Fiorentina-Palermo 0-0: un pari che sta bene ad entrambe

Finisce a reti bianche al Franchi tra Fiorentina e Palermo: un punto che fa il bene di tutti tranne che dello spettacolo.
I viola provano a fare la partita imponendo il classico gioco ma l’intensità della filosofia sousiana si vede solo nei primissimi minuti: Bernardeschi e Zarate sono i più attivi e con i loro guizzi creano qualche guaio nella retroguardia del Palermo.

Foto di lauren - Wikipedia
Foto di lauren – Wikipedia

La occasione più ghiotta capita sui piedi di Kalinic che non riesce a sfruttare un buco difensivo del Pipo Gonzalez e con l’esterno destro appoggia a Sorrentino.
Il Palermo ha reazioni timide e non riesce a creare grossi pericoli: ruolo chiave quello di Maresca che regge la squadra ed evita che i suoi compagni si schiaccino troppo.
La gara però col passare dei minutiperde di intensità e per il divertimento bisogna affidarsi solo a qualche pettinata tecnica di Vazquez, Bernardeschi e del solito Zarate.
La ripresa fa sicuramente divertire di più nell’avvio quando arriva la chance più ghiotta della partita: Zarate si crea l’occasione ma serve Kalinic che completamente scoordinato trova il palo con un sinistro incrociato.
Scongiurato il pericolo il Palermo si abbassa nella propria metà campo ma corre davvero pochi pericoli. Dalle parti di Tatarusanu pochissimi brividi, e le uniche vere giocate sono delizie tecniche di Vazquez che riesce a mandare a vuoto più volte gli interventi di Pasqual e Astori con tunnel spetatcolari.
Nel finale pochissima voglia e intensità dettata anche dai risultati degli altri campi: la Fiorentina concquista con matematica certezza il quarto ingresso consecutivo in Europa League mentre il Palermo scavalca il Carpi e vede la savleza vicinissima. Basterà un successo contro il già retrocesso Verona per giocare ancora un campionato nella massima serie. Poche emozioni, spettacolo minimio ma alla fine il pareggio va bene ad entrambe.
Da segnalare infine l’ultima partita in viola di Manuel Pasqual, visibilmente commosso al ommento della standing ovation alla sua sostituzione dopo ben undici anni di carriera a Firenze.

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