Tu sei Mattia De Sciglio, l’importanza di questo nome: hai vinto tutto

Cosa aspettate che vi diciamo? Mattia De Sciglio è il giocatore più forte al mondo? Senza di lui nessuno potrà vincere nulla? Sì, anzi no. Sarebbe troppo di parte, un pezzo fazioso che andrebbe a presentare un punto di vista troppo soggettivo di quello che per alcuni è Mattia. La realtà dice tutt’altro, in molti potrebbero finire di leggere qui questo articolo. Ritornare nel punto in cui hanno cliccato per aprire il link con tanta curiosità e preparare un bel commento da inserire direttamente sotto.

Mattia De Sciglio - Fonte: bolognafc.it
Mattia De Sciglio – Fonte: bolognafc.it

Chi scrive queste cavolate? Che razza di articolista può pensare ad una cosa del genere? Ha bevuto? Si è drogato?  Aspettate a scriverlo o almeno: rimandate di qualche minuto. Ci sono aspetti della vita che sfuggono di mano. Diamo per scontato tante cose, non ci accorgiamo di quello che accade intorno a noi. La frenesia della città, della vita, la voglia di guardare sempre più in là, oltre quello che potrebbe accaderci. Intanto il presente continua a scorrerci di fianco, inesorabilmente. Però noi questo presente lo abbiamo già distrutto, giudicato malvagio e inutile da seguire. Il presente non ci dice nulla. Quanto si è visto nel passato è stato, passato. Lo abbiamo additato, insultato, rovinato. I pregiudizi con cui abbiamo analizzato certe situazioni ci hanno allontanato da certi fatti, da altrettante realtà che non vogliamo più che facciano parte della nostra vita. Non ce ne frega più niente, insomma. Non esiste perdonare, non esiste capire se qualcosa può cambiare con un aiuto più concreto. Al di là del giudizio, al di là del pregiudizio. Al di là di quanto crediamo vedendo e magari non è. Se tu hai fatto, per me non sei più nulla. Se tu hai agito in questo modo, allora a me non interessa più quello che sei ora. Anche se adesso sei un altro, anche se prima hai “sbagliato” e non per colpa tua o forse non hai nemmeno sbagliato.

Questo è il pensiero che accomuna molti di noi, uomini. Chi per una situazione, chi per un fatto concreto e chi per una persona. Di questo, qui, si vuole parlare: persona. Mattia De Sciglio è una persona, un ragazzo che come tanti altri ha coltivato il sogno di diventare un calciatore. Lo ha realizzato velocemente, con una professionalità e un’intelligenza che a quell’età è qualità di pochi. Lo ha fatto nel Milan, la sua squadra del cuore. Lo sarà sempre, anche se il destino ora lo ha mandato alla Juventus. Non il club che ama, ma quello che lo ha accolto quando più nessuno ha creduto in lui. Dopo che è stato distrutto come calciatore, tra gli infortuni e i fischi di alcuni tifosi che lo hanno additato come uno dei principali colpevoli di un periodo nero, per tutti. Lui non ha brillato e via alle conseguenze. Nel silenzio e da parte, caratteristiche che sono state sempre vicine a lui, Mattia ha lottato. Quanto avrà pianto lo saprà solo lui. Aveva paura di andare a mangiare una pizza con la sua fidanzata, questo quanto è emerso in una dichiarazione a tutto tondo dopo un periodo veramente buio nella vita del giocatore. Buio a San Siro, buio a Milanello, buio nella sua anima. Ci fermiamo qui, questo abbiamo letto e il resto non è cosa nostra, sono fatti suoi. In un momento così ha combattuto, doveva uscirne e lo ha fatto. Purtroppo, le cose intorno a lui non sono migliorate. Professionalmente parlando: nulla. Dopo essere diventato l’erede ufficiale di Paolo Maldini, a detta di tutti, è diventato l’erede che deve rinunciare a quanto promesso e andarsene. Quel parente scomodo che davanti al notaio di turno vuoi fare fuori. Quello che non meriterebbe di prendere in possesso niente. Non ha mai fatto nulla. Oppure ha fatto e in molti se ne sono dimenticati, ricordandosi solo gli ultimi episodi. Anzi: forse ha continuato a fare, ma nessuno se n’è accorto perchè ormai era diventato lo scomodo. Ecco che ti devi fare da parte, ecco che in questa famiglia non servi più. L’eredità deve andare a tutti gli altri, tu non la meriti.

