La reale consistenza di certi allenatori

Dopo lo stop della Juventus a Bergamo la trentaquattresima giornata di Serie A sembrava per la Roma quella giusta per riaprire la corsa scudetto. Invece, con la sonora sconfitta nel derby, i giallorossi non solo scivolano a nove punti dalla squadra di Allegri, ma rimettono anche in discussione il secondo posto in classifica con il Napoli che ora preme ad una sola lunghezza di distanza e che probabilmente avrebbe meritato di più da questa stagione. Ma andiamo con ordine. Perché i risultati di giornata non forniscono più semplici indicazioni. Esprimono piuttosto delle sentenze.

La prima: la Juventus, qualora ve ne fossero ancora dubbi, è senza ombra di dubbio la squadra più forte di questo campionato. Nonostante il pensiero nella sera di Bergamo scivoli inevitabilmente alla notte di Champions League che attende mercoledì Dybala e compagni, i bianconeri riescono a raddrizzare (parzialmente) una partita che, dopo un primo tempo decisamente sottotono, sembrava essersi complicata. L’errore nel finale che spalanca le porte al pari degli orobici è frutto della distrazione e crea una dicotomia tra una squadra che in coppa sembra imperforabile ed una che in campionato mai come in questa stagione ha concesso qualcosa di troppo. Se c’è un’indicazione da trarre in questa stagione per i bianconeri è proprio questa: la BBC inizia ad avere un’età. Ciò premesso, definire quello di Bergamo un mezzo passo falso sarebbe stato già un azzardo venerdì sera, dato lo spessore di un’Atalanta che, insieme alla Lazio, è senza ombra di dubbio la sorpresa di questo campionato. Lo diventerebbe ancor di più dopo i risultati nella giornata di ieri quando la Roma si è definitivamente sciolta sotto l’ultimo sole di aprile.

Quella nella stracittadina è solo l’ennesima debacle dei giallorossi nei match clou. La Juventus all’andata, il Napoli al ritorno, il Lione in Europa League e la Lazio che ha ridimensionato la squadra di Spalletti nelle semifinali di Coppa Italia prima e nel ritorno di campionato poi. Il tecnico di Certaldo deve inevitabilmente essere messo sul banco degli imputati. Le sue polemiche, le sue indecisioni tecnico-tattiche e la sua incapacità di trasferire ciò che più di ogni cosa rappresenta il vero divario tra la Roma e la Juventus, la mentalità, sono i capi d’accusa. Spalletti ha ripetuto come un mantra per buona parte di questa stagione che se non fosse stato in grado di portare nella bacheca giallorossa un trofeo a fine stagione avrebbe dato le dimissioni. Siamo dunque al momento dei saluti. O dobbiamo forse attenderci un inaspettato colpo di coda viste le dichiarazioni dell’ultima ora sul secondo posto? Sarebbe l’ennesimo voltafaccia di un allenatore che ha deciso di atteggiarsi a Mourinho senza averne il palmares.

Sull’altra sponda del Tevere, viceversa, c’è un Simone Inzaghi che dopo quanto di buono fatto vedere già al termine della scorsa stagione, in questa si è dimostrato allenatore da grande squadra. L’intelligenza tattica (e non solo) del tecnico biancoceleste è sintetizzata alla perfezione dai quattro incroci stagionali con la Roma. All’andata l’esperimento della difesa a tre è naufragato davanti al doppio passo di Wallace. Una batosta che portò la Lazio a capitolare complice l’incapacità di liberare un Felipe Anderson nell’occasione schierato terzino. Imparata la lezione, il confronto diretto Inzaghi-Spalletti è da quel momento in poi diventato, sul piano tattico, impietoso.  In Coppa il tecnico si è presentato con due terzini veri sugli esterni ed il brasiliano a supporto di Immobile. Il sapiente utilizzo di Milinkovic-Savic e quello soprattutto di Keita, mai così incisivo come in questa stagione, hanno fatto il resto. Un cambiamento simbolo dell’umiltà di questo giovane allenatore. Un cambiamento sapiente che è proprio quello che non era riuscito a fare l’ostinato Pioli che anche a Milano sta dimostrando di non essere un tecnico adatto a certi livelli. Complice anche la sua pochezza caratteriale. Dopo l’entusiasmo iniziale, l’Inter si è nuovamente persa alle prime difficoltà e probabilmente resterà fuori dall’Europa anche la prossima stagione. Sorte che condividerà con la Fiorentina di un sempre più incomprensibile Paulo Sousa. Come il portoghese o Spalletti possano essere accostati alla panchina della Juventus per un ipotetico post Allegri resta veramente un mistero.

Chiosa finale sulla lotta salvezza. È un peccato che il Crotone abbia deciso di svegliarsi così tardi. Il calendario dei calabresi è complicato. Ma lo è anche quello del Genoa. Ed i demeriti di Juric sono senza dubbio più evidenti di quelli di Nicola.