DIREZIONE SUD – Napoli, il solito motivo: che stress l’ultimo giorno di mercato

Quanto può essere stressante l’ultimo giorno di mercato per i tifosi del Napoli? Se ne stanno sospesi, con bolle d’aria nella gola, un’espressione inebetita e un vuoto spaziale sotto i piedi, nella vana attesa di un colpo di coda, un virtuosismo lirico che dia un altro sapore alla stagione.

Lo stadio del Napoli Fonte: Giuseppe Romano
Lo stadio del Napoli Fonte: Giuseppe Romano

E invece no, ogni anno è sempre il solito refrain. Manca sempre l’ultimo passo, quello fatale, quello cioè, che cambia il corso di un destino. Non è mica semplice scardinare la naturale empatia che compiutamente esiste tra la Juventus e quella precisa sfera dell’universo sensibile che decide le partite di pallone? Fortuna, soldi, direzione e uomini di potere, “fattori imponderabili”, per dirla alla Mazzarri.
Probabilmente De Laurentiis ha commesso un errore nel dichiarare apertamente le potenzialità economiche del suo Napoli. Centoventimilioni, “uh anema ‘do priatorio”, alzi la mano chi li ha finanche concepiti centoventi bocche di fuoco da sparare sul tavolo per il potenziamento di una squadra disgraziata di una città altrettanto martoriata? Nessuno ci ha mai creduto veramente, diciamolo pure senza timori di sorta. Nessuno, fatta eccezione per gli operatori di mercato. I calciatori per il Napoli costano sempre di più, e poi c’è Gomorra, la terra dei fuochi, le rapine di Napoli che sono più rapine rispetto a quelle di Roma, Genova o Milano, la retorica del lungomare liberato: la sorella di Rami che la sera si cocca nel sarcofago di Tutankhamon, altera e impreziosita di belle gioie. I calciatori per il Napoli costano sempre di più perché “se vuoi che venga all’inferno, non solo il corpo ma anche la mia anima ha un prezzo”. Senza contare che le panchine del San Paolo sono code di scorpione, bocche di squalo che fiutano gli umani. Vero, Matri? I calciatori per il Napoli costano sempre di più, e non capirò mai davvero perché a fine mercato il Milan riesca sempre a concludere grandi affari, mentre i nostri dirigenti fanno capolavori solo in uscita. Come Donadel, piazzato al Verona; il Napoli contribuisce quasi interamente al suo ricco onorario. Quanta puerilità nella gioia prestata ai social network per questa scialba operazione che stava diventando un caso umano più che di mercato. I tifosi hanno evidentemente veicolato su questo aspetto la tensione derivante dalla stasi. Facebook diventa così il barometro di una coerente frustrazione.
Mancava poco per guardarli in faccia… ma non per questo il  sangue sarà risparmiato. La voce subisserà le pareti come un’eco vuota, un’ossessione che batte senza tregua nella testa.

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