Copa America: incubo finito, il Cile è campione del Sudamerica!

Una maledizione lunga 99 anni si interrompe all’Estadio Nacional di Santiago: il Cile ha vinto la Copa America. Una vita senza aver mai alzato un singolo trofeo, un fardello  troppo pesante che solamente l’edizione casalinga del torneo più importante del Sudamerica poteva scrollare di dosso alla Roja.

Alexis Sanchez Cile Fonte: The Santiago Times (Flickr.com)
Alexis Sanchez Cile
Fonte: The Santiago Times (Flickr.com)

Non bastano 90’, non ne bastano neanche 120, il Cile non può scacciare l’incubo finché l’Argentina non crolla ai rigori permettendo a Sanchez di segnare il gol più importante della sua vita; secondi di agonica attesa che resteranno per sempre nel cuore dei tifosi cileni.

La partita è dominata dalle emozioni e lo spettacolo ne risente nonostante la voglia di tutti i giocatori in campo di prendersi la scena. Il primo tempo è caratterizzato dalla forte intensità di entrambe le squadre: il Cile vorrebbe fare la partita e stazionarsi nella metà campo argentina ma l’Albiceleste con i suoi eccellenti palleggiatori riesce a gestire il pallone costringendo i difensori cileni a numerosi falli tattici. La partita si gioca infatti su un clima di alta tensione e ogni contrasto è un duello maschio tra i contendenti.

L’Argentina crea di più ma non sblocca il risultato: il Kun Aguero ha una buona chance di testa su cross da calcio da fermo di Messi ma Bravo ci mette i guantoni e sventa il pericolo; Di Maria dopo mezz’ora di altissimo livello ha un risentimento muscolare e lascia il posto a Lavezzi che nel finale spreca l’ottimo assist di pastore sbagliando da pochi passi il pallone del vantaggio.

Dall’altra parte invece il Cile trova azioni pericolose solo su sporadiche iniziative individuali ma né una girata di Vidal in avvio, né un contropiede a campo aperto di Edu Vargas né tantomeno un destro piazzato di Sanchez al 45’ colgono impreparato il Chiquito Romero.

Nella ripresa saltano gli schemi e gli equilibri: non c’è più ordine da una parte e dall’altra, entrambe le squadre capiscono che subire un gol sarebbe probabilmente letale e allora preferiscono specchiarsi senza affondare mai il colpo vincente. La partita la fa il Cile che attacca in maniera decisamente più convinta pur non trovando grosse chance se non con un tiro di Vidal murato in maniera impeccabile da Zabaleta. Valdivia non incanta e lascia il posto a Mati Fernandez che prova a dare più sprint all’attacco della Roja; dall’altra parte Pastore è l’unico che crea superiorità numerica, salta l’uomo e permette di tenere il pallone alla squadra ma si stanca troppo presto e il Tata Martino lo sostituisce.

Il finale dei tempi regolamentari si infiamma con un’occasione nitida per parte: prima il Cile ha la colossale palla gol per l’1-0 ma su un pallone scodellato in area da Aranguiz la girata volante di Alexis Sanchez sfiora solo di qualche centimetro la porta di Romero; dall’altra a pochi secondi dalla fine del recupero Messi, fin lì preoccupantemente in ombra, porta a spasso la difesa roja ma il suo lavoro viene vanificato da Lavezzi che invece di calciare in porta mette un pallone impreciso sul secondo palo per Higuain che non riesce a correggere in gol.

Si vai ai supplementari, altri 30 minuti per provare ad evitare i calci di rigore che però incombono in maniera troppo pesante sulla partita. Menti scariche e poca lucidità caratterizzano i due tempi aggiuntivi dove l’unica occasione è un contropiede nel finale del primo tempo di Alexis Sanchez partito dal rinvio con le mani di Bravo che però non viene concretizzato dal Niño Maravilla che arriva troppo stanco in zona tiro e spara alto.

Nulla da fare, i rigori in questa partita sono inevitabili. L’Argentina li ha già calciati in questa Copa America nel quarto contro la Colombia ma a differenza della settimana scorsa questa volta ci sono 50.000 spettatori cileni che rendono l’atmosfera insostenibile.

La Roja è perfetta dal dischetto, l’Argentina no. Higuain conferma il suo pessimo feeling con gli undici metri e spara alto così come nell’ultimo Napoli-Lazio; poi Banega si fa ipnotizzare da Bravo regalando ben quattro match point al Cile.

Il primo di questi quattro rigori decisivi spetta ad Alexis Sanchez. L’attaccante numero 7 irride un grande pararigori come Romero con un cucchiaio che spiazza il numero uno argentino e consente al popolo cileni di stringersi in un immenso abbraccio per gridare che finalmente il Cile è campione. Un gesto folle e rischioso che simboleggia la spregiudicatezza di una nazionale forte ed salta il successo contro la migliore squadra del torneo, quell’Argentina di Leo Messi che proprio non riesce ad alzare una coppa al cielo e perde due finali in due anni.

È la vittoria di Sampaoli, tecnico argentino che con toccanti lacrime festeggia un vero e proprio miracolo sportivo, è la vittoria del gruppo che guidato da campioni come Sanchez e Valdivia e leader come Medel è riuscito a coronare un sogno, è la vittoria del Cile intero che ha sfruttato l’occasione per rendere unito il paese e vivere tre settimane indimenticabili. Felicitaciones campeones!

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