Ballotta a 50 anni gioca ancora e…non vuole smettere

Un highlander del calcio italiano. E mondiale. Marco Ballotta, 50 anni compiuti il 3 aprile 1964, si racconta in un’intervista al portale gianlucadimarzio.com (a cura di Luca Valentinotti) in cui si parla del suo periodo alla Lazio e del futuro…da calciatore.

Marco Ballotta ai tempi della Lazio fonte foto: Wikipedia - Florian K
Marco Ballotta ai tempi della Lazio fonte foto: Wikipedia – Florian K

Ebbene sì, perché Marco Ballotta gioca ancora. Di seguito l’intervista completa:

Più di trent’anni di carriera alle spalle. Quale squadra ti è rimasta più nel cuore?
“Ho dei bei ricordi per tutte le piazze: Modena, Brescia, Parma… Ma indubbiamente la Lazio, con i trofei vinti, mi ha lasciato quelli migliori”.

A cosa può  puntare la Lazio?
“Era partita male solo a livello di risultati, ma le prestazioni c’erano. Adesso la squadra sta bene e per me può arrivare lontano. Dietro a Juventus e Roma non vedo una squadra che si possa imporre, c’è molto equilibrio. La Lazio può inserirsi senza problemi. Se il rendimento rimane costante, qualificarsi alla Champions non è utopia”.

Eriksson e lo Scudetto del 2000: quale fu il segreto?
“L’ottima gestione del mister. C’erano giocatori di grande qualità, ma anche quelli che trovavano meno spazio si mettevano a disposizione senza creare problemi. E quando toccava a loro si facevano trovare pronti. Questo non è sempre facile ed è stata un’arma determinante. Forse quella Lazio poteva vincere anche di più, specie in Europa”.

In quella squadra c’erano anche Simeone e Mancini. Ti saresti aspettato una loro carriera vincente anche da allenatori?
“Per Mancini era prevedibile. Anche quando giocava si comportava come un allenatore, sia in campo che fuori. Simeone invece non me lo aspettavo. Indubbiamente era un calciatore che dava tutto, ma sono rimasto meravigliato del suo successo a Madrid. L’Atletico è a sua immagine e somiglianza”.

Hai tantissimi record: quale ti gratifica di più?
“Al Modena negli anni novanta abbiamo subito solo 9 gol in campionato, ed è un record che dura tuttora. Inoltre la particolarità fu subire cinque reti in due partite: sono state tantissime le gare a porta imbattuta. Quello in Champions mi inorgoglisce, ma tengo soprattutto a quello di longevità in A, registrato nel 2005 in occasione di Lazio-Roma quando superai Zoff. È sempre stato il mio mito e poi me lo sono trovato anche come Presidente, fu una grandissima soddisfazione”.

Chi potrebbe batterti? Forse Buffon?
“I record sono fatti per essere battuti. Buffon è abituato a giocare ad altissimi livelli, sono convinto che quando inizierà a calare fisicamente si chiederà se smettere o meno. Dipenderà da lui: sicuramente è uno dei papabili a battere il record”.

Il ritiro nel 2008, la carica di dg a Modena e le dimissioni mesi dopo. Cosa non andò con il Presidente Amadei?
“Alla Lazio feci un ottimo anno e forse avrei potuto anche continuare. Però avevo 44 anni e giocare in Serie A fino a quell’età è stata una grandissima soddisfazione. A Modena non furono rispettati gli accordi presi. I piani per il futuro non erano quelli preventivati. Non c’erano più idee comuni, era meglio lasciarsi”.

Subito dopo torni a giocare per il Calcara Samoggia in Prima Categoria e t’inventi bomber…
“Mi è sempre piaciuta l’idea giocare in attacco. Dopo una lunga carriera in A come portiere non aveva senso mettersi subito a farlo  nei dilettanti. Avevo bisogno di cambiare ruolo per tenere alte le motivazioni. Nella prima stagione segnai anche tanto (24 gol). In questi anni tra Calcara Samoggia e San Cesario ho variato tra portiere e attaccante in base alle esigenze della squadra”.

Ora il Castelvetro in Eccellenza, ancora in porta. La voglia è intatta a 50 anni?
“Inizialmente dovevo ricoprire il ruolo di preparatore dei portieri, ma per necessità sono di nuovo in campo. Contemporaneamente seguo i portieri del settore giovanile. Con il tempo gli anni si fanno sentire, ma fisicamente sto bene e la voglia di giocare è intatta”.

In futuro?
“Finché mi diverto e sto bene fisicamente vorrei continuare, poi vedremo come andrà il campionato. Tornare a fare l’attaccante? Alla fine è l’allenatore che decide, comunque io sono sempre a disposizione, se c’è la necessità io non mi tiro certo indietro.”

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Raffaele Zanfardino

Direttore responsabile della testata.

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