peso dell’attacco dalle spalle, seppur possenti, di Pavoletti. Sulla carta il Cagliari figura nella penultima fascia della A, quella dove bastano 2-3 partite storte per entrare seriamente nei discorsi retrocessione e 1 un punto in due partite con Empoli e Sassuolo in casa non lasciano ben sperare. Maran dovrà selezionare una difesa titolare decidendo i ballottaggi come Klavan-Ceppitelli, trovare uno spazio a Faragò che può rendersi parecchio utile e infine decidere chi sono i 2 giocatori a doversi muovere intorno al bomber: Farias non ha molti gol nei piedi, mentre Sau va per i 31 anni e l’anno scorso ha deluso. Una soluzione potrebbe essere il 3-5-2 così da poter schierare 3 centrali avendo un’abbondanza di livello in difesa e ampliare il centrocampo a supporto delle punte, oppure quella di avvicinare definitivamente Barella alla porta e ricalcare i passi del suo idolo-modello Radja Nainggolan, ma a quel punto uno tra Bradaric e Ionita dovrebbe adattarsi a fare la mezz’ala.

5) Come sta prendendo forma il Real Madrid di Lopetegui?

Dopo la sconfitta in Supercoppa UEFA, il Real ha collezionato un 2-0 al Getafe e un 1-4 in trasferta nell’unico stadio in cui i Blancos non avevano mai fatto un punto nella loro storia, (un solo precedente nel quale vinse il Girona con gol di Portu e Stuani, fonte: La Liga contigo). Lopetegui dopo un apprendistato silenzioso ha iniziato a spostare pedine e imporre la sua filosofia di gioco; in panchina Modric e Varane reduci dalla finale mondiale e Marcelo sostituito appena è calato. Asensio è sempre più dentro le trame di gioco libero di muoversi in una posizione ibrida tra quella di mezz’ala di possesso e quella di ala mancina sulla sinistra, Benzema, Bale (8 gol nelle ultime 7 partite )e Ramos si stanno prendendo la squadra sulle spalle da dopo l’addio di Cristiano Ronaldo e per ora l’apporto offensivo non sta mancando. C’è da dire però che con il Girona la partita si era messa male, sotto dopo 16 minuti con gol di Borja Garcia e concesse possibilità per il raddoppio. Due falli da rigore ingenui commessi dal Girona hanno messo avanti il Madrid che poi ha dominato. Lopetegui propone un calcio fatto di: possesso palla, intescambi di posizioni e coralità di gioco, più associativo e meno individualista. La responsabilizzazione di alcune stelle occultate in parte da CR7 può portare parecchi frutti, dato che di campioni la rosa delle Merengues ne è piena e giocatori come Asensio, Isco, Benzema e Bale senza infortuni, possono tranquillamnte sopperire alla mancanza del portoghese. Il vero deficit lo si vedrà nelle partite di cartello, specialmente in Champions, dove spesso sono le giocate dei singoli a determinare e singoli migliori del neo attaccante bianconero ce ne sono davvero pochi. Florentino Perez è stato spiazzato dalle scelte di Zidane e Ronaldo, ma potrebbe nuovamente aver fatto la scelta giusta affidandosi a Lopetegui, per scoprirlo dovrà fidarsi e magari andar oltre a una stagione avara di trofei pensando al medio-lungo termine per riaprire un ciclo vincente nell’era fine/post Messi in Spagna.