Esclusiva-Zaccardo: “Farei un altro autogoal pur di rivincere il Mondiale. Se il Parma mi vuole vado”

Dal 2006 il suo nome è rimasto scolpito tra quelli degli eroi di Berlino: Cristian Zaccardo, campione del mondo con la Nazionale di Lippi, ha ancora voglia di giocare dopo l’ultimo anno trascorso a Malta, durante il quale non ha perso di vista il campionato italiano. Zaccardo ha rilasciato un’intervista in esclusiva a Soccermagazine parlando proprio della Serie A e non solo, ripercorrendo anche parte della propria carriera.

Zaccardo - Fonte immagine: NL2015 da Wikipedia
Zaccardo – Fonte immagine: NL2015 da Wikipedia

Cristian, nell’anno in cui la Nazionale azzurra non va al Mondiale le squadre italiane – in particolare Roma e Juve – hanno regalato partite storiche in Europa. Il nostro calcio è veramente in crisi o no?
Penso che sotto certi punti di vista sì, da altri no. Io metto in prima fila tre squadre come Roma, Napoli e Juve che sono molto forti e competitive a livello europeo, mentre altre squadre non sono competitive come anni fa. Basti vedere Milan e Inter che fanno fatica, che non sono come la Juventus o come se stesse di qualche anno fa.

La tua carriera è ovviamente legata anche al Palermo, che oggi sta vivendo un periodo storico particolare. Persino alcuni ex rosanero si sono lamentati di Zamparini: tu cosa puoi dire invece a suo favore?
Posso dire che ho vissuto il periodo d’oro di Zamparini, quando prese la squadra e arrivò poi in Serie A, ho vissuto i primi quattro anni di Serie A del Palermo dopo tanti anni di categorie inferiori. Dal mio punto di vista posso solo solo ringraziarlo perché mi ha dato un’opportunità di crescita per la mia carriera, mentre da tifoso e simpatizzante rosanero mi dispiace un po’ perché non solo quest’anno, ma negli ultimi anni, la squadra sta perdendo quel valore che aveva acquisito nel primo periodo della gestione Zamparini e quindi spero che ritorni in Serie A, perché adesso nei playoff è quasi una lotteria.

Nel 2013 sei andato al Milan all’alba della discesa dei rossoneri: avevi già captato allora l’aria di crisi che da quattro anni tiene il “Diavolo” lontano dalla Champions?
A giugno 2012 ho preso il patentino da allenatore insieme ad Inzaghi, Zambrotta, Nesta e Gattuso che avevano smesso da qualche giorno col Milan. Si poteva avere timore nel prosieguo della continuità del Milan perché quando sono arrivato io erano andati via anche Thiago Silva, Ibrahimovic, Seedorf, Pirlo, tutti giocatori grandi sul campo, ma anche di personalità e carisma all’interno dello spogliatoio, quindi c’era da rifondare. Era finito un ciclo e quando ci sono questi cambiamenti ripartire non è masi semplice. Ci si poteva aspettare un calo del Milan, però si sperava che fosse di poco tempo, invece da quando sono andati via tutti questi campioni il Milan non è più tornato ai livelli di prima del 2012.

Proprio al Milan ritrovasti sulla tua strada Pippo Inzaghi, vecchio collega in Nazionale: quanto imbarazzo c’è nel farsi allenare da un ex compagno, col quale si è condiviso tra l’altro un successo storico come il Mondiale?
Di imbarazzo c’era un po’ perché di solito al mister si dà del lei e magari capitava a volte di dargli del tu, ma al di là di questo c’era massimo rispetto e i ruoli erano stabiliti, quindi nel campo di lavoro era normale come se fosse un altro allenatore, magari fuori dal campo chi aveva giocato con lui aveva molta più confidenza e aveva un rapporto diverso rispetto a quello con un allenatore che non aveva frequentato.

L’anno scorso il miglior attacco della Serie A è stato quello del Napoli, quest’anno invece appartiene alla Lazio: nessuna delle due ha vinto lo scudetto. Allora è vero che siete voi difensori a far vincere i campionati?
Eh, la frase storica è che “con gli attaccanti si vincono le partite, con i difensori si vincono i campionati”. La storia insegna che è più facile vincere i campionati con la miglior difesa che con il miglior attacco. Non lo dico io, lo dice la storia.

