Aubameyang, I wanna be Aubameyang

Una nazionalità poco sponsorizzata come quella africana non può essere un freno per la carriera di chi è figlio d’arte e porta in dote una carica d’entusiasmo rimasta inalterata in ogni paese d’Europa.

Aubameyang - Fonte immagine: Martin Thomas (Wikipedia.org)
Aubameyang –
Fonte immagine: Martin Thomas (Wikipedia.org)
Pierre-Emerick Aubameyang, di padre gabonese e madre spagnola, ma nato in Francia, può sostenere a ragione di essere nel fior fiore della sua vita calcistica dall’alto dei suoi 27 anni, già 4 tra le fila del Borussia Dortmund, con cui sussiste ormai un rapporto di vicendevoli fortune.
Le peculiarità di un talento del genere sono forse passate sottotraccia per troppo tempo, per buona pace anche del Milan, che ha avuto l’occasione di crescerlo nel suo vivaio. Mentre negli ultimi anni gli occhi di tutti erano distratti dai colpi di testa di Ibrahimovic e Lewandowski, oltre che dalle fotocopiate mirabilia di Messi e Ronaldo, in pochi infatti si sono resi conto delle stravaganze del centravanti del Saint-Étienne scelto per rinforzare le vespe vice-campioni d’Europa. Quando le peculiarità si sono tradotte anche in primati, però, la musica è stata destinata a cambiare.
All’esordio in Bundesliga fu già record: primo tiro in porta e goal, utile per confezionare poi una bella tripletta contro l’Augusta, divenendo il sesto giocatore della storia del campionato tedesco a portarsi il pallone a casa al debutto. Il primo poker, invece, è storia recente: 5 novembre 2016 contro l’Amburgo, finisce 2-5, ma nel quinto goal giallonero c’è comunque la sua firma con l’assist per Dembelé. E pensare che pochi giorni prima il più classico dei casi mediatici aveva avvolto la sua figura con una mancata convocazione in Champions, memorabile soprattutto per il look da investigatore privato col quale scelse di assistere in tribuna alla vittoria contro lo Sporting Lisbona; per affermare che il Napoli fosse all’orizzonte, però, bisognava voltarsi di spalle: lo stesso Pierre avrebbe dichiarato in quelle ore che i partenopei lo avevano sì cercato, ma due anni prima, senza che lui rientrasse nelle grazie tattiche di Benitez.
Scartato dallo spagnolo, snobbato dalla Francia (una sola presenza nell’Under 21 transalpina), dal 2009 Aubameyang ha scelto di rappresentare il Gabon esattamente come il padre e i fratelli, bruciando le tappe anche in questo caso con una rete alla prima presenza contro il Marocco, a nemmeno 20 anni. D’altronde, precorrere i tempi non è mai stato un problema per il ragazzone alto 1,87 e capace di superare i 30 metri anche più velocemente di Bolt (dato confermato nel 2013, ma tra qualche mese i due avranno modo di sfidarsi faccia a faccia). Se solo oggi il mondo si è accorto di lui, però, non è solo per i goal o per qualche statistica da guinness: dietro al ciuffo alla Neymar o alle scarpe di Swarowski si nasconde infatti il cucciolo di casa che a dispetto dei pochi risultati sui campi internazionali è felice anche solo quando torna nella sua Laval o quando può giocare con i suoi fratelli, come successo proprio al Milan, quando il padre, osservatore rossonero, riuscì a fargli giocare 7 partite condite da 7 goal, curiosamente insufficienti per garantirgli un futuro in Italia, che oggi lo rimpiange.
Già, perché quanto potrebbe valere oggi, Aubameyang? Quando tra un paio d’anni Ibrahimovic, Higuain & co. non saranno più in grado di fare notizia, sarà il gabonese a tenere banco in Europa, magari anche sul mercato. Oggi va così, all’ombra di Messi e Ronaldo per i tabellini, ma con un futuro da papabile Scarpa d’oro. Scritto già da oggi, che Aubameyang si tiene stretto il suo Gabon, semplicemente il Gabon, ma il suo, nella Coppa d’Africa, riuscendo nell’impresa di tenerlo a galla esclusivamente con i suoi goal, ancora più eroe tra le mura amiche. Oggi, chi non vorrebbe essere Aubameyang?