Criscitiello: ecco i numeri che stanno facendo fallire il calcio italiano

Questa volta non facciamo commenti né vogliamo parlare dei soliti errori arbitrali. Non entriamo nel merito del mercato ma, dopo quasi un mese di lavoro, rendiamo pubblico un quadro generale del calcio italiano che fa rabbrividire gli esperti di economia e gli appassionati di questo sport. Tutti i dati ci sono stati resi in maniera ufficiale dalla Federazione Italiana Gioco Calcio che ringraziamo per questo libro di informazioni. Noi riportiamo, voi trarrete le conclusioni.

Fonte: Danilo Rossetti
Fonte: Danilo Rossetti

Il sistema non si regge più sui ricavi dei diritti televisivi, la percentuale del guadagno sulle plusvalenze (ovvero il mercato) è in netta crescita, ma il vero tallone d’Achille resta lo stadio. La Germania ci fa a pezzi, l’Inghilterra produce, l’Italia è ferma senza potenzialità di crescita da qui al 2016.
I settori giovanili stanno andando in fumo, con loro tutti i nostri ragazzi che sognano di dare un calcio ad un pallone per una vita intera. Gli stranieri in Italia crescono anno dopo anno. I dati, relativi alla stagione 2011-2012, evidenziano un aumento del 6,4% dei tesseramenti di stranieri nel nostro Paese. Il primo tesseramento per uno straniero in Italia ha subìto un aumento del 23,2%, arrivando addiruttura a 34.868 stranieri nei nostri settori giovanili. Non è questo un problema, certo, ma una traccia da seguire per capire come mai abbiamo sempre meno italiani competitivi. I minorenni arrivano da tutto il mondo ma continuiamo ad attingere molto dall’Europa (4.805), dall’Africa (3.097) ed i sudamericani minorenni (798) non ci attraggono più di tanto. Preferiamo prenderli dal Sudamerica già maturi, tra i 19 e i 23 anni.
Prendendo in esame il bilancio di 547 società professionistiche, nell’arco di tempo 2007-2012, emergono conti e percentuali che non possiamo più né sopportare né supportare. Il botteghino dello stadio perde ogni anno di più, in calo anche rispetto al 2010-2011: il guadagno medio è di 230 milioni di euro, -9,6%, e spaventa anche la perdita netta aggregata del calcio professionistico che evidenzia con 388 milioni un -9,9%. C’è un altro dato che spaventa: dalla stagione 2007-08 a quella 2011-12, il patrimionio netto dalla serie A alla seconda divisione di Lega Pro, si è abbassato da 460,5 mln a 287,4 mln e la perdita maggiore è causata proprio dalla serie A; da 402,9 mln a 208,5 mln. La Lega Pro fa registrare una pessima gestione, senza futuro. La prima divisione evidenzia un risultato netto aggregato, -388 milioni nel 2011-2012. E’ uno dei frutti di una Lega, quella di Macalli e Ghirelli, che questo week end ha festeggiato la 500^ iniziativa, contro l’abbandono dei cani, ma si è dimenticata dell’abbandono dei giovani calciatori. La regola degli Under ha ammazzato i calciatori, non i fenomeni ma quelli di medio livello, con i ’90 e ’91 che già vengono etichettati come “vecchi”, le società continuano a fallire e gli stipendi continuano a non essere pagati con regolarità. La media stipendi? Se un calciatore di Lega Pro, oggi, guadagna 2.000 euro al mese ha fatto bingo. I procuratori di calciatori di Lega Pro si sono estinti come i panda.
Tornando alla serie A, è di buon auspicio il +2% derivante dai diritti tv, anche se nel 2015 la storia cambierà con la rinegoziazione dei contratti con Sky e Mediaset Premium, ma soprattutto il buon lavoro è quello dei direttori sportivi che, con i loro acquisti e cessioni, fanno fare un bel balzo alle plusvalenze: 537 milioni di euro per un + 20,9%, dato in maggiore crescita. Ogni anno, in media, un club italiano perde 3,9 milioni (-9,9%).
Per non farvi andare in fumo il cervello con tutti questi numeri, aggiungiamo solo altri dati che riguardano gli stadi per far capire dove bisogna invertire la rotta. Sono 186 i milioni di euro che entrano dalla biglietteria (-10,5%)ed i tifosi non si abbonano più (-9,7%). Crescono solo gli sponsor ufficiali (+23,1%).
Riflessione: cosa serve per invertire il trend? Abolire i tornelli, agevolare l’ingresso agli stadi eliminando i biglietti nominativi, dividere i proventi dei diritti tv in base ai club che conquistano una migliore posizione in classifica e portano più gente allo stadio. Ovviamente costruirsi un impianto di proprietà o con diritto di superficie è la conditio sine qua non. Proviamo a fare e non a disfare. Questi numeri facciano riflettere. Noi lo abbiamo fatto e c’è venuta voglia di chiudere, in fretta,questo pezzo.

Fonte: editoriale di Michele Criscitiello per Tuttomercatoweb.

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