Calciomercato Juventus, Pepe saluta: ritorno a Udine?

Dopo cinque stagioni alla Juventus, di cui tre, le ultime costellati dagli infortuni, è giunta l’ora per Simone Pepe e la Juventus di salutarsi. A 31 anni e a scadenza naturale del contratto, non c’è più spazio per lui. Acquistato dall’Udinese per ben 12 milioni nel 2010, oggi il giocatore rappresenta uno dei pochi reduci di quella fase della storia juventina caratterizzata dalla ricostruzione, insieme ai vari Amauri, Iaquinta, Felipe Melo, Poulsen, Diego, Giaccherini ecc., una Juventus diversa, più provinciale di quella odierna che ha più lacrime per Tevez e Pirlo, due campioni assoluti che hanno portato i bianconeri a tornare sulla sua dimensione d’elite.

Simone Pepe. Fonte: Davide Denti
Simone Pepe. Fonte: Davide Denti

Fu protagonista, Simone Pepe, del primo grande scudetto con Conte: nelle prime due stagioni alla Juventus, 75 presenze ufficiali condite di 12 gol, uno per milione spesi per il suo cartellino, in risposta agli scettici che hanno messo più volte in dubbio il suo valore. Poi l’incubo: una serie di infiniti infortuni, di cui il più grave è quello a al muscolo semimembranoso. Vivide sono ancora le immagini, pubblicate dallo stesso giocatore di quella “cerniera” presente sulla sua gamba e che gli è costata tre stagioni di cure. Appena 19 presenze in tre anni, di cui 15 nell’ultima stagione e un gol su rigore. Simone Pepe chiude con il sorriso la sua carriera alla Juventus, lo fa scrivendo sul sito della società: parole d’orgoglio e di commozione, per un giocatore che non ha mai mollato anche nei momenti più bui e che si è sempre sentito parte integrante di un gruppo che intanto ha continuato a crescere anche senza di lui.

“Svuotare l’armadietto di Vinovo è stata una tristezza incredibile: alla Juventus ho trascorso cinque anni fantastici in una società incredibile. Ho dato il cuore, l’anima e pure una gamba. Il popolo bianconero l’ha capito e infatti mi ha sempre osannato e riempito d’affetto. Con i tifosi manterrò un feeling incredibile per sempre. Nulla, però, può ripagarmi della finale persa: a Berlino, a fine partita, ho detto ai miei compagni che il giorno dopo sarebbe stato peggio e non mi ero sbagliato. La notte non riuscivo a dormire e non ero l’unico. Mi sono collegato alle 6 e 45 alla chat di Whatsapp che condivido con alcuni compagni ed erano tutti collegati. L’amarezza per essere arrivati a un passo dalla Champions era troppo grande. Eravamo un bellissimo gruppo, abbiamo instaurato legami fortissimi, ma sono certo che se ne formerà uno altrettanto solido. E’ la forza della Juventus: giocatori e allenatori passano ma la maglia e la mentalità vincente del club restano”.

Prima d’andarsene, Pepe ha pensato anche al presente, quello che ormai gli sta sfilando via, ma che invece è cruciale per i futuri piani della Juventus: dalla nostalgia di Tevez, all’eredità per Dybala, la sua maglia e il non far rimpiangere l’Apache, dalla virata su Mandzukic, all’incoronazione per Morata: “Tevez? Un pochino me lo aspettavo. Carlos aveva il grande desiderio di tornare al Boca Juniors e la Juventus è stata brava a rispettare la sua decisione. Di lui mi rimarrà sempre il ricordo di un calciatore fantastico e di una persona umilissima. Andrei al Boca con lui… Futuro? Vorrei rimanere in Italia. Udinese? Mi sto guardando intorno. Dybala? Penso che prenderà il mio numero di maglia, il sette. Parliamo di un ragazzo fantastico. La Juve è un altro mondo rispetto al Palermo, però gli ho visto fare davvero giocate incredibili. Mi ricorda Montella, che è stato un attaccante straordinario. Mario e Tevez hanno caratteristiche diverse, però sono accomunati dallo spirito. Anche Mandzukic è un grande lottatore e quante botte si è dato con Chiellini negli ultimi anni. E’ uno che si spacca la testa e dopo due secondi riparte. Morata ha il dna da fenomeno e da Champions: abbina tecnica, forza e velocità. Alvaro può diventare uno dei primi 5 o 6 più forti del mondo. Gli ho insegnato subito qualche parolaccia per abituarsi alle partite, come ho fatto con Pogba. Paul partiva avvantaggiato perché a Manchester ne aveva imparato da Macheda. La Juve parte in pole per lo Scudetto e in Champions può riprovare. Se dovesse andare in finale a Milano ci sarò anche io a tifare”.

Ma per un avventura che finisce, un altro filo può essere recuperato e per un bianconero che va, un altro bianconero può essere ritrovato. L’Udinese è oggi solo un opzione, come la Fiorentina, ma soprattutto un ritorno affascinante, quello di tornare protagonista nella società che l’ha fatto esplodere. A Udine quattro stagioni, dal gennaio 2006 al giugno 2010, con una parentesi a Cagliari di sei mesi nel 2007, con un bottino di 127 presenze ufficiali e 16 gol. A 31 anni e con tanta fame d’astinenza, Simone Pepe può ancora dire la sua, magari diventando la bandiera bianconera, perchè bianconero è il suo DNA.

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