Amoruso ricorda la sua Juventus: “Era tutto perfetto per giocare a certi livelli”

La rubrica “J-Interview” di forzajuvenews.com ha raccolto delle dichiarazioni di un importante giocatore della Juventus degli anni ’90, Nicola Amoruso.
Ex anche di Samp, Napoli, Parma, Torino e Atalanta, con cui ha chiuso la carriera, Amoruso ha parlato dei suoi trascorsi a Torino, raccontandosi anche dal punto di vista emotivo. Ecco dunque le sue parole:

Amoruso - Fonte immagine: Wikipedia
Amoruso – Fonte immagine: Wikipedia
MENTALITA’ – Nel suo lungo girovagare sul territorio italiano – pensate che ha indossato ben tredici maglie diverse andando a segno per dodici squadre diverse -, non è mai passato inosservato ai suoi supporters che affettuosamente gli hanno coniato dei soprannomi: a Napoli era “Nick faccia d’angelo”, sullo stretto “Nick piede caldo” e “Nick dinamite”. Ma cosa significa per un ragazzo di provincia arrivare in club così blasonato come quello bianconero? “L’impatto alla Juve fu davvero bello, io e altri giovani arrivammo in una squadra che aveva appena conquistato la Coppa Campioni – confessa -. Fin da subito fu piacevole confrontarsi con quei grandi calciatori, sono cresciuto e sono riuscito a conquistare dei trofei”. Ma in questa chiacchierata, Nick Amoruso pone fin da subito cosa lo colpì: “Sotto il punto di vista della programmazione, alla Juve acquisisci quella mentalità vincente che ti rimane dentro”.

STILE DI VITA – Un giovane di ventuno anni, reduce da una bella stagione a Padova incorniciata da quattordici marcature, che arriva nel club più importante d’Italia e d’Europa in quel momento: “C’erano grandi attaccanti giovani, Vieri, Boksic, Inzaghi, Del Piero. Era tutto perfetto per giocare a certi livelli, la loro determinazione faceva la differenza. Il migliore? In assoluto chi più mi impressionò fu ‘Zizou’ Zidane – risponde sinceramente Amoruso -, che arrivò da sconosciuto e negli allenamenti si intravedevano le sue grandi doti. Aveva qualcosa in più degli altri e questo mi colpì”. E che consiglio dare ad un giovane che si interfaccia per la prima volta con una realtà così importante? “Consiglio ai giovani di arrivare in punta di piedi, di ascoltare i più anziani perché con la loro esperienza si può davvero imparare tanto. La Juve è uno stile di vita”.

AJAX – L’Ajax dell’epoca era sicuramente paragonabile al Real Madrid e al Barcellona attuali. Una squadra olandese che faceva paura a tutti, giocava un gran calcio e metteva in mostra continuamente una fucina di talenti impressionanti. “Una delle partite che ricordo volentieri è quella del 1997, nel penultimo atto della competizione. Tutti i tifosi ricordano ancora oggi la sfida con l’Ajax, la vittoria in casa nostra per 4-1 dopo la vittoria dell’andata ad Amsterdam. Fu delle migliori partite disputate dalla squadra nell’era Lippi. Io segnai il terzo gol, Vieri il secondo”, conclude. Per la cronaca, anche Lombardo (1-0) e Zidane (4-1) parteciparono a quel successo.