A proposito di Napoli: intorno al 2010 girava voce che fossi destinato a diventare azzurro. Come mai non è più successo nulla?
Mah, capitava che nell’arco della mia carriera avvenissero accostamenti a diverse squadre italiane, poi ci sono interessamenti, poi ci sono magari ipotesi di scambi, a volte è la squadra che ha la tua proprietà a non volere il trasferimento. Ci sono tante dinamiche e alla fine concretamente non sono mai stato così vicino a vestire quella maglia, quindi non posso parlare di niente di più che di qualche interessamento, ma come avviene per tanti giocatori bravi nel campionato italiano.

Buffon ha fatto intendere di voler arrivare a smettere senza diventare un peso per gli altri. Quando si tratta di campioni, condividi più la filosofia di Gigi che non vuole conoscere cali prima di ritirarsi o quella di Totti e Del Piero che preferivano continuare a giocare il più possibile?
Io preferisco che un giocatore continui a giocare il più possibile finché la testa glielo permette, quando calano gli stimoli è giusto smettere, ma questo può capirlo solo il giocatore stesso. Io, per dire, ho ancora voglia di giocare. Poi a volte con la carta d’identità ci sono situazioni che ti portano a smettere anche se avresti voluto continuare. Secondo me Totti avrebbe continuato un altro anno, però magari è stato portato da tutto l’ambiente a decidere consensualmente di smettere.

In Nazionale hai avuto modo di giocare proprio con Totti, che inevitabilmente sarà ricordato tra i migliori talenti italiani della storia al pari di Roberto Baggio. In quale settore ti piacerebbero vederlo lavorare in futuro?
Chiaramente mi piacerebbe vederlo ancora in campo, però purtroppo ci sono un inizio e una fine per tutto ed è capitato l’anno scorso per lui. Come lo potrei vedere? Come direttore sportivo, perché lo vedo più così che come allenatore, poi ho visto che aveva iniziato il corso di allenatore e l’ha abbandonato, quindi non penso che gli piaccia più di tanto.

Mondiali 2006: in pochi sanno che il giorno dopo Italia-Stati Uniti realizzasti un altro autogoal, identico, in allenamento…
Identico no, però su un cross – adesso non mi ricordo di chi – ho messo il piede e purtroppo è ricapitato un altro autogoal. Si vede che era periodo, perché fortunatamente in carriera non me ne ricordo tanti altri.

Possiamo affermare che quell’episodio fu più positivo che altro? La stagione seguente a Palermo fu la più prolifica della tua carriera con 6 goal.
Quello è stato un episodio, poi magari adesso sulla carriera si ricordano tutti di quell’episodio perché è capitato in quella circostanza, però fortunatamente ho dimostrato che vedevo più la porta avversaria che la mia, quindi dopo i numeri hanno testimoniato per i miei goal in Serie A.

Soprattutto da quando si è verificato l’avvento dei social nascono spesso dei tormentoni e il tuo autogoal è uno di questi, insieme alla famosa corsa di Barone che starebbe ancora aspettando la palla da Inzaghi. A voi calciatori fanno sorridere questi particolari o in realtà vi offendono?
No vabbè, quando c’è il lieto fine ci fai anche una risata. Se penso a quell’episodio con un lieto fine così… anzi, ne rifarei un altro di autogoal pur di vincere un Europeo o un altro Mondiale. Magari quando non c’è il lieto fine fa rosicare.

Il Parma, altra tua ex squadra, è tornato subito in Serie A con tre promozioni record in tre anni dalla Serie D. C’è bisogno di giocatori esperti adesso per assicurarsi la salvezza?
Io penso di sì, c’è sempre bisogno di un mix. Quando trovi un mix tra giocatori esperti e giocatori meno esperti fai una bella squadra.

Quindi potresti anche andare a dare una mano…
Se mi chiamassero, volentieri.

Qual è l’ultimo sogno che Zaccardo vuole rincorrere nella sua carriera da calciatore?
Da calciatore provare ad essere ancora utile e avere un obiettivo da realizzare, può essere qualsiasi, essere importante per una squadra, non importa la categoria, lo stato. Divertirmi in qualcosa da realizzare.

Chiudiamo con il Mondiale: volendo fare un bilancio a distanza di 11 anni, in cosa precisamente ti è cambiata la vita dopo la notte di Berlino?
In popolarità sicuramente, perché a distanza di tempo, quando si vince una cosa così importante, diventi praticamente immortale nel mondo del calcio. Di conseguenza sono aumentate le responsabilità insieme al successo che abbiamo ottenuto.

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