La sua avventura in rossonero è iniziata nei migliori dei modi. Fin da bambino con la maglia del Milan, il debutto che gli ha concesso Massimiliano Allegri è quello che potrebbe essere riservato ai predestinati: in Champions League. Nella prima stagione, poi, solo qualche apparizione qua e là. La seconda, l’anno della consacrazione con Mattia che si è ritagliato un posto da titolare giorno dopo giorno, lavorando e sudando per la squadra che ha tifato fin da sempre. Poi il declino. Tanti infortuni, prestazioni sfortunate, panchine obbligate. Un rosso dopo 49 secondi in un Napoli-Milan di fine stagione. Era il 2015. Da lì, una piccola rinascita. Ha indossato per la prima volta la fascia da capitano, il sogno di una vita. 100 presenze raggiunte in rossonero. L’Europeo con Antonio Conte ai livelli di un tempo. Tutto sembrava presagire al ritorno del vero Mattia. La montagna russa, però, stava per scendere nuovamente. Prima la vittoria della Supercoppa Italiana contro la Juventus, lo stesso trofeo vinto all’inizio della sua avventura in rossonero, nel 2011 contro l’Inter. Dalla Supercoppa alla Supercoppa, da Pechino a Doha. In mezzo alti e bassi, fino al punto di non ritorno. Poi? Più niente, niente di buono.

Domenica 23 aprile 2017, Milan-Empoli 1-2. De Sciglio è uscito tra i fischi (e gli sputi morali) di un San Siro che non gli ha perdonato le voci di giornata che davano per fatto l’accordo con la Juventus per la stagione successiva. Pochi mesi dopo è avvenuto quanto pronosticato, tra la gioia dei tifosi rossoneri che hanno gridato vittoria per la cessione che aspettavano da tanto.

Certe volte è inspiegabile. Ci sono i fenomeni, i giocatori normali e le meteore. Mattia De Sciglio ha passato tutte e tre le fasi per i tifosi rossoneri: forse tra le troppe aspettative e i troppi rimpianti di un giocatore che non è mai entrato nei cuori dei suoi supporters. Questo è il punto. Nel Milan o, in generale, in tutte le squadre, c’è sempre qualcuno che non riesce a trovare la sintonia con l’ambiente. Lo stadio si carica di pregiudizi, il bene viene interpretato come normale e il male come distruzione totale. Quindi?

Quindi se hai delle qualità (e Mattia ne ha) e le provi tutti per farti piacere e non riesci, sei costretto a cambiare. Per te stesso, per il tuo futuro. E così è stato. Prima del famoso Europeo da 7,5 (prestazione davvero importante per Mattia che è stato una delle tante scommesse vinte da Antonio Conte) De Sciglio aveva trovato anche il modo per uscire dal periodo negativo. Stesso anno, gara contro il Verona. Dopo un contatto con Wszolek ha rimediato una ferita sul volto che è diventata, poi, una cicatrice. Il suo tatuaggio, guardandosi allo specchio avrebbe avuto una carica mai sentita prima.

Tatuaggio. C’è chi se ne fa per ogni occasione, chi finisce sulle prime pagine dei giornali per le serata in discoteca o per qualche notizia extra calcistica di troppo. Dietro a tutto questo: zero prestazioni positive in campo. Mattia, a differenza degli altri, nei momenti più difficili della sua carriera (non di certo voluti da lui) non si è creato alibi. Non è stato “difeso” dalle prime pagine dei giornali che nascondono le difficoltà di molti giocatori solo perchè si ha altro di cui parlare, oltre al campo. Mattia tutto questo non l’ha mai avuto. Di lui si parlava solo di quello che faceva sul campo. Non giocava bene? Non è un giocatore da Milan. Un altro al suo posto faceva lo stesso o peggio? Rischiava di essere da Milan (o di qualunque altra squadra per cui giocava) solo perchè si nascondeva dietro a fatti di cronaca lontani dal calcio. Ecco la differenza: c’è chi ha pagato tutto di tasca sua e chi non ha pagato, facendo peggio, ma venendo esaltato. Perchè in questo nuovo mondo calcistico non c’è tanto spazio per i giocatori vecchio stampo: i casa-chiesa di questo sport, per intenderci.

Ecco perchè Mattia De Sciglio sarà un rimpianto. Non tanto perchè alla Juventus farà meglio (l’augurio per la sua carriera è questo), ma perchè nessuno gli ha dato l’occasione di provare a riprendere in mano la sua carriera, nonostante le sue difficoltà. Si è preferito dare 1000 possibilità a giocatori che di calcio non conoscevano nemmeno le regole. Ecco perchè Mattia De Sciglio ha vinto tutto. Con il suo nome, con la sua persona, è andato avanti. Contro tutto e contro tutti, rimanendo sè stesso. Beh, ha vinto lui. Però certe cose le può capire solo chi le ha vissute o, parzialmente, le ha sfiorate…