Il Napoli spreca, il Porto no: 2-2 al S.Paolo e addio Europa

Profumo d’Europa al S.Paolo: è la sera di Napoli-Porto.

Fonte: Danilo Rossetti
Fonte: Danilo Rossetti

Napoli non si è lasciata pregare troppo al suono di carica gremendo lo stadio e rispondendo, ancora una volta, “presente”. Dopo la sconfitta di misura in Portogallo, gli azzurri hanno l’obbligo di vincere con due gol di scarto ma, dopo uno sguardo alle curve, l’impresa sembra più che possibile. Benitez sceglie Henrique nel ruolo di terzino destro, responsabilizza Inler con la fascia di capitano e lascia fuori Hamsik per dare spazio a Pandev. Insigne e Mertens sono gli esterni dietro il Pipita Higuain. Il primo tempo è semplicemente un monologo azzurro con tante occasioni da goal. Il Napoli gioca in scioltezza e con una convinzione “europea” forse mai dimostrata dall’inizio di questa competizione. Forse sa di poter soltanto vincere. Al 14° è Henrique ad aprire gli highlights con un destro al volo in area su sponda di testa di Mertens. Il pallone fa la barba al palo destro della porta difesa da Fabiano, che stasera sostituisce l’infortunato Eduardo. Pochi minuti dopo il Porto prova a rispondere con Varela che mette un insidioso pallone della destra ma Reina è pronto e blocca in uscita. Il Napoli è arrembante ed il gol è nell’aria. Al 20°, infatti, i partenopei avviano l’ennesima avvolgente manovra che finisce tra i piedi di Higuain. Il Pipita, raggiunto da due difensori, rientra sul destro e trova un passante degno del piede di un campione. L’inserimento di Pandev è perfetto e lo scavetto a superare Fabiano in uscita non perdona. 1 a 0 Napoli, ed il conto è in pareggio. Il gol non smuove il Napoli che continua a fare il suo gioco senza nessuna sbavatura. Gli ospiti fanno seria difficoltà a far girare il pallone e non vanno oltre uno sterile e discontinuo possesso a centrocampo. Al 37° è ancora Fabiano a tremare. Lancio al bacio di Higuain per il tiro al volo di Mertens che però è centrale e viene bloccato dal portiere portoghese. Al 39° ci prova anche Insigne dalla sinistra, ma l’incrocio sul primo palo finisce di poco fuori. Il primo tempo si chiude con tante occasioni per il Napoli ma un solo gol all’attivo. La ripresa ricomincia lenta, con un Napoli fin troppo guardingo che spinge di meno ed attende il momento propizio per affondare. Al 50° Insigne è pericoloso con un colpo di testa sotto misura respinto ancora da Fabiano, autore di una grande partita. Al 58° ci prova Higuain che su lancio di Fernandez stoppa con freddezza in aria, supera il suo diretto marcatore ma, a pochi metri dalla porta, centra in pieno il portiere e nega al S. Paolo la gioia del raddoppio. Il Napoli spreca troppo e Benitez lo sà tanto che chiede ai suoi di spingere di più ed inserisce Hamsik per un ottimo Pandev, sperando forse nello sblocco dello slovacco. Luis Castro, dall’altro lato, quasi impotente fino a quel momento, riceve un’illuminazione divina ed inserisce il franco-algerino Ghilas. Al 68° è proprio il neo-entrato attaccante a ricevere palla dal centrocampo, ad inserirsi tra le larghissime maglie della difesa azzurra ed a gelare il S. Paolo. 1 a 1 e lo stadio cala in un tombale silenzio. Il Porto non imita il Napoli e non perde altro tempo.  Questa volta è Quaresma a marcare il tabellino con una formidabile serpentina che ipnotizza Ghoulam, Bherami ed Inler e si conclude con un bolide nel sette imprendibile per Reina. Il Porto è in vantaggio ed il Napoli, in solo dieci minuti, è potenzialmente fuori dalla coppa. Ora gli azzurri dovrebbero fare tre gol per la qualificazione ed il traguardo sembra lontanissimo, quasi irragiungibile. Al 77° Benitez con un mossa forse troppo razionale, decide di sostituire Higuain con Zapata, smorzando così le pochissime motivazioni ancora vive tra i suoi atleti. Il resto della sfida si trascina fino al 92° quando il subentrato Callejon mette un pallone in mezzo dalla destra proprio per Zapata, che in spaccata realizza il 2-2 ed evita al Napoli quanto meno il peso della sconfitta. Il Porto torna a casa con la maglia poco sudata ma con la qualificazione in tasca consapevole di possedere l’essenza pura della praticità e della concretezza. Un fumoso Napoli, bello a metà, rimane a terra a leccarsi le ormai stesse indelebili ferite che chiudono l’essesima porta di questa stagione. In casa azzurra si fa forte l’ufficialità di un anno di mera transizione.

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