Il punto/Serie A: Nel boxing day a vincere sono razzismo e morte

Quello che è successo ieri in Serie A va al di là della semplicistica cultura sportiva. E con il calcio. Nel frattempo, la Juventus non vince ma allunga sul Napoli

Sarà perché è stata la prima volta nella storia del calcio italiano, ma il “boxing day” italico è stato tutto tranne che condizionato da un clima di festa.

Il problema è che più delle tantissime cose successe sui rettangoli di gioco (il pareggio della Juventus a Bergamo, la sconfitta del Napoli in casa dell’Inter, una crisi senza fine del Milan, Lazio e Sampdoria prorompenti in zona Champions), a infiammare il Santo Stefano del calcio italiano sono situazioni che con il calcio non c’entrano nulla.

Ed ecco, allora, che sulla Torre di Babele sale, innanzitutto, Aurelio De Laurentiis che, nell’immediata vigilia di Inter-Napoli, ha definito Mazzoleni un arbitro “cattivo e sempre non imparziale”. È stata un’ennesima uscita fuori luogo del patron del club campano, perché va ad alimentare un clima da anni pesante e infuocato che si respira attorno agli arbitri e a tutto il sistema calcistico nostrano. E le temperature continuano a essere bollenti nonostante il Var, introdotto anche per raffreddare i bollenti spiriti.

Ed ecco, allora, che non sorprendono le vergognose frasi razziste di ieri sera nel posticipo di san Siro rivolte a Kalidou Koulibaly, bersagliato finché è rimasto in campo prima di farsi espellere (per proteste), e un altro episodio di come la cultura calcistica sia da migliorare nel Belpaese. C’è da mettersi, invece, le mani nei capelli per la non reazione della Federazione alle parole del presidente azzurro, rimasta in silenzio dopo le uscite.

Come si spera di poter cambiare un quadro pesante se gli attori continuano a recitare a soggetto e a sproposito? Forse ha davvero ragione Massimiliano Allegri quando accusa che non cambierà mai niente?

E come può se, nel 2018, si continua a morire andando a vedere i propri beniamini allo stadio? Razzismo e inciviltà sono armi potenti da estirpare, ma chi chiede la sospensione della Serie A fa soltanto un favore a questi soggetti. È come far restare qualche giorno a casa i bulli che fanno pazzie a scuola.

 

 

In attesa di Godot, quasi certamente quello che non cambierà, questa stagione, è il padrone della Serie A. La Juventus, infatti, anche quando non vince, mette in crisi le avversarie, come è costante degli ultimi anni.

Esce da Bergamo con un pareggio prezioso per continuare la striscia di imbattibilità generale (ora sono 22 le gare utili consecutive), in trasferta (nel 2018 è stata imbattuta), e la corsa da record verso l’ottavo tricolore. Nessuna squadra italiana ha mai toccato 50 punti dopo 18 giornate, ed è la compagine che ha mantenuto più volte, in Europa, la propria porta inviolata. Ben 22.

Certo, la prestazione non è stata eccellente – ma, primo tempo con la Roma a parte – è una costante adesso – ma l’Atalanta si conferma avversario ostico con cui accade spesso qualcosa di piccante.

La non vittoria bianconera aveva ridato speranza ai non juventini d’Italia, che ieri sera hanno fatto il tifo per il Napoli. Nulla da fare, però. I vice campioni d’Italia sono stati stoppati a pochi centimetri dalla porta da Asamoah – indovinate dove giocava il ghanese fino a giugno? – e puniti dalla rete in pieno recupero di Lautaro Martinez, rompendo un digiuno nerazzurro contro i campani che durava da quasi 500 minuti. Da aprile 2016, per intenderci.

Vittoria meritata quella della banda Spalletti, perché in una partita non certo da annali del calcio – ma non è colpa loro, è il pallone italiano che fatica in tal senso – ha fatto qualcosa in più degli avversari, è stata un po’ più continua, ha dimostrato più voglia di vincere.

E ha confermato che, negli scontri d’alta quota, difficilmente si fa trovare impreparata. Quando mancano 90 minuti al giro di boa, i Campioni d’Italia vantano +9 sul Napoli (41 punti) e +14 sull’Inter (36).

 

 

 

 

Le grandi attenzioni, però, sono concentrate per l’ultimo posto per la Champions League. Successo importante e di forza quello della Lazio, che si tiene stretta il 4°posto vincendo a Bologna, con Simone che manda Filippo a un passo dal salutare la città felsinea, dove non si vince da ben 11 partite.

A gonfie vele anche l’incredibile Sampdoria dove, nonostante il clima da burrasca attorno al presidente Ferrero, si continua a respirare aria di pienissima Europa, dopo il 2-0 al Chievo e l’ottava partita consecutiva a segno di Quagliarella, il primo a raggiungere tale traguardo dopo Christian Vieri nel 2002. Bene pure la Roma (3-1 al Sassuolo), in cui esulta anche il giovane Zaniolo, il 16esimo giocatore a segno per la compagine giallorossa. Un record per il vecchio continente.

E, in tema di numeri, sono tanti e negativi quelli del Milan. Quarto risultato a occhiali consecutivo – non accadeva da dicembre 1984, rete che manca da oltre sei ore. Tre punti nelle ultime quattro gare contro Torino, Bologna, Fiorentina e Frosinone, non certo corazzate invincibili. Due reti – e una è pure su rigore – messe a segno a dicembre. Non va a segno nei primi tempi dal 31 ottobre. Una media in trasferta pessima con le neopromosse.

Ma c’è dell’altro. Un allenatore bravo ma con evidenti limiti, una squadra sì decimata ma non di primissimo livello, un mercato estivo monco o non all’altezza per tantissimi motivi, troppi giocatori fuori forma fisicamente e psicologicamente. I rossoneri sono come quel puzzle che si è rotto in tanti pezzi, e chissà se saranno mai trovati tutti.

 

 

 

Il traffico, comunque, in quella parte di Classifica resta intasatissimo, ed escludere X anziché Y è assai difficile.