Italia, il Pagellone dell’Europeo azzurro: Pirlo superstar, Balotelli incompreso… e Prandelli?

L’Italia di Cesare Prandelli, sconfitta in finale dalla Spagna ad Euro 2012, si è caratterizzata durante la manifestazione continentale per una notevole crescita costante, che l’ha portata ad affrontare soprattutto la fase ad eliminazione diretta del torneo con rinnovato vigore, palesando coesione e finanche qualità, rispolverando così quell’identità completamente perduta solo due anni fa in Sudafrica.
Analizziamo allora nel dettaglio i progressi e le defezioni che hanno interessato la Nazionale da un mese a questa parte, passando attraverso i suoi singoli 19 elementi utilizzati agli Europei, concludendo con il ct stesso.

Fonte immagine: Олег Дубина, Football.ua
Buffon 7: Qualcuno lo dava per finito già 3 anni fa, quando ormai veniva identificato più nel portiere della Juventus che dell’Italia, mentre in Polonia ed Ucraina ha dimostrato di avere ancora non solo voglia, ma possibilità di vincere. Poco a poco torna ad apparire come il Buffon di un tempo, e non come quello mediocre del biennio bianconero pre-Conte. Nel primo match contro la Spagna dimostra personalità e sicurezza nell’uscita uno contro uno su Torres, ma le sue proverbiali doti di freddezza e determinazione escono fuori nella partita contro l’Inghilterra, sicuramente la migliore del suo Europeo, durante la quale non può non risultare decisivo con le parate su Johnson e sul rigore di Ashley Cole. Anche il portiere più forte del mondo, però, è costretto a piegarsi di fronte allo strapotere iberico delle Furie Rosse, che alla seconda occasione non perdonano, spezzandogli così il sogno di ritornare nella storia del calcio italiano che sembrava averlo rigettato impudentemente.
 
Fonte immagine: Илья Хохлов, Football.ua
Balzaretti 7-: Titolare nelle qualificazioni, sin dalla sua prima convocazione datata Novembre 2010, viene visto come un semplice comprimario alla vigilia della partenza azzurra. Se ci fosse stato Criscito, forse Prandelli l’avrebbe anche lasciato a casa. Ed invece, il biondo terzino del Palermo, con la speranza di ricalcare le orme del suo illustre predecessore Fabio Grosso, offre il suo contributo ogni volta che viene chiamato in causa, dalla partita contro l’Irlanda alla finale con la Spagna, durante la quale non si tira indietro nemmeno da infortunato, passando per un’indimenticabile semifinale con la Germania giocata addirittura fuori ruolo e con sacrificio estremo. Poca spinta rispetto a quella che ci si aspettava, compensata però con tanta grinta e, per essere più concreti, solidità e sostanza.
 
Fonte immagine: Roberto Vicario
Chiellini 6: L’errore contro la Croazia che ha prodotto il goal di Mandzukic rimane una macchia non indifferente, che comunque ha condizionato solo relativamente la qualificazione degli azzurri ai quarti. Il solito temperamento del difensore livornese porta lo stesso a giocare in tre ruoli differenti nel corso dell’Europeo, ovvero da centrale in una difesa a 3, poi in un reparto a 4 ed infine da terzino. E’ il suo rendimento, però, che stona contemplando alti e bassi. Non lascia molto il segno, e la sua presenza in finale risulta per più ragioni sciagurata e maledetta.
 
Fonte immagine: Илья Хохлов, Football.ua
Barzagli 7: Il miglior difensore italiano non sfigura nelle quattro partite in cui viene impiegato. Neanche contro la Spagna a Kiev, dove tenta di tenere in piedi la baracca nel perseguire un sogno. Sicuramente da evidenziare la prestazione contro la Germania, in particolar modo per il gioco aereo. Un punto di riferimento per la retroguardia, che a dispetto di una carta d’identità un po’ sbiadita non potrà prescindere da lui almeno nell’immediato futuro.
 
 
 
 
 
 
Fonte immagine: Илья Хохлов, Football.ua
Bonucci 6,5: Una delle più piacevoli sorprese di questa Italia. Nel corso dell’Europeo è molto più scafato del solito, rivelandosi anche più giocatore rispetto a quello di inizio stagione. Tuttavia, deve fare i conti con qualche piccola sbavatura. Le prestazioni migliori? Contro Inghilterra e Germania.
 
