Esclusiva-Abodi: “Ribadisco che non mi candido alla presidenza della FIGC. La federazione ha bisogno di un nuovo modello sportivo”

FIGC, politica calcistica, Serie B, il declino del mondo del pallone tricolore e i giovani talenti che, puntualmente, faticano ad emergere: è un Andrea Abodi a tutto campo quello che si concede in esclusiva ai microfoni di Soccer Magazine.

Fonte immagine: inter.it
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Il Presidente della Lega di Serie B ha voluto fare luce sui alcuni rumors che lo vogliono come possibile candidato alla presidenza della Federcalcio e sulle strategie da attuare per ripartire dopo il disastro dell’Italia ai Mondiali 2014. Inoltre, Abodi ha rivelato qualche ‘chicca‘ in vista della prossima stagione del campionato cadetto e ha detto la sua sul possibile inserimento di ‘squadre B’ per cercare di far crescere e valorizzare i giovani talenti del calcio italiano, tema di cui se ne parla da tempo:

1) Alcuni rumors la vogliono come candidato alla presidenza della FIGC. Quali sono le vostre reali intenzioni?

“Nei giorni scorsi ho chiarito definitivamente che non sono candidato. All’inizio dello scorso anno ho preso un impegno con i 22 presidenti delle società di B che mi hanno rinnovato la fiducia e voglio portare a termine il mio compito. Ho ancora progetti da realizzare e obiettivi da raggiungere per completare il mio ciclo. Piuttosto mi auguro di poter contribuire, da presidente di Lega, alla costruzione della nuova Federazione”.

2) Secondo voi Tavecchio e Albertini sono adatti a questa carica?

“Credo che la Federazione abbia bisogno non solo di un Presidente, ma di una strategia, di un nuovo modello sportivo e della volontà dei suoi vertici di un deciso cambio di direzione. Poi, naturalmente, tutto cammina sulle gambe delle persone, quindi mi aspetto che i candidati dimostrino, anche sulla base della propria storia personale, di saper interpretare questa esigenza di chiarezza, concretezza e cambiamento con un programma che valuterò con le nostre società senza pregiudizi”.

3) Da cosa e da chi deve ripartire il calcio italiano dopo la disfatta  dei Mondiali brasiliani?     

“L’uscita al primo turno dei Mondiali è stata certamente un pagina amara, ma non rappresenta secondo me l’elemento più preoccupante di un’oggettiva involuzione del nostro calcio. Per ripartire nella giusta direzione bisogna fare un esame profondo e impietoso delle ragioni di questo declino, rimettendo al centro due elementi: la passione della gente e il progetto sportivo. La “ricostruzione” o la “ripartenza” che dir si voglia, rappresenta una opportunità emozionante per chi abbia capacità e voglia di dare al calcio italiano. Mi auguro non si sprechi questa occasione per piccole logiche di potere”.

4)Parliamo della Serie B, che già nella scorsa stagione ha regalato spettacolo ed emozioni. Quali sono le novità in vista della prossima stagione?

“Il format del Campionato e dei playoff saranno confermati, perché le novità rappresentano una necessità solo quando c’è qualcosa da migliorare. Piuttosto abbiamo bisogno di lavorare sulla qualità del gioco e dei nostri stadi, ma anche sulle iniziative dedicate ai nostri tifosi. Poi mi aspetto una più costante e stretta collaborazione, nel rispetto dei ruoli, tra giocatori, allenatori e arbitri e a questo proposito, piccola novità mutuata dal Mondiale, abbiamo chiesto per primi di far adottare ai direttori di gara nel nostro Campionato lo spray per posizionare il pallone e la barriera nel calcio di punizione”.

5) Sareste favorevole all’aggiunta delle cosiddette “squadre B” (basata sul modello spagnolo) nella serie cadetta o in quelle minori per far crescere i giovani del vivaio  

“In queste ultime stagioni la Serie B si è affermata come la vera cantera del calcio italiano. Nei nostri club tanti ragazzi di qualità hanno avuto modo di affermarsi, meritandosi di vestire la maglia delle Nazionali Azzurre. Vorremmo ulteriormente rafforzare questa vocazione, diventata la nostra missione sportiva, ma siamo pronti a parlare anche di seconde squadre nell’ambito di un progetto complessivo che riguardi la riforma dei campionati e la valorizzazione dei giovani italiani, troppo spesso mortificati da acquisti di colleghi extraeuropei, costosi finanziariamente e improduttivi sportivamente”.

 
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Olivio Daniele Maggio

Originario di Francavilla Fontana, città dell'entroterra brindisino. Laureato in Scienze della Comunicazione e cresciuto praticamente a pane e calcio, coltiva molte aspirazioni tra cui quella di diventare giornalista professionista, ruolo che oscilla su un filo che divide il lavoro e la passione.

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