Cristiano Ronaldo, Fermin Strada risponde alle sue dichiarazioni: “Riflessioni fuori luogo, il rugby non è uno sport violento”

La partita di Champions League del Real Madrid contro il Ludogorets, non è stata di certo tra le migliori della squadra spagnola.

Fonte: Flickr.com (Charlymula)
Fonte: Flickr.com (Charlymula)

I Blancos vinsero 2 a 1 dopo una partita sofferta, su un campo difficile. A fatica e con qualche ammaccatura hanno cosi portato a casa i tre punti, ma le dichiarazioni di Cristiano Ronaldo a fine partita non sono passate inosservate: “Mi hanno riempito di calci, contro il Ludogorets m’è sembrato di giocare a rugby”. Un giornalista e giocatore di rugby, Fermin Strada, dopo queste dichiarazioni, ha deciso di scrivergli una lettera spiegando che il suo non è uno sport
aggressivo o violento, e che la mentalità del rugby e diversa da quella del calcio, l’idea di gruppo prevale rispetto al singolo giocatore.

“Caro Cristiano, scrivo questa lettera come un giocatore di rugby. Credo che tu ti sia espresso in maniera infelice quando hai paragonato la gara giocata a una partita di rugby per l’eccessiva fallosità degli avversari, per un calcio preso alle spalle. Volevo solo chiarire che nel rugby è severamente vietato scalciare un avversario, che qualsiasi tipo di aggressione è sanzionata da espulsione e il giocatore viene anche punito dal suo club.

Il rugby è uno sport di contatto, duro e aggressivo, ma non violento. Nel rugby c’è una disciplina molto ferrea che tutti rispettano in maniera scrupolosa, così non vedrete mai un giocatore di rugby commettere un brutto fallo su un avversario. Si dice spesso che l’unica bugia consentita a un giocatore di rugby è mentire sulle proprie condizioni fisiche pur di continuare a giocare. In una partita dell’ultimo week end un giocatore è stato colpito in faccia, s’è ferito allo zigomo e ha continuato a giocare per un’ora.

Sulle nostre divise non c’è il nome ma è indicata solo la nostra posizione in campo. Conta il duro lavoro che accomuna tutti i membri della squadra, nella buona e nella cattiva sorte, che si vinca oppure si perda. Per noi non esiste il Pallone d’oro e nemmeno un titolo di capocannoniere. Quando ci rivolgiamo all’arbitro lo chiamiamo ‘signore’, con lui parlano solo i capitani, non ci lamentiamo per una sconfitta e nemmeno diamo la colpo al direttore di gara se sbaglia perché capita anche a noi di sbagliare.

Nel rugby la palla dev’essere sempre in gioco, non c’è possibilità che l’azione si fermi nemmeno dopo un placcaggio. Nemmeno ti capiterà di vedere qualche giocatore perdere tempo, simulare un fallo. E se un compagno di squadra va fuori per farsi curare, poi rientra in campo nonostante l’infortunio per non lasciare il gruppo da solo. Nel rugby l’avversario è tale solo durante la partita, lontano dal campo si può essere anche amici e bere birra insieme. Non esistono nemici perché condividiamo una passione e un codice di condotta che tutti rispettano anche al di fuori del rettangolo di gioco.

Per tutte queste ragioni, Cristiano, credo che la tua riflessione sia stata fuori luogo e dettata dalla poca conoscenza della nostra disciplina sportiva. T’invito ad assistere a una nostra partita, sarai sempre il benvenuto anche nel cosiddetto ‘terzo tempo’, quando potrai unirti a noi per bere qualche birra alla nostra salute”.

Caro Cristiano (si legge nella lettera pubblicata dal Mundo Deportivo), scrivo questa lettera come un giocatore di rugby. Credo che mercoledì scorso ti sia espresso in maniera infelice quando hai paragonato la gara giocata a una partita di rugby per l’eccessiva fallosità degli avversari, per un calcio preso alle spalle… Volevo solo chiarire che nel rugby è severamente vietato scalciare un avversario, che qualsiasi tipo di aggressione è sanzionata da espulsione e il giocatore viene anche punito dal suo club. 

Il rugby è uno sport di contatto, duro e aggressivo, ma non violento. Nel rugby c’è una disciplina molto ferrea che tutti rispettano in maniera scrupolosa, così non vedrete mai un giocatore di rugby commettere un brutto fallo su un avversario. Si dice spesso che l’unica bugia consentita a un giocatore di rugby è mentire sulle proprie condizioni fisiche pur di continuare a giocare… In una partita dell’ultimo week end un giocatore è stato colpito in faccia, s’è ferito allo zigomo e ha continuato a giocare per un’ora.

Sulle nostre divise non c’è il nome ma è indicata solo la nostra posizione in campo. Conta il duro lavoro che accomuna tutti i membri della squadra, nella buona e nella cattiva sorte, che si vinca oppure si perda… Per noi non esiste il Pallone d’Oro e nemmeno un titolo di capocannoniere. Quando ci rivolgiamo all’arbitro lo chiamiamo ‘signore’, con lui parlano solo i capitani, non ci lamentiamo per una sconfitta e nemmeno diamo la colpo al direttore di gara se sbaglia perché capita anche a noi di sbagliare.

Nel rugby la palla dev’essere sempre in gioco, non c’è possibilità che l’azione si fermi nemmeno dopo un placcaggio. Nemmeno ti capiterà di vedere qualche giocatore perdere tempo, simulare un fallo. E se un compagno di squadra va fuori per farsi curare, poi rientra in campo nonostante l’infortunio per non lasciare il gruppo da solo. Nel rugby l’avversario è tale solo durante la partita, lontano dal campo si può essere anche amici e bere birra insieme. Non esistono nemici perché condividiamo una passione e un codice di condotta che tutti rispettano anche al di fuori del rettangolo di gioco.

Per tutte queste ragioni, Cristiano, credo che la tua riflessione sia stata fuori luogo e dettata dalla poca conoscenza della nostra disciplina sportiva. T’invito ad assistere a una nostra partita, sarai sempre il benvenuto anche nel cosiddetto ‘terzo tempo’, quando potrai unirti a noi per bere qualche birra alla nostra salute”.

continua su: http://calcio.fanpage.it/lettera-di-un-giocatore-di-rugby-a-cristiano-ronaldo/#ixzz3G0v5NJzo
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