 
 
 
 
 
 
 
Fonte immagine: Илья Хохлов, Football.ua
Maggio 5,5: Titolare quasi politico, in virtù di quanto espresso negli ultimi anni ed in considerazione di quanto abbia inciso nella sua squadra di club, elevatasi in maniera esponenziale parallelamente all’era Prandelli. Poteva esplodere, ma alla fin fine dentro di sé anche Prandelli sapeva che Maggio dovesse partecipare alla spedizione soprattutto perchè sulla carta, in quel ruolo, non ci fosse lo Zambrotta di una volta. I suoi movimenti non collimano con quelli dei compagni, e viceversa. Dopo le prime due partite, è costretto a diventare uno qualunque. Il ct gli rifila la bocciatura ignorandolo per la finale, a favore di un Abate nemmeno al top. Delusione, ma senza disperazione.
 
Fonte immagine: Илья Хохлов, Football.ua
Abate 6,5: Uno dei meno esperti del gruppo, che però non nasconde il grande sentimento ed attaccamento verso la maglia. Per combattere le difficoltà incontrate da Prandelli cerca di comportarsi subito da veterano, pur non giocando sempre egegiamente come lui sa. Bella la prova contro l’Inghilterra, quando conquista definitivamente a ragione la Nazionale.
 
Fonte immagine: Arvedui89
Giaccherini 6- –: Ammirevole l’impegno e la dedizione in un contesto completamente sconosciuto come il semplice palcoscenico internazionale, ma l’impressione è che sia stato sfruttato giusto all’inizio per essere riposto poi nel cassetto e non riaprirlo mai più. Preso per la sua tanto decantata polivalenza tattica e schiaffato proprio là dove non doveva stare. “Il Messi di Talla” deve macinarne ancora di chilometri per militare a dovere tra le fila della Nazionale quattro volte campione del mondo. No, se si chiamava “Giaccherinho” era lo stesso.
 
Fonte immagine: Илья Хохлов, Football.ua
De Rossi 8-: Sempre su alti livelli, sia da difensore centrale sia da classico mediano. Spirito da lottatore, anima rabbiosa della squadra. La duttilità e l’universalità lo esaltano, pubblicizzandolo davanti a tutto il mondo come uno dei giocatori tatticamente più importanti in circolazione. Gli è mancato il goal, ma soprattutto qualcosa in bacheca. Altro che il “Capitan Futuro” messo sul piedistallo e raffazzonato del Lippi-bis.
 
Fonte immagine: Илья Хохлов, Football.ua
Pirlo 8: Il cervello, la luce, tutto quello che volete, ma quel cucchiaio contro gli inglesi, sintomatico della sua eccellenza, ha fatto più male che bene. Andiamoci piano a parlare di “Pallone d’oro”. Pirlo è stato la superstar dell’Italia agli Europei, ma giocatori come Messi e Cristiano Ronaldo non possono essere accantonati solo perchè meno d’attualità. Non rischiamo di scivolare nel banale e nel conformismo. Pirlo è già un campione ed avrà sempre quello che merita.
 
 
 
 
 
 
 
Fonte immagine: Илья Хохлов, Football.ua
Marchisio 6: A tratti acerbo. Sinceramente, non solo perchè titolare fisso, le premesse erano altre. Corsa, quantità ed abnegazione, miste a qualche particolarità individuale, non gli mancano, ma si prestano ad essere il più delle volte infruttifere. Non rende giustizia alla sua nomea.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Fonte immagine: Arvedui89
Thiago Motta 4: Paragonando allegoricamente l’Europeo ad un film di Star Wars, lui si configurerebbe a mani basse al lato oscuro della forza. Ci si chiede semplicemente perchè. Perchè appaia come una statua di marmo in mezzo al campo. Perchè effettivamente si comporti come una statua di marmo in mezzo al campo. Perchè Prandelli si ostini ad affidarsi a lui. Perchè non sia mai funzionale al gioco. Per chiedersi infine perchè sia stato convocato. L’infortunio nella finale non lo ricopre certo di colpe, ma non può non rappresentare l’emblema della “mosceria” che l’ha continuamente contraddistinto. E l’abbiamo naturalizzato per poterci fregiare del suo contributo. Pinzi, Migliaccio e Lodi gridano vendetta. Partita migliore? Quella contro l’Inghilterra.
 
Fonte immagine: Илья Хохлов, Football.ua
Montolivo 6,5: Non trova molto spazio, ma quello che ottiene non lo sfrutta tutto sommato tanto male, benchè il ruolo di pseudo-trequartista cucitogli addosso ab imis da Prandelli non gli sia proprio congeniale. Rimane in ogni caso quel talento nostrano sempre in attesa di esplodere, e che non esplode mai. L’assist a Balotelli con la Germania è ovviamente il ricordo da incorniciare di questa esperienza polacco-ucraina, comunque nemmeno troppo esaltante.
 
