Copa America: Estadio Nacional teatro di sogni e orrori

In queste settimane di Copa America abbiamo potuto apprezzare l’emozionante cornice offerta dal pubblico cileno durante le partite interne della Roja, un vero e proprio spettacolo sugli spalti che raggiunge il suo apice quando 48.000 spettatori cantano all’unisono la Canción Nacional di Eusebio Lillo e Ramón Carnicer.

Fonte: Natalia Rosales (Wikipedia.org)
Fonte: Natalia Rosales (Wikipedia.org)

Que o la tumba serás de los libres, o el asilo contra la opresión grida unito il tifo del Cile sugli spalti dell’Estadio Nacional, unica sede in questa Copa America delle partite della Roja. E l’Estadio Nacional non è uno stadio come tutti gli altri, è molto di più.

Una storia unica e con pochi precedenti, una struttura che descrive a pennello la storia del Cile degli ultimi 50 anni in chiave politica e calcistica. Questo stadio va visto proprio in queste due ottiche, un teatro spettacolare che ha visto dentro di sé grandi imprese ma anche crudeli orrori: coppe alzate al cielo, grandi giocatori ma anche prigionieri politici e tremende esecuzioni.

L’Estadio Nacional è da sempre la casa della U de Chile, secondo club più vincente della storia del campionato locale protagonista di un’eterna rivalità con il Colo Colo, la squadra che prende il nome dall’omonimo Mapuche e che risiede all’Estadio Monumental David Arellano, dall’altra parte della città. Nonostante siano decisamente superiori i titoli del Colo Colo, la U ha fatto sognare i tifosi dell’Estadio Nacional per tantissimi anni: tanti i campioni che hanno calcato il terreno di questo stadio, leggendari gli idoli di questa squadra. Leonel Sanchez detto “el Maestro”, fu il grande bomber della U degli anni ’50 e ’60 e goleador della nazionale ai Mondiali casalinghi del ’62 mentre Marcelo Salas, tutt’ora il miglior marcatore della storia della nazionale cilena, ha trascinato una delle U de Chile più forti di sempre. Ben 17 campionati nazionali, 4 coppe del Cile e la Copa Sudamericana del 2011 riempiono la preziosa bacheca di trofei del club.

Purtroppo però l’Estadio Nacional non è stato solo la casa dei sogni degli azules, ma anche tanto altro. Questo impianto verrà ricordato nella storia come il teatro degli orrori del Golpe di Pinochet del 1973, una delle pagine più cupe soprattutto nei primi mesi della storia politica cilena. L’11 settembre del 1973 il generale Augusto Pinochet entra con i suoi uomini al palazzo de La Moneda, residenza ufficiale del presidente della repubblica cilena, dove Salvador Allende presto perderà la vita scalzato dalle truppe golpiste. Pinochet utilizzò l’Estadio Nacional come campo di concentramento e tra il settembre ed il novembre di quell’anno quasi 40.000 persone vennero relegate all’interno dello stadio come prigionieri politici. Artisti, operai, donne, calciatori: tutte le persone che si opponevano al regime vennero portate dentro lo stadio; segregati nel campo da gioco e nel tunnel gli uomini, nella piscina le donne.

Gli spogliatoi e i corridoi furono i luoghi dove si svolsero le esecuzioni che durarono per quasi due mesi. Un episodio calcistico famoso a riguardo risale alle qualificazioni per i Mondiali del 1974 quando Cile e Unione Sovietica spareggiavano per ottenere l’ultimo posto disponibile tra le sedici della fase finale.

Il Golpe anticomunista creò ovviamente tensioni tra la nazionale cilena e quella sovietica che appena due settimane dopo l’ascesa al potere di Pinochet si affrontarono allo stadio Lenin di Mosca dove la partita, definita dalla stampa cilena “de los valientes“, ossia dei coraggiosi, terminò sullo 0-0. La gara di ritorno rappresenta uno degli episodi più clamorosi della storia dei Mondiali: la partita si deve giocare all’Estadio Nacional ma l’Unione Sovietica si rifiuta di scende in quel campo (da segnalare il fatto che in quella data, il 21 di novembre, dentro lo stadio non vi era alcun prigioniero politico) e perde la partita a tavolino. Il Cile del Chamaco Valdez segnerà un “gol simbolico” scendendo comunque in campo in un undici contro zero davanti a 30.000 persone destinato a passare alla storia come una delle partite più assurde della storia del gioco.

Lo stadio, già fatto sgomberare dal regime, tornerà ad essere la casa dei sogni della U de Chile e il fortino principale della nazionale cilena, un impianto magico dove tutto il Cile può riunirsi cantando all’unisono il proprio inno e dimenticando gli orrori di un passato da cancellare.

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