Il punto/Serie A: in testa tutto scorre, ma quanto è bella l’Atalanta!

I nerazzurri si confermano una realtà bellissima e solida. Per il quarto posto, invece, adesso a sorridere è il Milan, ma la lotta è serrata in questa Serie A.

Gli uomini copertina della 20esima giornata di Serie A, la prima del Girone di ritorno, non sono pochi.

Si parte da Duvan Zapata, l’attaccante colombiano dell’Atalanta, il simbolo migliore degli orobici di quest’anno. Entrambi sono partiti con il freno a mano tirato – ma è stato grave l’handicap dei preliminari estivi di Europa League, che ha segnato tutta la prima parte di stagione – ma poi, una volta sbloccati, non si stanno fermando più. L’Atalanta, lo ripetiamo, è la realtà più bella e costante del calcio europeo degli ultimi anni. Società seria e intelligente, mercato oculato e mai sopra le righe, allenatore preparato ma di cui si parla molto poco (ma questo è un bene per lui), che si sta togliendo non poche soddisfazioni.

Anche quest’anno. Piena, pienissima lotta per l’Europa che conta e vittoria contro Lazio, Inter, e pareggio contro Milan e Juventus. E lui, il buon Duvan, va a segno da sette partite di fila e sta dando una mano non indifferente. Da dicembre, ha messo a segno 13 reti, quante quelle messe a segno dalla capolista e dalla immediata inseguitrice. Hanno fatto meglio soltanto la Roma e la Sampdoria.

Già, la Doria, Prezioso pareggio in quel di Firenze nello scontro tra altre due pretendenti all’Europa. E parlare di blucerchiati vuol dire elogiare Fabio Quagliarella, a bersaglio da dieci gare consecutivamente. Il record di Batistuta, datato 1994, è a soli 90 minuti.

E siccome la lotta per giocare nelle competizioni continentali è quella che sta dando più pepe alla Serie A, c’è da segnalare che il quarto posto ha un nuovo padrone. Il Milan, che con una gara operaia, incerottata, fortunosa, tutta grinta e parate di Donnarumma in quel di Genova sponda rossoblù, ha centrato tre punti importanti, ricacciando a -1 la Roma e mettendo la solita incompiuta Lazio di Simone Inzaghi a -2. I tre punti – i secondi consecutivi dopo quelli strappati alla Spal prima della sosta invernale – danno morale e fanno ossigeno per una compagine, quella rossonera, che si è segnalata più per il pessimo modo di trattare la vicenda Higuain e, più in generale, quelle societarie, che per quello che succede in campo. E questo non va affatto bene. E, onestamente, visti i fuochi d’artificio annunciati quando non serviva, dal mercato deve arrivare qualcosa in più, perché coperta e qualità sono sempre corte. E gli acquisti non sempre all’altezza quando scendono in campo.

 

 

 

In vetta, invece, tutto secondo copione. La Juventus dei record ha lasciato le briciole al fanalino di coda Chievo, nonostante il rigore – questo sì che è una cosa che non potrebbe accadere spesso – fallito da Cristiano Ronaldo, evidentemente già con la testa al tribunale di Madrid piuttosto che allo Stadium. Poco male, perché nel festival dell’abbondanza, Allegri sorride per la buona prova di Dybala (102 palloni toccati, record personale), il primo acuto italico di Emre Can, i 56 punti dopo 20 partite, la 50esima vittoria della prima del nuovo anno solare nella storia bianconera.

Il day before aveva fatto il proprio dovere anche il Napoli, che pieno di cerotti e infortuni, ha giganteggiato contro la Lazio ben più di quello che dica il punteggio. Carletto Ancelotti sta facendo al meglio il proprio lavoro perché ha capito che forse andava data fiducia a tutta la rosa. Anche a quelli che, forse, non sarebbero degni di indossare la casacca partenopea. Il re Mida, però, è sempre Milik, l’attaccante polacco che finalmente sta dando ragione a chi lo ha scelto, nel 2016, per sostituire un certo Gonzalo Higuain.

Però siamo sempre alle solite: tutto questo non sta bastando e difficilmente basterà. Anche perché a gennaio il re dei cinepanettoni si dimostra restio ad aprire il portafoglio.

Pallone campionato Serie A - Fonte: Danilo Rossetti
Pallone campionato Serie A – Fonte: Danilo Rossetti

Il 2019 dell’Inter, invece, si è aperto con un brodino per il punteggio ad occhiali contro un ottimo Sassuolo, che di punto in bianco si è ritrovato senza Boateng, volato – e se permettete, questo è il colpo di mercato più strano degli ultimi anni – addirittura al Barcellona.

Pareggio che conferma come i nerazzurri vivranno una seconda parte di stagione come se fossero una pedina incastrata nel gioco della dama: difficilmente andrà avanti, ed è quasi impossibile che possa andare indietro.