La vita juventina di Prandelli: “Quella volta che Trapattoni ci seguì per un gelato…”

Cesare Prandelli, da qualche settimana ex allenatore del Valencia, è stato ospite d’onore della rubrica “J-Interview” di forzajuvenews.com, dispensando qualche racconto amarcord sul suo passato bianconero.

Prandelli - Fonte immagine: ACF Fiorentina
Prandelli – Fonte immagine: ACF Fiorentina
Impossibile non cominciare proprio da quando fu acquistato dalla Juventus: “Il presidente della Cremonese era molto amico di Boniperti e del patron dell’Atalanta, per cui quando la società bianconera decideva di comprare un giocatore dalla Cremonese transitava prima per Bergamo. Era un triangolo imprescindibile. L’ho saputo quando ero ragazzino, a diciotto anni mi mandarono in prestito all’Atalanta in Serie A e l’anno seguente raggiunsi Torino con Domenico Marocchino, Luciano Bodini e Roberto Tavola. Un po’ come fecero Cabrini, Scirea, Fanna prima di me. Perché la storia di quegli anni è quella.
Prandelli non può dimenticare la rigidità dello stile Juve, soprattutto ai suoi tempi: “Era una super squadra, infarcita dai campioni del mondo del 1982 con Platini e Boniek. Si capiva sin dal primo giorno, era un ambiente che badava alla sostanza, alla pratica e alla vittoria. Arrivare secondi significava fallire, Boniperti trasmetteva questo sin dall’inizio della stagione e noi sapevamo che quella era la mentalità juventina tramandata da tutti e che si è mantenuta nel tempo. Torino aiuta in questo, era molto chiusa e dovevi fare solo il professionista. Alla sera, per esempio, c’erano pochissimi divertimenti e svaghi“. In particolare, un aneddoto riguarda il “Trap”: “Ricordo di noi ragazzini giovani, che dopo aver fatto un allenamento al mattino andammo a mangiare con Trapattoni da ‘Mauro’. Ad un certo punto siamo usciti per andare a comprare un gelato e il Trap ci seguì, chiedendoci cosa stavamo facendo. Alla nostra risposta, ci disse di ‘andare a riposare che domani c’è l’allenamento’. E’ una cosa particolare, pensai a come un allenatore può seguire i propri giocatori ma capii che noi eravamo li solo per giocare. Non dovevano esistere distrazioni. Non c’erano scuse, la società era sempre presente“.
Infine, Prandelli ha ricordato la Supercoppa UEFA 1984, disputata contro una delle rivali storiche della “Vecchia Signora”, il Liverpool: “Non essendoci i collegamenti televisivi di oggi, spesso quando si giocava fuori dall’Italia non si sapeva nemmeno il risultato. Ricordo il campo molto ghiacciato, vidi per la prima volta queste lampade che servivano per sciogliere quella lastra che si era formata. Si poteva giocare solo in quella data (16 gennaio ndr), altrimenti era difficile trovarne un’altra. Per la cronaca, vincemmo 2-0 grazie alla doppietta di Boniek. Fece veramente una gran partita, spesso in Europa faceva la differenza“.