Iachini: “Udinese, la parola d’ordine è ricostruire. A Palermo mi sono guadagnato la stima”

Dopo due anni a Palermo ed un addio burrascoso con il presidente Maurizio Zamparini, Beppe Iachini è ripartito da Udine. Una nuova avventura con il club friulano, reduce da un’annata negativa ed una salvezza arrivata in extremis.

Beppe Iachini. Fonte: www.cagliaricalcio.net
Beppe Iachini. Fonte: www.cagliaricalcio.net

L’inizio della nuova stagione è stato positivo, con l’Udinese che ha dimostrato un buon stato di forma già nelle prime uscite con avversari di livello. Intanto la dirigenza bianconera si è attivata sul mercato, portando in Friuli giocatori di valore assoluto come De Paul e Penaranda. Proprio quest’ultimo potrebbe essere un nuovo talento da lanciare per Iachini, che in passato ha avuto modo di far brillare Icardi e Dybala: “Pensa mettere insieme Dybala e Icardi – ammette Iachini alla Gazzetta dello Sport – ma la tecnica di Paulo e la sua voglia di migliorarsi ogni giorno è incredibile. Penaranda? Potenzialità indiscusse, attaccante di profondità. Ma deve capire dov’è finito. Non parla italiano e deve lavorare fisicamente”.

Vista la scorsa annata disastrosa, la parola d’ordine a Udine è ricostruire. Iachini ha già le idee chiare, sul modulo e sulla disposizione tattica: “Il 3-5-2 qui ha dato grandi risultati. E i giocatori sono adatti. Io l’ho usato a Brescia e Palermo, alla Samp facevo il 4-3-1-2, al Chievo 4-3-3. Qui si può provare pure un 3-4-2-1. Vedo che i ragazzi sono vogliosi e disponibili. La difesa base, Heurtaux-Danilo-Felipe, parte con un leggero vantaggio, poi ci sono altri giocatori importanti. Mischierò nelle amichevoli vecchi e nuovi. Sicuramente Jakto mi ha fatto una buona impressione, può fare l’esterno e l’interno. L’idea è tenere una linea difensiva più alta, sfruttare fasce e mezzali. Con me Rigoni ha fatto nove gol, Barreto e Chochev hanno segnato. Bisogna prendere in mano il gioco e arrivare più possibile vicini alla porta”.

Iachini, però, non dimentica i suoi due anni a Palermo, pieni di gioie nonostante l’addio burrascoso: “A Palermo penso di essermi guadagnato la stima col lavoro, i risultati e l’onestà. Sono arrivato in B con la squadra 13esima, abbiamo fatto una cavalcata trionfale fino in A e facendo un bel campionato. Ho valorizzato tanti giocatori. La promozione è il ricordo più bello. Ho lasciato tanti amici: una città che vive di passione. Zamparini? Non l’ho più sentito, anche se la stima per l’uomo è rimasta nonostante tutto. Tornare a lavorare per lui? Nel calcio non si può dire”.

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