Sandro Mazzola ricorda Alfredo Di Stefano: “Era il vero giocatore universale”

Ieri è venuto a mancare, all’età di 88 anni, un grande uomo di calcio: Alfredo Di Stefano lascia un grande vuoto per tutti gli appassionati di questo sport.

Fonte immagine: Francesco Facchini, Youtube
Sandro Mazzola – Fonte immagine: Francesco Facchini, Youtube

A parlare di lui è Sandro Mazzola, intervistato da “La Gazzetta dello Sport”: “E’ stato il più grande di tutti, anche di Pelé e Maradona: il numero uno dei numeri uno. Perché era il più completo, il vero, unico calciatore universale. Per me è stato più che un mito, più che una leggenda. Di Stefano è stato il Calcio, perché sapeva fare tutto. Intercettare la manovra avversaria e perciò difendere; impostare l’azione partendo dalla sua metà campo; rifinirla per i compagni; andare egli stesso a segno. E poi dribbling, velocità, visione di gioco, scelta di tempo, precisione e forza nel tiro, personalità, orgoglio… ma queste ultime sono qualità comuni a tanti campionissimi. Certamente le aveva Maradona, certamente le avevano Pelé e CruijffPerò nessuno di questi monumenti del pallone è accostabile a don Alfredo per la capacità di interpretare tutte le parti della commedia, tutti i ruoli del gioco al massimo livello”. Il giocatore della “Grande Inter” degli anni ’60 racconta poi un aneddoto: “Usciti dallo spogliatoio del Prater ci ritrovammo affiancati ai nostri avversari e io andai con lo sguardo a caccia di Di Stefano, il mio idolo. Avevo preso ad ammirarlo davanti alla tv. All’epoca la Rai trasmetteva il calcio estero raramente, direi mai, eccezion fatta per la finale di Coppa Campioni. Quella la davano e io e mio fratello non ce n’eravamo persa nessuna di quel favoloso Real. Dunque cerco con lo sguardo Di Stefano e quando lo inquadro mi sembra enorme, alto due metri… Come faremo a giocarci contro? E mi blocco, non vado più avanti… Se ne accorge Suarez che viene vicino e mi dice una cosa tipo: “Noi stiamo uscendo per la finale, vieni anche tu o poi ti porto l’autografo di Alfredo?”.

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