Euro 2016, il miracolo Islanda: il frutto di un successo programmato negli anni

Se vi avessero detto 3-4 anni fa “L’Islanda si qualificherà ad un Europeo di calcio” voi cosa avreste risposto? Probabilmente vi sareste messi a ridere visto che gli “Strákarnir okkar” (tradotto letteralmente, i nostri ragazzi) fino al 2011 erano alla 134esima posizione del ranking Fifa (per farvi capire il tutto, adesso in questa posizione vi è il Burundi..) ma in questi giorni si sta materializzando, secondo qualcuno, il “miracolo islandese“.

Fonte: Helgi Halldórsson (flickr)
Fonte: Helgi Halldórsson (flickr)

Si perchè la selezione calcistica dell’Islanda ha sorpreso tutti qualificandosi, per la prima volta nella sua storia, ad un Europeo. Parlavamo di miracolo ma questo successo che sta riscuotendo la nazionale islandese non è un caso ma il frutto di un successo programmato negli anni. Facciamo un passo indietro.

L’Islanda è la nazione più a nord d’Europa, si trova a 900 km dalla Gran Bretagna e si estende per appena 100 chilometri quadrati di cui il 10% occupato da ghiacciai perenni. Gli abitanti sono pochi (poco più di 300 mila e più della metà concentrati nella capitale Reykjavik) in una terra che si presenta inospitale visto il freddo che in inverno arriva a sfiorare i -30 gradi. Da sempre il calcio è stato un hobby, una passione per gli islandesi visto che il campionato locale non ha molto seguito (sicuramente l’Inter, però, ricorderà lo Stjarnan squadra dalle particolari esultanze che affrontò nel preliminare di Europa League) e si gioca in appena 5 mesi all’anno visto che in inverno ci sono condizioni climatiche proibitive per giocare a calcio.

La vera svolta improntata allo sport è nata da un problema, una vera e propria piaga dell’Islanda negli anni 90: l’alcolismo giovanile. Uno studio, infatti, rivelò questa problematica nel Paese nordico e nel 2002 il governo si attivò per combattere il tutto innanzitutto con una legge contro i bar che vendevano alcool ai minori, e poi con un progetto federale che avvicinava i giovani allo sport e soprattutto al calcio. In quell’anno, in Islanda, c’era soltanto un campo da gioco coperto: la Knattspyrnusamband (KSI, la federazione islandese) mise mano al portafoglio ed in un progetto decennale costruì ben 6 campi da gioco regolamentari indoor, aperti a uomini, donne ma soprattutto ai bambini, e dei mini campi da gioco in ogni scuola del Paese tanto che, in Islanda, c’è un impianto ogni 50 mila abitanti, la media più alta d’Europa. Il numero degli allenatori, inoltre, è salito da poco più di 70 a 700 con dei corsi economicamente accessibili a tutti.

Tutto ciò ha avvicinato tanti giovani al calcio soprattutto sull’ombra del calciatore islandese più famoso: Eidur Gudjohnsen. Classe 1978, ha dimostrato le sue qualità sbarcando dapprima in Premier League vestendo le maglie di Bolton e Chelsea e poi passando al Barcellona. Dal 24 aprile 1996, giorno in cui esordì con la nazionale islandese contro l’Estonia quando ancora il calcio era poco più che dilettantistico, ad oggi Gudjohnsen ha giocato più di 80 partite e messo a segno 25 goal (capocannoniere della nazionale islandese) e in questi 19 anni ha visto tutta questa crescita che in questi ultimi anni ha raggiunto l’apice.

Con Lars Lagerback in panchina, ex CT della Svezia, l’Islanda ha sfiorato l’accesso ai Mondiali nel 2014 perdendo soltanto agli spareggi contro la Croazia. Un’anno dopo, però, il cerchio della programmazione islandese si è chiuso con questa qualificazioni agli Europei. Ai sorteggi svolti il 23 febbraio 2014 a Nizza, l’Islanda si presentava addirittura nella quinta urna e pescò un girone certamente non agevole vista la presenza di Olanda, Repubblica Ceca e Turchia, tre nazioni sulla carta più forti dei nordici. In questo anno e mezzo, però, il ruolino di marcia dell’Islanda è stato impressionante: sei vittorie (battendo anche l’Olanda), una sconfitta ed un pareggio, quello arrivato due giorni fa contro il Kazakistan, il più bello per l’Islanda e gli islandesi.

Siamo al Laugardalsvöllur di Reykjavik, poco meno di 10 mila spettatori presenti sugli spalti: l’Islanda sapeva già della sconfitta dell’Olanda contro la Turchia e bastava appena un punto per la matematica qualificazione ad Euro 2016. Bastano 90 minuti e la festa puo iniziare: finisce 0-0 sul campo ma per l’Islanda, con due turni di anticipo, è una vera e propria festa nazionale visto che l’Islanda la partecipazione all’Europeo francese sarà storica perchè, oltre ad essere la prima volta, sarà la nazione più piccola di sempre ad affrontare la competizione europea.

L’Islanda ha tutte le carte in regola per far bene iniziando da un’organico competitivo di cui noi italiani conosciamo sicuramente due elementi: Emil Hallfredsson, centrocampista classe ’84 in forza al Verona, e Birkir Bjarnason, che in Italia ha vestito le maglie di Sampdoria e Pescara. La punta di diamante, però, è senza dubbio Gylfi Sigurdsson, 5 goal in queste qualificazioni e vero e proprio gioiello della Premier League dove si è messo in mostra con la maglia del Tottenham e, adesso, con quella dello Swansea dove gioca da due stagioni.

Il successo islandese, però, non si limita alla nazionale maggiore ma anche all’under 21 che nelle qualificazioni all’Europeo 2017 di categoria ha iniziato il suo girone con due vittorie consecutive battendo la Macedonia ma, soprattutto, la Francia dei talenti Coman e Rabiot con un pirotecnico 3-2. Le basi ci sono, l’Islanda nel mentre è salita al 23° posto del ranking FIFA e si candida a diventare un nuovo modello calcistico per l’intero panorama europeo ed internazionale.

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