Che fine ha fatto… Darko Pancev, il cobra che si trasformò in ramarro?

C’è un mondo in cui le trasformazioni avvengono in maniera velocissima e repentina. Dalle stelle ti puoi ritrovare alle stalle, dai palcoscenici europei a quelli di provincia. C’è una realtà che ti cambia e ti modifica come nessun altra. Stiamo parlando del calcio, pentolone di storie di meteore e di grandi campioni. In cui la metamorfosi di un “cobra” in un “ramarro“, avviene nel giro di poche stagioni.

(C) Soccermagazine.it
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Tutti avevano capito che Darko Pancev era agile e letale come un serpente. I primi a puntarci furono i serbi della Stella Rossa che lo prelevarono dal Vardar, squadra macedone, dove l’attaccante aveva messo a segno 84 reti in 151 presenze. Pancev è il protagonista di quella squadra che all’inizio degli anni 90 sorprende tutti vincendo tutto: Coppa Campioni, campionati e Coppa Intercontinentale.
In tutto questo il “cobra” colleziona anche vittorie personali: è il migliore marcatore europeo nella stagione 1990-1991 con 34 gol, vince la Scarpa d’Oro, arriva secondo, dietro a Papin, per il Pallone d’Oro.
Tutti premi che non fanno che impreziosire il suo curriculum. Lo vogliono in molti, a spuntarla è l’Inter che mette sul piatto 14 miliardi alla Stella Rossa e un quadriennale per il giocatore. “Altrochè Papin, il Pallone d’Oro sono io” dirà al suo arrivo a Milano.
E gli inizi sembrano veramente promettenti: contro la Reggiana in Coppa Italia segna 5 reti tra andata e ritorno. Ma quando il campionato inizia, Pancev inizia la sua trasformazione. La prima rete arriva solamente a gennaio mentre l’anno successivo resterà addirittura a secco. Il tecnico nerazzurro Bagnoli inizia a preferirgli Schillaci. “Zenga, Bergomi e Ferri erano un problema. Costringevano Bagnoli, che era un debole, a far giocare Totò al posto mio“.
Per cercare di fermare il suo declino, l’Inter lo manda in prestito un anno al Lipsia. Tornerà con un bottino di sole 2 reti in 10 presenze. Stesso score che ripeterà nel suo ultimo anno in Italia.
Pancev, un tempo veloce, agile e letale, è diventato lento e prevedibile. Il cobra si è trasformato in ramarro.
E a niente serviranno le sue ultime due stagioni, una al Düsseldorf l’altra al Sion. La metamorfosi è completa. E se le sue ultime gesta nei campi di calcio non resteranno memorabili, lo faranno invece le sue parole: “Se io sbaglio, voi dire me brocco. Se van Basten cicca, voi scrivere van Basten sfortunato. Verità è che io ho occasione a partita perché gioco in Inter difensiva e van Basten ne ha 3, 4, 5 perché gioca in Milan offensivo. L’Inter è stato l’errore più grande della mia vita“.

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