 
 
 
 
 
Fonte immagine: Илья Хохлов, Football.ua
Nocerino 6: Mezza Italia diceva che meritasse molte più chance, invece la furia rossonera si è dovuta accontentare praticamente della sola parte conclusiva del match contro l’Inghilterra, nella quale ha cominciato a far chiedere all’altra metà d’Italia perchè non fosse sfruttato di più. Comunque interessante il suo minutaggio, e bello pieno: un goal annullato, un goal sfiorato, un rigore fondamentale realizzato. Abbiamo già detto che meritasse più chance?
 
 
 
 
 
 
 
Fonte immagine: Илья Хохлов, Football.ua
Cassano 6+: L’anima pia della Nazionale. L’ha cercata per tanti anni e togliergliela proprio adesso, solo perchè in condizioni imperfette, sembrava uno sfregio. Fatto sta che la sua mano l’abbia data eccome, catalizzando la corsa ai quarti della band “prandelliana”, della quale è assurto da subito a simbolo incontrastato rappresentandone l’archetipo per eccellenza. Alle immancabili idee, però, non sempre sono seguiti i fatti, eccezion fatta per il pregevole assist che ha riacceso Balotelli contro la Germania, che non doveva perdere, non doveva perdere, non doveva perdere, ed alla fine si è fatta infilare dai due che da giorni erano sul patibolo mediatico internazionale.
 
 
Fonte immagine: Илья Хохлов, Football.ua
Balotelli 7,5: Ha seguito pedissequamente i dettami tattici del ct per sentirsi dire ogni volta che non servisse a nulla. L’unico che ha retto e poteva reggere fisicamente il confronto globale con gli inglesi, a vantaggio di tutti, messo in croce per un’occasione e mezza fallita. La vera grande pecca risiede nella disattenzione con la Spagna nella prima partita; vincendola, forse, il cammino degli azzurri sarebbe stato diverso, e magari almeno con i “campeones” i crucchi sarebbero riusciti a vendicarsi, visto che con noi proprio non ce la fanno, anche grazie allo stesso Balotelli che finalmente ha potuto vivere la serata che sognava da una vita. Presente e futuro. E poteva essere anche passato. Sicuramente non sarà “Pallone d’oro”. Nemmeno lui. Bastano due goal alla Germania per vincerlo?
 
Fonte immagine: Илья Хохлов, Football.ua
Di Natale 6,5: La rivincita di un’intera carriera in quel goal a Casillas, rivelatosi poi l’unico subito dalla Roja in tutto il torneo. A seguire, l’interpretazione sfuggente di un desolante ruolo di gregario di lusso, affibbiato all’unico che sapeva cosa significasse cercare la profondità. Eppure, anche senza di lui per buona parte della competizione, l’Italia è arrivata in finale. Probabilmente è per questo che Prandelli ha commesso l’errore di non schierarlo dall’inizio nell’atto conclusivo di Kiev, dove si è consumata l’ultima delusione di una bella e travagliata carriera.
 
Fonte immagine: Илья Хохлов, Football.ua
Diamanti 7: Il jolly azzurro, l’asso nella manica. Quello che cacci fuori perchè hai voglia di sorprendere. Diamanti, “Alino” per gli amici, i sostenitori e gli ex detrattori, entra in scena nel finale di Italia-Irlanda e sciorina fantasia quanto basta da riproporla contro Inghilterra e Germania. Il rigore decisivo battuto ai quarti costituisce quasi un premio alla carriera per lui, partito da Prato, senza che lo conoscesse nessuno, ed arrivato a Bologna, senza che lo conosca nessuno.
 
Fonte immagine: Ximasa
Giovinco s.v.: Un suggerimento delizioso per Di Natale nell’esordio a Danzica, poi chi s’è visto s’è visto. Fa in tempo a calcare il terreno di Poznan contro la Croazia per finire poi nel cassetto con Giaccherini, tanto anche in due c’entrano benissimo. Per la serie “Ritenta, sarai più sfortunato”. Formica anonima.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Fonte immagine: Roberto Vicario
Prandelli ?: Tutto bene, tutto bello, poi sul finale “il secondo Lippi” si impadronisce dei lui, forse per paura di non essere più ricordato come l’unico vincitore del terzo millennio, forse per il terrore di vedere quello sfacciato di Cassano godere alla faccia sua. Prandelli stupisce tutti con cambi di modulo repentini, in un turbinio di scelte tattiche caratterizzato dall’ambiguità di tanti e dal sacrificio di pochi. Ma anche dal successo di tutti. Ad un passo dal sogno, però, sbaglia oggettivamente qualcosa, e vede sfracellarsi in lampi di drasticità e miseria l’utopia, già tale, che sarebbe rimasta tale comunque di fronte alla squadra più forte del mondo. Diamo a Cesare quel che è di Cesare.

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