Esclusiva-Ledesma: “La mia storia con la Lazio non è finita”

Cristian Ledesma è uno di quei giocatori di cui è impossibile non innamorarsi. Uno di quei calciatori riservati, mai sopra le righe, ma non uno di quelli remissivi, no. Uno di quelli fieri, piuttosto. Di quelli che affrontano la vita guardandola dritta negli occhi con determinazione, trasparenza e tranquillità. Anche quando le cose non sempre sembrano andare nel verso giusto. Uno di quei giocatori, insomma, che ti conquista anche per la sua personalità e per le sue doti umane. Grazie anche alla gentilezza e disponibilità riservataci da lui e sua moglie Marta, Ledesma si è concesso ad un’intervista in esclusiva a Soccermagazine.

Ledesma - Fonte immagine: Presidenza della Repubblica, Wikipedia
Ledesma – Fonte immagine: Presidenza della Repubblica, Wikipedia
Partiamo dalla tua attuale esperienza al Panathinaikos: perché la Grecia nonostante le offerte dall’Italia non mancassero di certo?
Perché mi è subito interessato il loro progetto tecnico e le loro ambizioni di tornare ai vertici; ringrazio Stramaccioni e Muzzi per avermi voluto fortemente nonostante fossi fermo da qualche mese.
 
Tornando invece agli inizi della tua carriera… A 14 anni il trasferimento a Buenos Aires; a 20 quello in Italia, a Lecce: quanto è difficile per un ragazzo di quell’età inseguire il proprio sogno stando così lontano dalla famiglia? Che difficoltà si incontrano e come si trova la forza per superarle e non mollare tutto?
A 14 anni è difficilissimo lasciarsi tutta l’infanzia alle spalle e puntare tutto su un’unica cosa. Le difficoltà sono proprio quelle di staccarsi dalle piccole cose che per un ragazzino sono la norma come il compleanno in famiglia, le gite scolastiche, la pizza con gli amici. Sei catapultato nel mondo degli adulti e… devi diventarlo anche tu contando solo sulla tua mente e le tue forze.
 
In generale, quanto pensi siano importanti carattere e famiglia nella vita di un calciatore e quanto sono stati importanti nella stagione 2009-2010 quando sei finito fuori rosa per questioni di contratto?
Secondo me sono fondamentali i valori che ti hanno trasmesso da bambino e che tu rimetti in cima alle regole di vita della tua famiglia; quindi si è una squadra anche in casa, ci si aiuta soprattutto nei momenti bui e tu ne citi uno in particolare, cioè di quando sono stato fuori rosa, in cui mia moglie e i miei figli sono stati a dir poco eccezionali.
 
Fuori dal campo le tue caratteristiche più apprezzate sono sempre state la signorilità e la riservatezza. Mai una parola fuori posto, una dichiarazione sopra le righe, neanche in quell’occasione, per cui: ci racconti veramente come è andata?
Per me è veramente acqua passata, da esperienze negative spesso ne nascono di positive. Se pensi che dopo quel brutto periodo ho rinnovato il contratto con la mia squadra del cuore e potuto alzare un trofeo storico come la Coppa Italia vinta contro la Roma! Tutto questo ha veramente cancellato in me ogni rancore e ogni pensiero su quel periodo e non voglio più parlarne.
 
Con gli occhi del giocatore, che tipo è Lotito? Qual è stato il tuo rapporto con lui ed in che rapporti vi siete lasciati?
Il presidente, come ho sempre detto, è una persona molto intelligente e sicuramente particolare, è una persona con cui si può parlare a tu per tu in modo sereno e con me è sempre stato disponibile a trovare delle soluzioni come dimostra la risoluzione dei problemi che avevamo avuto in quella stagione sopracitata. Ci siamo lasciati in ottimi rapporti, mi ha espresso tutta la sua stima e fatto i suoi auguri per l’esperienza in Grecia. So che mi segue con affetto.
 
Hai sempre detto che quella di lasciare la Lazio è stata una scelta dettata dalla volontà di proseguire da protagonista o comunque come punto di riferimento di un progetto. Non credi ci sia stata un po’ di irriconoscenza nei tuoi confronti considerata la tua professionalità dentro e fuori il campo?
Sai, non mi piace guardarmi indietro, ma qualcosa dentro di me mi dice che la mia storia con la Lazio non è finita.
 
Ultima domanda sulla Lazio: quanto sei rimasto legato alla Lazio e quanto hai veramente temuto che tuo figlio potesse dedicarsi al basket?
Alla Lazio sono legatissimo, non fa solo parte di me, ma è proprio un amore di famiglia. Riguardo a mio figlio sono stato orgoglioso di vederlo fortemente convinto nella sua richiesta di tornare alla Lazio, abbiamo dunque agito subito per la sua felicità.
 
La tua storia professionistica e quella familiare iniziano a Lecce: che ricordi conservi di quegli anni?
Bellissimi e importanti perché è il posto dove sono diventato marito e padre oltre che un giocatore professionista.
 
Perché hai scelto la nazionale italiana?
Perché mi sento italiano e ovviamente perché sarebbe stato difficile guardare i miei figli negli occhi dicendo che ho rifiutato la nazionale azzurra.
 
Generalmente un giocatore ha almeno un allenatore ed un giocatore che sono stati suoi punti di riferimento durante la carriera: chi sono i tuoi e perché?
Di allenatori importanti per me ne ho avuti tanti, quelli che mi hanno formato di più sono sicuramente Delio Rossi, Gregucci e Reja.
 
Qual è il ricordo che consideri in assoluto il più bello della tua carriera da calciatore?
Primo gol al derby e Coppa Italia storica contro la Roma.
 
Hai qualche rimpianto o faresti qualcosa diversamente?
No perché credo molto in Dio, nel suo disegno e quindi che tutti i momenti che ho vissuto dovevano andare così.
 
In ogni parte del mondo non c’è bambino che non sogni di giocare anche solo un minuto in uno stadio gremito: saresti in grado di descrivere cosa si prova a scendere in campo?
Sensazione unica, anche difficile da descrivere… ricordo il primo derby di Roma, appena misi piede in campo ebbi la pelle d’oca e sentii per la prima volta un’energia pazzesca che mai avevo avvertito prima.
 
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